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Il segreto per stare insieme 50 anni…

© oneinchpunch/SHUTTERSTOCK
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Le riflessioni su Mamma e Papà...

di Andrea Piccolo

Mamma

Ero andato a trovare i miei genitori e avevo passato la giornata da loro. Ero lì senza il resto della famiglia perché dovevo aiutarli in alcune commissioni e piccoli lavori in casa dove, per l’età, non riescono più ad essere completamente autonomi. Nel pomeriggio, al momento di ripartire, quando già avevo raccolto i sacchetti – pieni di cibo per lo più – di cui sempre mi caricano quando vado a trovarli, per quanto possa essere stata recente la mia ultima visita, ho baciato mia madre per salutarla. Lei ha indugiato in quel saluto, teneramente mi ha stretto il volto tra le sue mani trattenendolo, mentre fissandomi intensamente continuava a ripetermi «Grazie che sei venuto a trovarci, grazie che sei venuto a trovarci».

Mi accarezzava teneramente le guance poi, all’improvviso, come se un pensiero meno lieto avesse catturato la sua attenzione, un’ombra le ha attraversato la fronte, il sorriso si è rabbuiato e ha aggiunto, sempre guardandomi intensamente e con un accenno di tristezza nel tono e negli occhi: «Ma poi non ci vediamo più». Una pausa. Io continuavo a sorridere guardandola, mentre cercavo di capire se si stesse riferendo alla mia imminente partenza. Ma il suo pensiero era un altro e ha ripreso: «Poi non ci vediamo più». Continuava a tenere la mia testa tra le sue mani carezzanti mentre spiegava: «Come faccio poi, che da lassù posso soltanto guardarti?».

Chissà quanto era consapevole delle profondità teologiche e delle vette di contemplazione mistica racchiuse nella sua domanda, dei due millenni di riflessioni filosofiche sulla natura spirituale e corporea dell’uomo. Le ho sorriso con la dolcezza di cui ero capace e le ho risposto: «Ma poi ci rivediamo di nuovo». Il suo sguardo si è riempito di felicità mentre intensificava le carezze esclamando «Che bello! Che bello che poi ci ritroviamo!».

L’ho baciata ancora mentre la memoria mi riportava gli anni trascorsi in quella casa, l’infanzia con le sue magie, il disincanto, le incomprensioni e le ferite, i conflitti dell’adolescenza, le ribellioni, i momenti lieti e tristi, l’incontro e la crisi della fede, la vocazione; e ovunque, come un filo segreto che unisce un giorno all’altro, che guida attraverso un dedalo, il focolare; sempre accogliente e sicuro rifugio. Mentre scendevo le scale per tornare all’altro focolare, una preghiera saliva: Che bella vita mi hai donato, mamma.

 

Papà

Ci sono uomini che sembrano nati per socializzare dal barbiere ed altri che parlano volentieri al bar. Mia moglie aggiungerebbe che ci sono anche io, nato orso per non parlare mai, ma questa è un’altra storia. Mio padre fa sicuramente parte di quella categoria che apprezza le chiacchiere da bar. Non che ci vada per trascorrere le giornate, ma col caffè del mattino non disdegna prendersi anche il tempo per leggere il giornale, commentando le notizie con chi è dietro il banco e gli avventori occasionalmente interessati al dibattito. Non molto tempo fa, consumando il consueto caffè prima del lavoro, nelle chiacchiere con una giovane barista, in qualche modo, salta fuori che i miei genitori avevano compiuto cinquant’anni di matrimonio. A quella notizia la ragazza ha esclamato tra il sorpreso e l’incredulo:

– Cinquant’anni!! Ma non è possibile! Come avete fatto lei e sua moglie a stare insieme cinquanta anni ?!?

– Domani lavori? Sei qui? Ha chiesto di rimando mio padre.

– Si…

– Allora domani vengo a prendere il caffè di nuovo qui, e ti faccio vedere come si fa.

Quel giorno mio padre ha staccato dal muro dietro la cassa alcune foto che tiene in negozio, poi a casa, la sera, ne ha scelte altre da un cassetto del mobile del salone, un mobile che da sempre raccoglie una serie di ricordi incredibilmente eterogenei, tra cui le foto di famiglia. La mattina dopo è uscito col sottile plico e andando a lavorare è passato dal bar dove aveva promesso di tornare. Salutato e ordinato il caffè, invece di sfogliare il giornale ha appoggiato le foto sul bancone dicendo alla ragazza che serviva:

– Mi chiedevi come si fa a stare insieme cinquant’anni. Ecco come si fa. Intanto allargava le foto che ritraevano me e mia sorella bambini, mia sorella col velo il giorno dei voti, il mio matrimonio, i quattro nipotini ripresi in vari momenti dei diciotto anni da che era nonno.

–   Visto come? Si fanno queste cose qui! E poi, a furia di litigare di può stare insieme una vita.

 

QUI L’ORIGINALE

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