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Le famiglie cristiane in Medio Oriente “dimenticate” e “tradite” da Obama

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Diane Montagna - Aleteia - pubblicato il 12/10/15

Il patriarca della Chiesa siro-cattolica parla ai giornalisti in occasione del Sinodo sulla Famiglia

Le famiglie cristiane in Medio Oriente sono state “dimenticate” e “tradite” dall’Amministrazione Obama e da altri Governi occidentali, ha detto il patriarca della Chiesa siro-cattolica ai giornalisti giovedì 8 ottobre, quarto giorno del Sinodo sulla Famiglia, in svolgimento in Vaticano fino al 25 ottobre.

L’arcivescovo Charles Gabriel Palmer-Buckle di Accra (Ghana) e Ignatius Ephrem Joseph III Younan, patriarca della Chiesa siro-cattolica, erano a disposizione dei giornalisti per rispondere alle loro domande.

Africa

L’arcivescovo Palmer-Buckle ha iniziato sottolineando che la Chiesa in Africa è quella che attualmente sperimenta la crescita più rapida nella Chiesa cattolica. Composta da 8 conferenze regionali dalla parte settentrionale a quella meridionale del continente, con 37 Conferenze Episcopali diverse, la Chiesa in Africa ha tre lingue ufficiali: inglese, francese e portoghese, anche se viene usato anche l’arabo.

L’Africa sta “bloccando” il Sinodo?

All’incontro, un giornalista irlandese ha chiesto all’arcivescovo Palmer-Buckle se l’Africa “sta bloccando le cose” in termini di pratica pastorale nei confronti degli omosessuali e nel permettere ai divorziati risposati di ricevere la Comunione. “Non è una missione impossibile arrivare a un accordo su questioni come queste alla fine del vostro lavoro?”, gli è stato chiesto.

Sarebbe difficile per chiunque dire che l’Africa sta bloccando qualcosa”, ha replicato il presule. “L’Africa è qui per dire cosa prova sulle questioni relative alle pratiche pastorali della Chiesa”.

Il tema del Sinodo è ‘la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo’. Ci siamo incontrati e abbiamo studiato l’Instrumentum Laboris, e siamo qui per condividere i nostri punti di vista. Nel caso in cui qualcuno pensasse che l’Africa stia bloccando qualcosa, penso che l’Africa stia solo proponendo ciò che prova in modo molto forte al riguardo. Siamo concentrati sulla vocazione e sulla missione della famiglia”.

Sottolineando quanto papa Francesco ha detto ai padri sinodali, per la quale la dottrina non verrà toccata, l’arcivescovo ha dichiarato che “le questioni dottrinali restano quelle che sono, e noi [vescovi africani] le sosteniamo, sosteniamo l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, sulla famiglia e sulla Santa Comunione”.

Non siamo qui per bloccare nessuno. Siamo qui per condividere ciò a cui diamo valore”.

Il Sinodo è troppo occidentale?

Interpellato sull’ipotesi che il Sinodo sia troppo occidentale nella sua prospettiva, l’arcivescovo ha affermato: “A volte ciò che ci rattrista in Africa è il fatto che tutto ciò che è buono in Africa non lo è abbastanza per i media europei. La gente ama solo le cattive notizie”.

Quando diciamo qualcosa, quando contribuiamo in modo positivo, viene a malapena riportato”, ha lamentato.

L’arcivescovo ghanese ha scartato l’idea che il Sinodo sia troppo occidentale, notando che i vescovi africani stanno offrendo contributi importanti alla discussione.

Crediamo in una Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Credo che la Chiesa sia la stessa ovunque, e quindi se qualcosa interessa la Chiesa in Europa interessa anche noi in Africa, e se qualcosa interessa la Chiesa in Africa interessa la Chiesa in Asia”.

Posso assicurarvi che non pensiamo che le questioni che stiamo trattando siano solo europee. Sono questioni che riguardano l’intera Chiesa cattolica”.

Il Medio Oriente

Se la Chiesa in Africa sta crescendo, “stiamo sperimentando una diminuzione della forza della Chiesa cattolica” in Medio Oriente, ha detto il patriarca Younan della Siria.

È per questo che siamo allarmati per la situazione della Chiesa in Medio Oriente. Le nostre famiglie vengono lacerate e divise, e cercano di fare il possibile per abbandonare l’Iraq e la Siria”.

Come vescovi e patriarchi siamo lì per aiutarle”, ha spiegato il patriarca, “ma a volte siamo impotenti in questa situazione tragica”. I patriarchi deplorano il fatto di “non riuscire a convincere le giovani generazioni a rimanere nella propria patria, dove il cristianesimo si è sviluppato”, ha aggiunto.

Interpellato da un giornalista italiano su un video diffuso di recente dall’ISIS che mostra tre decapitazioni di cristiani in Medio Oriente, il presule ha affermato che “la tragedia che i cristiani sperimentano in Medio Oriente è difficile da descrivere, e non possiamo accantonarla come semplice affare corrente. Stiamo facendo del nostro meglio perché la voce di queste famiglie venga ascoltata”.

Dimenticati e traditi dall’Occidente?

Sentiamo di essere stati dimenticati o traditi dai Governi occidentali, perché sembra che gli Stati Uniti e l’Unione Europea perseguano solo una politica di opportunismo economico”, ha commentato il patriarca siriano.

Queste sono le tragedie che sperimenta il nostro popolo. Noi patriarchi siamo scossi da ciò che accade nelle comunità irachene e siriane, ed è per questo che stiamo cercando di far sentire la loro voce. È un grido di allarme perché l’Occidente non dovrebbe agire sulla base di politiche di opportunismo economico”.

Le due sfide principali per le famiglie maronite in Medio Oriente

A seguito della sessione mattutina del Sinodo, Aleteia ha parlato con l’eparca maronita della diocesi di St. Maroun (Australia), Antoine-Charbel Tarabay, che ha confermato che “la questione più impegnativa per la Chiesa maronita è la persecuzione delle Chiese mediorientali e la sofferenza delle famiglie in Medio Oriente; la seconda questione è rappresentata dalle migrazioni”.

Sono le due sfide più grandi per la Chiesa maronita: alcune famiglie sono divise tra Australia e Libano, e c’è persecuzione perché soprattutto in alcune zone, a causa della guerra e dell’ISIS, le famiglia non hanno più la possibilità di praticare la propria fede”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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