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No Don Gino, la pedofilia non si può “capire”, specie per un sacerdote…

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Intervistato da La7 e poi da Repubblica il sacerdote sembra non capire cosa ci sia di tremendo anche solo nel tentare di contestualizzare

«Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto, perché non ce l’hanno in casa. E magari se trovano qualche prete, può anche cedere, insomma. E lo capisco questo» Con queste parole rilasciate al programma di La7, l’Aria che tira, ieri, don Gino Flaim ha fatto ricadere la Chiesa cattolica – intesa primariamente come comunità – nel drammatico ricordo dello scandalo pedofilia.

Oggi su Repubblica prova a difendersi in una intervista «Ma che ho detto di tanto grave?» dice e poi spiega:

 

Ha detto che giustifica i preti pedofili?

«Ho detto che li capisco, non che li giustifico. È molto diverso».

Ha detto che il problema sono i bambini che cercano affetto.

«È vero, ci sono certi bambini che cercano affetto e se non lo trovano in famiglia lo trovano altrove: l’ho detto e lo ribadisco. È qui che cascano gli educatori. C’entra con tutti, non solo con i preti. Se gli educatori non sono come si deve sono i primi pedofili. Con alcuni bambini gli educatori sono i primi che ci cascano. Ma non li giustifico. Sono pienamente d’accordo con quanto ha detto Papa Francesco, sulla sua condanna verso certi atti. Lo sa che in una parrocchia avevamo problemi a organizzare il campeggio perché c’era un educatore che voleva solo stare vicino ai bambini? Ma io non l’ho accettato». Che pensa della pedofilia tra i sacerdoti? «Io dico che qualche prete pedofilo ci può essere, non mi meraviglio. Ma non li giustifico. La pedofilia è una malattia, ecco cos’è. Bisognerebbe parlarne con un medico. La Chiesa deve aiutare questi peccatori, occorre misericordia. Poi, ovvio che se uno fa il parroco magari, va allontanato dalle sue funzioni».

Nel frattempo la Curia trentina lo ha sospeso in attesa di chiarimenti.

Ma la sottovalutazione o il cercare di contestualizzare è criminoso se non criminale in senso letterale e soprattutto amareggia quando a farlo è una persona consacrata a cui i bambini vengono spesso e volentieri affidati i bambini dalle famiglie con fiducia. Facciamo nostre le parole di Don Fortunato di Noto, da anni in prima fila nella lotta alla pedopornografia con l’associazione Meter:

L’apologia e l’istigazione pedofila è reato, non solo in Italia. Infatti: la nuova fattispecie (Convezione di Lanzarote, 1 ottobre 2012) punisce con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni, e salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con qualsiasi mezzo e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minori.

Non è la prima volta che si chiede di intervenire, alle forze di Polizia, ma anche al buon senso e alla mobilitazione sociale. Alla assunzione di responsabilità di tutti. L’ennesimo e ultimo caso del prete trentino (o per ignoranza, o per leggerezza, o per stupidità, o manipolazione della informazione) che giustificava e banalizzava la pedofilia e le sue conseguenze sui bambini, non è isolato. Non perché lo dice un prete (che fa sempre più scalpore ed è condannabile), la diocesi di Trento è intervenuta con fermezza ‘revocando l’incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicare’ (per chi è prete sa cosa significa questo provvedimento). Vicenda comunque da accertare approfondendo la stessa difesa del sacerdote.

Dobbiamo tutti vigilare e stare attenti a non banalizzare, o farci condizionare dalle informazioni globalizzate, soprattutto quando riguardano i diritti e la tutela dei bambini; di tutti gli uomini che già vivono una situazione di povertà, debolezza e sono influenzabili e vulnerabili. La pedofilia è uno dei crimini e reati gravi e che genera un indotto di produzione pedopornografica senza precedenti. Le ‘lobby pedofile’ sempre più alleate con le ideologie fluide stanno cercando di imporre la ‘normalizzazione e la giustificazione’, a tal punto che ‘gli stessi bambini possono scegliere, anche se diventare pedofili, o il proprio partner adulto’. Del resto dicono ‘ che c’è di male’. Testimonio che c’è molto di male, c’è orrore.

Tuttavia – e con questo non vogliamo minimamente difendere don Gino – resta da capire perché ad un uomo di oltre 70 anni che – ci fa sapere Giuliano Guzzo – è conosciuto per essere un po’ sui generis, e confusionario nelle sue esternazioni quanto nelle sue catechesi ed omelie, si sia voluto chiedere cosa pensasse di omosessualità e pedofilia. Don Gino non è nemmeno parroco, e Trento non è dietro l’angolo venendo da Roma…

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