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Clima: la sfida di Parigi 2015

© ejaugsburg
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La Rete dei Centri per l'Etica Ambientale presenta un documento sulla cura della "casa comune" come bene globale

La Conferenza sul clima di Parigi (30 novembre-11 dicembre) si avvicina e anche la società civile si unisce alla comunità scientifica per sollecitare i provvedimenti necessari ad evitare l’aggravarsi dei cambiamenti climatici e dei disastri naturali collegati al riscaldamento globale. La Rete nazionale dei Centri per l’Etica Ambientale (CepEA) presenterà il 7 ottobre al Senato italiano un documento comune sollecitando un impegno deciso del Governo all’interno dell’Unione europea e del negoziato che si svolgerà a Parigi in tema di riduzione delle emissioni di Co2. La rete è promossa da Aggiornamenti Sociali, la rivista dei gesuiti italiani che da 65 anni si occupa di tematiche sociali, dal Centro Culturale San Benedetto – Monastero di Siloe, dai Centri di Etica Ambientale di Bergamo e Parma, dal Centro studi sulle culture della pace e della sostenibilità – Università di Modena e dalla Fondazione Lanza. “La Cop21 – spiega ad Aleteia Chiara Tintori di Aggiornamenti sociali – è un’occasione troppo importante: non possiamo lasciarcela sfuggire senza passi qualificanti”.

Quali temi affronta il documento?

 Tintori: Il documento affronta alcune criticità che il nostro Paese presenta in riferimento al riscaldamento globale: il dissesto territoriale che si traduce sempre più, soprattutto al Centro-Nord, in alterazione dei regimi idrogeologici mentre nelle aree meridionali in desertificazione; il calo della produttività agricola e le migrazioni che sono spesso la conseguenza di cause ambientali. L’Italia è approdo di migliaia di persone che fuggono da conflitti drammatici spesso alimentati da conflitti ambientali o da una miseria aggravata dal degrado dei territori. Queste situazioni pongono domande etiche che non si possono ignorare: chiediamo ai politici di non sottovalutare l’urgenza posta dalla comunità scientifica riguardo ai cambiamenti climatici e di assumere impegni coraggiosi al tavolo delle trattative.

Quali?

Tintori: Chiediamo all’Italia di operare all’interno dell’Unione europea per un accordo che miri a una riduzione del 60% delle emissioni globali entro il 2050. Chiediamo inoltre un impegno reale per la diffusione e il potenziamento di una autentica educazione alla cittadinanza ambientale, non limitata esclusivamente agli ambiti scolastici. E’ indispensabile educare e orientare i cittadini a comportamenti e stili di vita sostenibili. Possibilmente per tutta la vita.

In effetti concetti come quelli di etica ambientale non appartengono ancora a una sensibilità diffusa…

 Tintori: Da questo punto di vista l’enciclica “Laudato si’”ci ha spianato la strada, perché dopo l’intervento di papa Francesco parlare di ecologia integrale, etica ambientale e umanesimo ecologico è più facile. Significa accettare una prospettiva nella quale la cura dell’ambiente si integra in una visione unitaria in campo sociale, politico ed economico. In questa prospettiva, battersi per un clima vivibile e quindi chiedere provvedimenti che rallentino i cambiamenti climatici, non è un elemento accessorio della vita civile, ma una componente imprescindibile della vita comune. La cura della casa comune, per riprendere un’espressione dell’enciclica, diventa un obiettivo di tutti e questo ci obbliga ad agire insieme. A livello locale esistono già buone pratiche in termini di eco-sostenibilità delle nostre città.

Quali sono queste buone pratiche?

 Tintori: La presentazione in Senato viene fatta insieme a Globe Italia l’intergruppo parlamentare di Camera e Senato che si occupa di tutto ciò che riguarda i cambiamenti climatici e la lotta al riscaldamento globale ed interverranno esperti del coordinamento nazionale delle Agende 21 locali. In diversi luoghi sono stati fatti passi concreti verso una decarbonizzazione dell’economia con il potenziamento delle energie rinnovabili e dell’eco-efficienza, attraverso interventi specifici nel settore dei trasporti e delle infrastrutture. In contesti non urbani si sta cercando di riorientare l’agricoltura e l’industria in modo sostenibile per ridurre le emissioni di carbonio. Diverse buone pratiche, anche grazie all’esperienza dell’Expo 2015, sono state messe in campo contro lo spreco alimentare. A Bologna abbiamo l’esperienza del “last minute market”, un progetto dell’Università e del professor Andrea Segrè, che permette il recupero e la redistribuzione degli scarti alimentari. Lo stesso a Genova, dove un gruppo di imprese si è messo in rete per redistribuire gli scarti delle proprie mense aziendali. Il monastero di Siloe, che fa parte della nostra rete, sta operando l’ampliamento della struttura secondo principi di bioarchitettura e bioedilizia, che tengono conto del problema del consumo del suolo. E’ necessario un coordinamento a livello nazionale di tutte le buone pratiche locali. Ciò costituirà una spinta in più perché a Parigi possano essere perseguiti obiettivi ambiziosi per la cura della casa comune.

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