Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
mercoledì 28 Ottobre |
Santi Simone e Giuda
home iconStile di vita
line break icon

Le due malattie che uccidono la fedeltà

altanaka

Padrefaus.org - pubblicato il 07/10/15

Solo la fedeltà che impara ad attraversare e a superare le prove ci rende grandi, realizzati e felici

Non so se conoscete la storia di John Henry Newman, una delle personalità intellettuali e spirituali più elevate della storia moderna dell’Inghilterra. Non vi racconterò la sua biografia, limitandomi a riassumerla a grandi linee.

Prima della sua conversione al cattolicesimo nel 1845, era una figura di enorme rilievo all’Università di Oxford e nella Chiesa d’Inghilterra: come intellettuale, come universitario, come finissimo teologo, come il più amato predicatore di Oxford (era presbitero anglicano), come uno dei migliori scrittori della sua epoca.

Per chi conosce un po’ di storia, abbandonare l’anglicanesimo e passare al “papismo” era nell’Inghilterra dell’epoca condannarsi all’ostracismo. Dovette lasciare Oxford (dove era ancora proibita la presenza di cattolici), abbandonare i propri mezzi di sussistenza, perdere la maggior parte degli amici e cadere nel sospetto dei colleghi.

Fu ben accolto tra i cattolici? All’inizio con grande gioia, ma poi capì che non era compreso. Le sue intuizioni e i suoi piani – eccellenti, e applicati con grande efficacia – per l’approfondimento e la diffusione della fede cattolica tra gli intellettuali suscitarono sospetti. Uno ad uno, i suoi progetti pieni di zelo e sapienza vennero soffocati. Anche nella Curia romana c’erano autorità che lo guardavano con timore. Mi ricorda quello che dicevano a San Josemaría Escrivá alcuni esponenti della Curia, gente bravissima e benintenzionata, quando chiese l’approvazione pontificia dell’Opus Dei: “È un’opera meravigliosa, ma è arrivata con un secolo di anticipo”.

Tutto si chiarì quando Newman era già anziano e sofferente. Papa Leone XIII rallegrò il suo cuore creandolo cardinale, il massimo onore che può ricevere un sacerdote cattolico. Benedetto XVI lo ha elevato agli onori degli altari, beatificandolo il 19 settembre 2010 a Birmingham – dove trascorse i suoi ultimi anni di vita – in una cerimonia che è stata come un’acclamazione collettiva di tutti i cattolici d’Inghilterra e del mondo al beato John Henry Newman.

Come ha affrontato i lunghi anni di incomprensione e di apparenti fallimenti, uno dopo l’altro? Con fede e amore, senza giudicare le persone che diffidavano di lui. Crescendo nella preghiera e nelle virtù. Offrendo la sua sofferenza. Diventando un santo. Vari dei suoi vecchi amici gli suggerivano di abbandonare la Chiesa cattolica e di tornare all’anglicanesimo. Un giornale arrivò ad annunciarlo come fatto consumato. Il sant’uomo reagì e pubblicò uno scritto ammirevole, nel quale dice tra le altre cose:

“La mia fede nella Chiesa cattolica non è stata scossa neanche per un istante da quando sono stato accolto nel suo seno. Sostengo e sosterrò sempre che il Sovrano Pontefice [il papa] è il centro dell’Unità e il Vicario di Cristo; ho sempre avuto e continuo ad avere una fede senza restrizioni in tutti gli articoli del suo Credo, una suprema soddisfazione nel suo culto, nella sua disciplina, nel suo insegnamento, e un ardente desiderio, una speranza contro ogni speranza, che i numerosi amici che ho lasciato nel protestantesimo verranno un giorno a condividere la mia felicità (…). Tornare alla Chiesa d’Inghilterra? Mai! ‘La rete è stata rotta e noi siamo liberi’. Sarei completamente pazzo (per usare un termine moderato) se nella mia vecchiaia lasciassi la ‘terra dove scorrono latte e miele’ e la scambiassi per la città della confusione e la casa della schiavitù” [1].

La gioia che nasce dalla fedeltà

Prendiamo come paradigma un uomo fedele alla sua fede e alla santa Chiesa. La stessa “qualità” dovrebbero averla tutte le fedeltà della vita – sia la fedeltà di una coppia al suo impegno matrimoniale che quella di un cristiano impegnato in una missione apostolica, come quella di un sacerdote o di un religioso alla sua vocazione…

Parlare di “impegno” per molti è quasi dire una brutta parola. Ci si vuole vedere liberi da qualsiasi legame, come una foglia alla mercè di tutti i venti. Non si promette niente sul serio, non si assume niente sul serio. Il mondo sembra essere sempre più infettato dalla malattia della provvisorietà.

È solo la fedeltà, tuttavia, che impara ad attraversare e a superare (non solo a sopportare) le prove e ci rende grandi, realizzati e felici. Chi scarta la fedeltà come un’oppressione della libertà morirà come quell’uomo del Vangelo che ha suscitato risate tra la gente perché “ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro” (Lc 14, 30). Sarà un frustrato che si è fatto portare dal soffio variabile della libertà malintesa e ha finito per cadere nel nulla.

Naturalmente, per poter assaporare la gioia della fedeltà bisogna avere un ideale, un senso per la vita, superiore a quello del cedere ai desideri momentanei: un ideale che ci dia la forza di affrontare, di lottare, di superare, che non ci lasci limitati a reagire, a reclamare e a fuggire.

Due malattie mortali della fedeltà

La fedeltà condizionata

È quella della persona che nei suoi impegni “vitali” (quelli che definiscono il senso della vita) non sa dire un “sì” pieno, come il “fiat” della Madonna (cfr. Lc 1, 38).

Queste persone hanno il “sì” inquinato dal “se”, dal condizionale: “Sarò fedele se non sarà difficile continuare, se non sarà noioso, se non mi stancherò di vivere con la stessa persona o di fare le stesse cose…”.

L’incapacità di decidersi ad assumere degli impegni con fede e forza spiega l’inconsistenza di molte vite attuali. Per gli egoisti, per quelli che non vogliono saperne della grandezza dell’amore, la parola “assumere” è sostituita dalla parola “sperimentare”: “Sperimenterò, vedrò se mi piace, vedrò se non mi stanco, vedrò se va bene… Altrimenti, lascio tutto”.

Nel libro Il Signore degli Anelli, Tolkien mette in bocca a uno dei personaggi una frase sulla quale dovremmo meditare: “Sleale è colui che si accomiata quando la via si oscura”.

  • 1
  • 2
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Tags:
amorefamigliafedelta
Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Camille Dalmas
Il montaggio dietro alla discussa frase del p...
Mirko Testa
Quali lingue parlava Gesù?
PRAYER
Philip Kosloski
Resistete alla “tristezza del diavolo” con qu...
Aleteia
Preghiera a santa Rita da Cascia per una caus...
CARLO ACUTIS, CIAŁO
Gelsomino Del Guercio
Preghiera a Carlo Acutis con richiesta di una...
Catholic Link
7 armi spirituali che ci offrono i santi per ...
ARCHANGEL MICHAEL
Gelsomino Del Guercio
La preghiera di protezione contro gli spiriti...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni