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Monsignor Garza: «Ho raccontato io la storia del bimbo che ha commosso il Sinodo»

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Il bambino che ha spezzato l’ostia per darla ai suoi genitori divorziati risposati aveva studiato al catechismo “l’importanza di non tenere Gesù solo per se stessi ma di portarlo ai propri amici e alle proprie famiglie”. Così il vescovo messicano, mons. Alonso Gerardo Garza, della diocesi di Piedras Negras, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha motivato il gesto del bimbo verso i propri genitori. A raccontare la vicenda era stato nei giorni scorsi proprio mons. Garza durante i lavori del Sinodo. Una storia che ha commosso l’intera Assemblea sinodale.

“Durante le lezioni di catechismo – ha spiegato mons. Garza – erano rimaste impresse nel suo cuore e nella sua mente alcune cose: la prima è che Gesù è realmente presente nell’ostia in ogni sua parte anche piccola, la seconda è l’importanza di non tenere Gesù solo per se stessi ma di portarlo ai propri amici e alle proprie famiglie. Infine quando si parla di comunione nel catechismo si sottolinea che anche i genitori e i padrini devono avvicinarsi al sacramento della confessione e dell’eucarestia”.

“Nel bambino – ha proseguito il vescovo – erano molto chiari questi concetti che lo hanno spinto a compiere il gesto di dare un pezzo dell’ostia ai suoi genitori perchè vedeva che loro sono buoni, lo accompagnavano al catechismo, andavano tutti insieme a messa e non capiva perchè il sacerdote non poteva dargli l’ostia mentre a lui poteva farlo”.

Alla domanda su quale sia la soluzione auspicata dal vescovo per i divorziati risposati che frequentano la Chiesa mons. Garza ha risposto: “Dobbiamo avere chiari due aspetti: il teologico biblico e quello pastorale, che non sono in contrapposizione, come non lo sono la verità e la misericordia. Credo che dovremmo proporre un’armonizzazione tra i due aspetti affinchè un dono così grande che Cristo ci ha lasciato possa essere ricevuto da tutte le persone che si sforzano di vivere meglio la propria vita ma sarà il Santo Padre a prendere una decisione in merito come autorità della Chiesa. Però la nostra proposta è che queste coppie che vivono molto vicine a Dio e alla Chiesa percorrano un cammino penitenziale e che la Santa Sede possa dare ai vescovi delle linee direttrici per discernere in quali casi si può autorizzare questo percorso”.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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