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Suburra, uno sguardo senza filtri sul male

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 18/10/15

Un film potente e crudo sui mali di Roma, metafora del paese, dove criminalità, affari e politica si cercano e si confondono

Una città bagnata da una pioggia battente che fa saltare i tombini e riemergere quello che si tentava di eliminare. E’ in questa metafora che si riassume il film Suburra, da poco nelle sale, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, quest’ultimo già autore di Romanzo Criminale di cui questo film – in termini di vicende – è una sorta di ideale continuazione.

Una Roma sguaiata, violata dal malaffare politico, economico e criminale. Mondi apparentemente distanti uniti da sesso, droga e soldi facili, intaccati da una decadenza morale e dalla collusione di poteri che innestandosi sulla vita civile sbranano la città pezzo a pezzo. Quello che mesi fa le indagini su Mafia Capitale hanno portato alla luce era già anticipato nel romanzo (Avvenire, 10 ottobre).

Le vicende del film si potrebbero – più o meno – sintetizzare invitando i lettori a leggere la cronaca nera e quella politica degli ultimi quattro anni in maniera sinottica. Mafia Capitale per l’appunto, ma non solo, perché sarebbe riduttivo e perché le indagini in corso a Roma su Atac e Metro C ci raccontano di illeciti potenzialmente ben superiori a quelli di Buzzi e Carminati. Cento volte tanto in termini di dimensione economica dello scandalo. E sebbene Roma si presti per la sua concentrazione di poteri e di contiguità tra i poteri, chissà quante altre opere e grandi opere sono state e sono oggetto di scambi di favori, di illegalità, di immoralità nel resto d’Italia?

Scena Suburra 2
01 Distribution
“[…] vedo questo film e penso ai momenti immediatamente posteriori all’uscita del fascicolo Mafia Capitale. Come abbiamo fatto a non accorgercene? Le esecuzioni in strada, persino a Prati [quartiere romano a due passi dal Vaticano, ndr], c’erano. Gli arresti per racket e sfruttamento della prostituzione, pure, così come la malapolitica, quartieri sotto il giogo della criminalità organizzata o appalti per lo meno sospetti. C’era persino il libro, Suburra [2013, ndr], scritto da un cronista e da un magistrato, non da due romanzieri fantasy. Bastava leggere quelle pagine o la cronaca, invece che fermarsi sempre e solo ai retroscena politici. Era sufficiente unire i puntini, ma noi [intesi come classe politica ] guardavamo altrove”

A parlare è il Presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini, intervistato da Giornalettismosul film Suburra e sui recenti eventi politici romani, dalle dimissioni di Marino fino appunto agli illeciti emersi anche grazie al sindaco dem appena uscito di scena.

E’ illuminante al riguardo, questo brano di una recente intervista al giornalista di Repubblica Carlo Bonini sull’Unità:

«Il libro è stato pensato e scritto nel 2012, quindi la gestazione è addirittura di un anno prima. In quel periodo mi ero occupato a lungo di vicende che incrociavano alcuni episodi di piccola, media e grande corruzione che avevano Roma come “set”. E in tutte queste vicende, in un modo apparentemente casuale, comparivano una serie di personaggi, a parte Carminati, che appartenevano al mondo della destra extraparlamentare, e questo avvicendarsi era ricorrente e talmente singolare che ho cominciato a ragionare su cosa significasse. A questo, si sommavano una serie di indicazioni che, facendo il mestiere che faccio, mi arrivavano: la centralità in alcuni quartieri di realtà criminali, la forza di certe intimidazioni che si erano andate strutturando, la situazione di Ostia. Poi succede che una sera andando via dal giornale, incrocio in ascensore un poligrafico che mi vuole raccontare la storia di suo nipote. Il ragazzo, una sera a Corso Francia per aver urtato con il motorino lo specchietto di una macchina, viene assalito, intimidito, fatto inginocchiare dai due conducenti che alla fine gli raccomandano di fare attenzione perché “noi stiamo col cecato”. Un episodio che può sembrare di normale sopraffazione ma che ti fa capire che è evidente che c’è qualcosa che sta succedendo in città. A quel punto agganciai una mia vecchia fonte della destra romana che conoscevo da tempo e cominciai a farmi raccontare» (Unità, 17 ottobre) .

Ma per capire quanto questo noir così intenso – eccessivo a tratti, quasi ipertrofico per la violenza e il degrado che vuole rappresentare – sia pericolosamente vicino alla realtà basta pensare alla cronaca, anche recentissima, anche quella “mondana”, come quando Francesco Spada – dell’omonimo clan di Ostia – si fa ritrarre insieme ad Amendola e Favino, entrambi membri del cast, ad una prima. A loro il film sarà parso quasi un omaggio a chi detiene, davvero, il potere nella Capitale, chissà. Un po’ come quest’estate i Casamonica organizzavano un funerale show per il loro patriarca.

Non manca nel film – come nel romanzo – un riferimento tanto alla Chiesa dei conti segreti allo IOR quanto alla finanza internazionale pronta a speculare e per nulla impensierita dai metodi banditeschi con cui alla fine, l’affare si farà. Corruzione, intimidazione, violenza sono tutte variabili messe in conto. E’ fiction, non un documentario, ma non vuol dire che non sia vero, proprio perché verosimile.

Scena di Suburra 1
01 Distribution

Tutto questo per dire cosa? Suburra è un film/romanzo di educazione civica? No. Non è nemmeno, per fortuna, una lezioncina di moralismo. E’ un racconto sulla realtà, un racconto sulla violenza, sulla menzogna, sull’abuso, sulla morte, sulla corruzione politica, etica e morale. E’ un bagno di realismo e sebbene a volte una verità schiaffata in faccia in questo modo possa risultare perfino anestetizzante, se affrontata con consapevolezza e alla luce del Vangelo, può risultare una formidabile lezione su quanto manchi – oggi – una classe dirigente (politica, economica, intellettuale) all’altezza della sfida dei tempi, all’altezza della sfida che Cristo ci propone nel servizio verso gli altri e non verso noi stessi.

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mafia capitalerecensioni film
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