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Concilio Vaticano II, ecco il «Diario» del segretario generale Felici

Wikipedia/Lothar Wolleh/Creative Commons
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Un volume di quasi seicento pagine pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana

È un volume di quasi seicento pagine pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana: «Il “Diario” conciliare di Mons. Pericle Felici, Segretario generale del Concilio Ecumenico Vaticano II» (L.E.V. pp. 589) di Vincenzo Carbone, curato dall’arcivescovo Agostino Marchetto. Un volume che aiuta a rileggere la storia del Concilio Ecumenico Vaticano II attraverso la figura chiave del suo segretario generale Pericle Felici (1911-1982). Quest’ultimo, cardinale dal 1967, aveva affidato al suo collaboratore monsignor Carbone, in caso di morte improvvisa, i suoi «segreti», indicandogli il «nascondiglio» che per essi aveva escogitato: il fondo di un inginocchiatoio, chiuso nella parte inferiore. E così infatti Carbone li trovò e cominciò a studiarne il contenuto. Il libro vede la luce un anno e mezzo dopo la scomparsa del prelato, per tantissimi anni incaricato dell’Archivio del Concilio Vaticano II.

Monsignor Marchetto ha presentato l’opera da lui curata con un’intervista pubblicata su «Editoria Vaticana». Se Felici «non avesse affrontato con perseveranza, a fine giornata, la scrittura del suo Diario, ci mancherebbe questa bella storia di un’amicizia con Dio in Cristo, nello Spirito Santo, e allo stesso tempo di vicende sinodali vissute dal di dentro, in un posto di straordinario servizio e di visione complessiva delle cose». Una raccolta che riunisce gli scritti del segretario generale del Concilio e «permette di conoscere finalmente, dopo 50 anni dalla chiusura del Concilio, una fonte per me decisiva, sebbene non ufficiale, che acquista un posto particolarissimo di rilievo fra i molti Diari finora pubblicati».

Felici, spiega Marchetto, ebbe un ruolo chiave nel Concilio, «la lettura del suo “Diario” poi ce lo conferma ampiamente suscitando meraviglia per la vastità, laboriosità, profondità e delicatezza del suo impegno. Da ciò l’importanza della funzione e il suo contributo nella soluzione delle questioni, sempre secondo l’indirizzo papale… Ricorderò soltanto la sua proposta che la direzione del magno Sinodo fosse affidata a 4 o 5 Eminentissimi, il suo schierarsi per la questione famosa dei quesiti circa la collegialità e il diaconato da sottoporre ai Padri, con la distruzione delle prime schede preparate dai Moderatori. Inoltre tutto il prodigarsi per una collegialità che non ferisse il Primato del Successore di Pietro».

Ancora, «per quanto riguarda la questione della condanna del comunismo e del relativo ricorso di Mons. Carli, è la proposta di soluzione del Segretario generale a essere accettata dal Pontefice e da tutti. Significativo è pure quanto Felici suggerisce a Paolo VI, il 05/05/1965, cioè di “lasciare gli organi direttivi del Concilio già come sono; solo si dovrebbe raccomandare ai Moderatori di essere veramente tali; non dovrebbero prendere posizione per questa o quell’altra tendenza, né esprimere opinioni personali. E il Santo Padre è d’accordo; è il suo pensiero”».

Dal «Diario», afferma Marchetto, «emerge chiarissima la soddisfazione di Papa Giovanni per il lavoro di preparazione al Concilio compiuto dal Segretariato guidato da Mons. Felici.

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