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«Vi spiego perché il Papa argentino capisce molto bene il Vaticano»

© LUCA ZENNARO / POOL / AFP

BRAZIL, Rio de Janeiro : Pope Francis flutters an Argentine flag outside the Metropolitan cathedral in Rio de Janeiro, Brazil on July 25, 2013. The first Latin American and Jesuit pontiff arrived in Brazil mainly for the huge five-day Catholic gathering World Youth Day. AFP PHOTO / LUCA ZENNARO - POOL

Iacopo Scaramuzzi - Vatican Insider - pubblicato il 08/10/15

Intervista al gesuita argentino Humberto Miguel Yañez, direttore del dipartimento di Teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana

Da cosa si riconosce che papa Francesco è gesuita?

Da tante cose. Il suo stile di governo è tipicamente gesuita. Per esempio il consiglio dei nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa si può paragonare alla consulta che ha ogni superiore gesuita, ogni provinciale, fino al generale della Compagnia di Gesù. È un governo che sa abbinare da una parte il confronto, l’ascolto di ciò che la comunità dice, e dall’altra parte la decisione ultima che prende il responsabile, il provinciale, il generale, o il papa. Lo si è visto ad esempio al sinodo straordinario sulla famiglia:  ha incoraggiato tutti a parlare, poi alla fine ha pronunciato un discorso tipicamente gesuita, spiegando che aveva fatto un discernimento tra i diversi atteggiamenti che aveva visto nell’aula sinodale, individuando anche diverse tentazioni emerse, e concludendo che poi tocca a lui prendere decisioni. Un altro tratto tipicamente gesuitico è il discernimento, che nasce nel contesto personale degli esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola e che lui, come si capisce dalla sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ha avuto la capacità di tradurre pastoralmente e comunitariamente. Il discernimento fa crescere la persona. Se tu dici a una persona: “Tu devi fare questo o quello”, come mera applicazione di norme o indicazioni, il rischio è rimanere a uno stadio infantile. Invece si tratta di un processo dialogico, è la persona che in definitiva si confronta con la realtà, con la vita, con gli altri, e, alla luce dei criteri del Vangelo e della tradizione di spiritualità, fa la propria esperienza e decide da sé. Cosa molto diversa dal relativismo. Alcuni non capiscono questo punto. Il relativismo è un’altra cosa, significa non aver nessun parametro e fare delle scelte secondo ciò che mi fa comodo, mi piace o in base all’ideologia dell’ambiente. No, ci sono criteri, non norme fisse, affidati alla coscienza di ogni credente, in modo che possa fare il proprio discernimento. C’è una fiducia nella capacità del cristiano e delle comunità di poter fare discernimento, il papa non deve decidere tutto, piuttosto deve dare criteri, come diceva già Paolo VI nellaOctogesima adveniens, e tocca poi alle comunità e ai singoli fare un discernimento, guidati dallo Spirito, che è stato dato a tutta la Chiesa.

Da cosa si riconosce che papa Francesco è argentino?

Argentino e porteño (argentino di Buenos Aires)!

Sono due cose ben diverse?

Quella barzelletta che il papa ha detto degli argentini che per suicidarsi si buttano giù dal loro ego, noi la diciamo sui porteñi! Da questo punto di vista, però, lui è un porteño insolito. È un uomo umile. Veramente umile. Tante volte che ho parlato con lui e, grazie alla confidenza che c’è tra noi, ho messo in discussione cose che ha detto o fatto, non ha mai adottato una posizione difensiva.

Ha risposto spiegandosi, ma ammettendo che può sbagliarsi.

Quindi da questo punto di vista è poco porteño… invece da cosa si vede che è argentino e porteño?

Lo si vede non soltanto perché beve il mate!, ma dal modo diretto di dire le cose, talvolta uno stile scherzoso, di presa in giro, che può offendere qualcuno ma in realtà nasce dal fatto che in Argentina non sono forti le discriminazioni. Prendere in giro, in fondo, è una forma scherzosa di accettazione. Noi argentini siamo una società multiculturale, piuttosto aperta, dove il dialogo tra persone di origini e di religioni diverse è normale. È un popolo che ha saputo integrare moltissimi immigrati, io stesso ho origini immigrate, mio padre era spagnolo e mia madre aveva origini italiane, tutti i miei compagni di scuola erano figli o nipoti di migranti.

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