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Cos’ha imparato a Nazareth Charles de Foucauld

© Abraham Sobkowski OFM
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Chiavi per comprendere la famiglia oggi: pazienza, rispetto e umiltà

Durante la veglia di preghiera per il Sinodo sulla Famiglia iniziato il 4 ottobre, papa Francesco ha delineato alcuni tratti della vita di Charles de Foucauld. La sua storia dimostra ciò che intende il Vangelo quando dice che “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. È morto da solo, senza neanche un discepolo. Dal suo carisma sono nate dieci congregazioni religiose e otto associazioni di vita spirituale.

Ogni famiglia è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo. La stessa vicenda di Gesù tra gli uomini prende forma nel grembo di una famiglia, all’interno della quale rimarrà per trent’anni. Una famiglia come tante, la sua, collocata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero”, ha detto il pontefice.

Charles de Foucauld, forse come pochi altri, ha intuito la portata della spiritualità che emana da Nazaret. Questo grande esploratore abbandonò in fretta la carriera militare, affascinato dal mistero della Santa Famiglia, del rapporto quotidiano di Gesù con i genitori e i vicini, del lavoro silenzioso, della preghiera umile”.

Guardando alla Famiglia di Nazaret, fratel Charles avvertì la sterilità della brama di ricchezza e di potere; con l’apostolato della bontà si fece tutto a tutti; lui, attratto dalla vita eremitica, capì che non si cresce nell’amore di Dio evitando la servitù delle relazioni umane. Perché è amando gli altri che si impara ad amare Dio; è curvandosi sul prossimo che ci si eleva a Dio. Attraverso la vicinanza fraterna e solidale ai più poveri e abbandonati, egli comprese che alla fine sono proprio loro a evangelizzare noi, aiutandoci a crescere in umanità”.

Per comprendere oggi la famiglia, entriamo anche noi – come Charles de Foucauld – nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, feriale e comune, com’è quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrarietà, di rispetto per la condizione di ciascuno, di quell’umiltà che libera e fiorisce nel servizio; vita di fraternità, che sgorga dal sentirsi parte di un unico corpo”.

A Charles de Foucauld è attribuita questa bellissima preghiera:

Padre,

mi abbandono a Te,

fa’ di me ciò che ti piace.

Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,

purché la tua volontà si compia in me, e in tutte le tue creature:
non desidero nient’altro, mio Dio.
Rimetto l’anima mia nelle tua mani,

te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore,

perché ti amo.
E per me un’esigenza di amore, il donarmi a Te,
l’affidarmi alle tue mani, senza misura, con infinita fiducia:

perché Tu sei mio Padre.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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