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Il Sinodo dei vescovi si rivoluziona?

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Gian Franco Svidercoschi - Aleteia - pubblicato il 15/10/15


Il secondo interrogativo scaturiva inevitabilmente dalla natura stessa del Sinodo. Non era certo un “piccolo Concilio”, come alcuni vescovi cercarono di accreditarlo, forzando il senso del motu proprio. Ma, avendo un carattere semplicemente consultivo, poteva considerarsi effettivamente una forma collegiale di esercizio della suprema potestà nella Chiesa? Nell’assemblea sinodale del 1969, il patriarca dei Maroniti, P. P. Meouchi, fu durissimo. “…La sola voce consultiva riduce il vescovo alla stregua di un qualsiasi teologo o esperto laico, privandolo di un modo concreto e reale di esprimere la sollecitudine pastorale che gli deriva in forza della consacrazione”.

Ma, nella pratica, è stato davvero così? A parte il fatto che, se il funzionamento del Sinodo è stato spesso incerto o anche macchinoso, ciò dipendeva piuttosto dalle carenze stesse di una collegialità mai completamente accettata, mai profondamente vissuta, né dall’episcopato né da Roma; a parte questo, si può affermare onestamente che la natura consultiva del nuovo organismo ne abbia limitato l’influsso sulle decisioni dei Pontefici e, quindi, sulla vita e la missione della Chiesa?

Le conclusioni del Sinodo del 1974 sono sfociate in quel magistrale documento pastorale di Paolo VI che è statal’esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi”. Il Sinodo del 1985 ha portato alla luce i tanti ritardi nella attuazione dei documenti conciliari. Il Sinodo del 1991 ha rappresentato, dopo la caduta del Muro, il momento della riconciliazione e della ritrovata unità fra le due Europe. E poi ci sono stati i Sinodi che hanno proposto all’attenzione della Chiesa universale le situazioni e i problemi dei vari continenti; e i Sinodi che hanno approfondito alcune questioni più urgenti, dalla catechesi alla nuova evangelizzazione, dalle tematiche riguardanti sacerdoti e religiosi al ruolo dei laici. E niente, di tutto questo, è finito nei cassetti del dimenticatoio; ma si è tradotto – più o meno bene – in linfa vitale per la comunità cristiana.

Questa è la storia passata. Ma adesso c’è una nuova storia che si spalanca sull’orizzonte ecclesiale. Il duplice Sinodo sulla famiglia ha segnato una svolta sul piano del funzionamento, del metodo di dibattito (il nuovo metodo, appunto, criticato dai tredici cardinali firmatari della “lettera”) e, questo soprattutto, per la consultazione che è stata aperta all’intero corpo dei fedeli laici. Ed è una svolta che potrebbe non fermarsi qui, essere il preludio a un cambiamento strutturale del Sinodo. Per farlo diventare – come ha detto il suo segretario generale, il cardinale Lorenzo Baldisseri, riferendo il pensiero di papa Francesco – “una modalità centrale nel cammino di tutta la Chiesa a tutti i livelli, non solo della gerarchia ma di tutto il popolo di Dio…”.

Fosse davvero così, sarebbe già una mezza rivoluzione.

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concilio vaticano iisinodo sulla famiglia
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