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September 20 2015 : Pope Francis arrives for a vespers service in the San Cristobal Cathedral, Havana, Cuba. - ©ALESSIA GIULIANI/CPP

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 05/10/15

Sul Corriere della Sera una analisi di ampio respiro sul pontificato di Bergoglio

Sul Corriere della Sera di oggi è apparsa una analisi sulla situazione vaticana all’apertura del Sinodo a firma di Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio che si concentra su quello che potremmo definire il “gossip” mediatico sul pontificato di Bergoglio. Se si moltiplicano le cosiddette:

Voci autorevoli della Chiesa insistono sul «fraintendimento» e la strumentalizzazione, cui andrebbero soggetti gli interventi e i gesti di Francesco. Il che costituisce anche una garbata rilevazione dei limiti originari del suo pensiero, forse per asistematicità o – come dicono taluni più severi – per «teologia debole»

A queste gli episodi di cronaca più recente, ma in realtà si può davvero dire che

I fatti accaduti sono in realtà particolari di vita di palazzo, più che una crisi di governo. Il caso Charamsa (il prete era stato proposto – sembra – come sottosegretario dell’ex Sant’Offizio proprio dalla congregazione, ma non voluto dal Papa) impallidisce in confronto alle crisi nei ranghi della Chiesa nei decenni scorsi. Al tempo di Paolo VI, si ripetevano gli abbandoni di sacerdoti e religiosi, finanche vescovi, sino alla rottura di Lefebvre. Persino con Wojtyla non furono tempi facili e lo scisma si consolidò. Del resto, Francesco, a differenza di Montini (che volle presto i «montiniani» ai vertici curiali) non ha fatto grandi cambi di quadri vaticani, tenendo quelli ereditati dai predecessori, non sempre sintonici con lui.

Il Papa gode di consenso ampio sia nella comunità internazionale che a livello di popolo come il recente viaggio americano ha dimostrato.

Lo si vede nel confronto con la Chiesa americana. Questa, in una società così pluralista, ha avuto un ruolo di minoranza attiva in difesa dei «valori non negoziabili», pure con battaglie culturali aspre. Il suo è stato un modello sviluppatosi negli ultimi anni di Wojtyla e in quelli di Benedetto XVI. Ma il Papa non ha fatto ai vescovi Usa un controcanto liberal, come taluni attendevano. Ha disegnato una nuova stagione: «Il linguaggio aspro e bellicoso della divisione – ha detto – non si addice alle labbra del Pastore… e, benché sembri per un momento assicurare un’apparente egemonia, solo il fascino durevole della bontà e dell’amore resta veramente convincente». Egemonia o fascino convincente dell’amore? L’alternativa alle battaglie culturali non è l’adattamento liberale, ma l’attrazione «missionaria».

Il Papa ancora ieri – e quante volte lo ha ribadito dall’inizio del pontificato? – all’Angelus ha chiesto ancora che la Chiesa si dimostri materna nei modi e madre nei fatti, pronta ad edificare una società-famiglia e non una società-fortezza, una distinzione che specie in Europa, si può applicare anche alla capacità di accogliere i migranti oltre che trovare i mezzi della comprensione per le difficoltà familiari.

[Il Papa] Non sembra turbato dei casi di palazzo o del Vaticano. Non vive isolato. Né rinuncia a un rapporto con il popolo: ne sente la simpatia e il sostegno. I vescovi sono chiamati a misurarsi con la sua visione. Chiudendo la scorsa sessione del Sinodo, tra l’altro, ha ricordato che lui è il successore di Pietro, garanzia di tranquillità per tutti.
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