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Quei dialoghi con Gesù che ispirarono i romanzi di Elena Bono

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Oggi la critica la rispolvera, ma negli anni Sessanta è stata "oscurata" per dei "no" a Pasolini e Visconti

C’è chi l’ha ribattezzata “la scrittrice di Dio”. Chi invece l’ha rispolverata solo recentemente, dopo la sua scomparsa nel febbraio 2014, perché negli anni sessanta, alcune sue scelte le hanno “tagliato le gambe”, e la sua penna non è mai esplosa come avrebbe meritato.

CRISTO E LA PASSIONE
Elena Bono è un’autrice molto apprezzata di poesie, drammi, romanzi. La sua ispirazione è profondamente religiosa, mettendo al centro la figura di Cristo e della sua passione, ma nonostante questo – che comincia ad essere una specie di marchio di infamia per il panorama culturale dominato allora dalla sinistra – continua a mietere consensi (Il Timone, 19 ottobre).

UNA SCRITTRICE “MISTICA”
La letteratura, per lei, era qualcosa che capitava, era la percezione autentica della realtà alla quale si può accedere solo guardando con gli occhi chiusi. O, se si preferisce, abbandonandosi misticamente a Dio e alla sua grazia (Avvenire, 26 febbraio 2015).

“SENTO DELLE VOCI”
Alle domande sul mistero dell’ispirazione che ha dato origine alle sue opere rispose a L’Osservatore Romano (25 febbraio, 2014), paragonandosi in modo scherzoso a Giovanna d’Arco: «Che cosa ho visto per dar vita a un’arte così? Ho ascoltato delle voci parlare e ho scritto di conseguenza. Ho obbedito a un dono proveniente dall’esterno di me stessa, dal Creatore di tutte le cose».
GESU’ FLAGELLATO
Un esempio pratica di questa sua ispirazione così mistica lo ricordava Avvenire (28 febbraio 2014). «Una notte che ero molto malata – disse Bono – im­provvisamente, aprii gli occhi e vidi di spalle una figura umana. Pensai sgo­menta: hanno fatto del male a que­st’Uomo…Lo riconobbi: era Gesù fla­gellato. Il suo volto raccoglieva tutto il dolore del mondo. Da quello sguardo è scaturita “La Morte di Adamo”», uno dei suoi racconti più celebri.

IL “NO” A PASOLINI
Della sua opera si appassiona persino PierPaolo Pasolini, che comincia a «corteggiarla» assiduamente per far nascere un film dal suo racconto “La testa del Profeta“. Ma lei, racconta ancora Il Timone, con grande scandalo generale, dice di “no” al genio in ascesa. «A Pasolini non perdonavo che lui, che aveva avuto un fratello ucciso dalla brigata Osoppo, facesse il comunista», spiega, e tornerà a raccontare molti anni dopo.

“OGNUNO PER LA SUA STRADA”
E poi, osserva ancora Bono, non era il caso di celebrare quelle strane «nozze mistiche», nel senso che tra la sua poetica e quella pasoliniana esisteva una distanza praticamente incolmabile. «Mi pare che ognuno debba andare, quindi ognuno vada per la sua strada…», la sua sentenza nei confronti di Pasolini.

“LINEA DURA” CON VISCONTI
Stessa proposta arriva da parte di Luchino Visconti, ma anche in questo caso non se ne fa nulla, con motivazioni più o meno simili. Ma da quest’altro «gran rifiuto» si generò una sorta di ostracismo, di lenta discesa nel silenzio, un oblio di dimenticanza in cui la Bono fu avvolta per i decenni a venire.

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