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“Così intenso e così dolce”, il cardinale Bagnasco si racconta

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Lo vedevano ragioniere ma “ho scombinato i loro piani”. Una passeggiata nella famiglia del cardinale tra vicoli e piccoli fan

È un episodio che esprime bene il clima che si respirava nella famiglia Bagnasco, nella Genova di fine Anni ’50. Una famiglia “semplice, molto modesta”, in cui il papà lavorava “moltissimo” in una fabbrica dolciaria, spesso anche di notte, soprattutto nei periodi di Natale e Pasqua, e in cui la mamma stava a casa e “si dedicava a noi figli, io è mia sorella”. A raccontarlo è Angelo Bagnasco, quel bambino che adesso è cardinale e presidente della Conferenza episcopale italiana. E che all’epoca giocava con gli amici tra le macerie lasciate dalla guerra. Un altro ricordo indelebile: “Tutte le macerie erano campo da gioco per noi bambini. Qualche volta, tramite il tam tam delle donne del quartiere, mia mamma è venuta a ‘beccarmi’ per mandarmi a casa perché non sempre era d’accordo con i nostri giochi, a volte un po’ pericolosi… macerie, guerre, guardie e ladri, pietrate, lotte”.

Il desiderio di diventare sacerdote, non detto a nessuno, era presente già dalla scuola elementare. “Poi ho fatto le medie statali, non volevo staccarmi dalla mia famiglia. Alla fine della terza media questo desiderio c’era ancora e allora mi sono detto ‘questa è la volontà del Signore'”. E a quel punto lo ha detto in famiglia: “I miei genitori volevano iscrivermi a ragioneria, perché il preside, avendo visto che facevo bene, aveva detto alla mamma che se mi lasciavano lì, mi aiutavano per i libri. E loro erano ben felici”. Tant’è che “ho scombinato i loro piani”. Sono momenti che non si dimenticano: “Mamma stava stendendo i panni fuori dalla finestra, credo sia andato giù qualche panno dalla sorpresa. Subito ha reagito piangendo e anche papà non era molto d’accordo, ma vedendo che ero deciso hanno accettato e mi hanno lasciato andare con tanta sofferenza, non perché fossero contrari ma perché mi staccavo da casa”.

In realtà da allora sono stati sempre con lui, e hanno abitato insieme fino alla fine. Il cardinale ricorda il padre come “un uomo molto buono, molto umile, dedito totalmente alla casa, alla famiglia e al lavoro. Per me è stato un grandissimo esempio e più passano gli anni e più la sua figura e il suo insegnamento silenzioso li riscopro nel mio cuore”. La mamma negli ultimi dieci anni è stata paralizzata in sedia a rotelle.

 

Il cardinale Bagnasco ha visto crescere intorno a sé anche altre famiglie, quelle dei ragazzi e dei giovani di cui si occupava in parrocchia e nelle varie associazioni (scout, Azione cattolica, Fuci). “È bellissimo anche adesso rivedere questi miei ragazzi, ormai adulti, con le loro famiglie e i loro figli, che è come se mi conoscessero, perché ne sentono parlare dai genitori e quando ci vediamo questi bambini mi vengono incontro e mi abbracciano, chiamandomi per nome, Angelo, e questo mi procura grande gioia e mi conferma nel bene che si cerca di seminare e che poi porta frutti. E tra loro c’è un fan speciale:

 

Un tuffo nell’infanzia il cardinal Bagnasco se lo concede appena può. Non deve essere raro incontrarlo nei vicoli di Genova, dove è tornato da arcivescovo: “Tutte le volte che mi è possibile amo andare nel centro storico, nei vicoli dove ho vissuto da bambino, dove ancora ci sono persone molto anziane che mi ricordano quando ero bambino e che si ricordano del mio papà e della mia mamma. Vado molto volentieri in questi miei posti e amo girare in questi vicoli – vado a cercare il caffè da prendere nei vari bar della zona, dove tutti mi conoscono – e riassaporare il clima della famiglia di origine, dell’infanzia e questo mi fa molto bene”.

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