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Due cuori, due anelli e poi una compagnia

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 02/10/15

Lo fa in quanto conosce la posta in gioco meglio di qualsiasi altro teologo: lui, essendo diavolo, maestro nel dividere, e ben sapendo di trovarsi davanti alle radici dell’amore tra Cristo e la Chiesa, attenta a questo Sacramento prefiggendosi niente di meno che di strappare la Chiesa all’abbraccio di Cristo. E non mette in campo solo le sue armi più grossolane, per quanto già efficaci, affannandosi per agire sulla società e sul costume, sguazzare nei mezzi di comunicazione sociale e traviare direttamente gli sposi. Purtroppo, si cimenta pure in agguati più raffinati e pericolosi, cercando di sedurre la Chiesa e i suoi uomini, tentandoli al male nel modo in cui è maestro: facendolo apparire un bene.

Come se, per restare al nostro tema, in questo, e questo, e quest’altro caso, la fedeltà, l’indissolubilità e la fecondità che il Matrimonio postula e produce, non fossero poi così imprescindibili.

Come se in ballo ci fossero solo pensieri, parole, opere e omissioni contro un patto tra uomini e non un sacrilegio, qual è la profanazione di un Sacramento, atto divino. La cui persistenza, sempre che sia stato debitamente conferito, è inviolabile per qualunque umano potere.

Come se un sacerdote potesse assolvere chi, non provandone alcun dolore, né proponendosi di non più commetterlo, intendesse permanere nel proprio peccato, magari con la scusa di non ritenerlo tale; profanando così un altro Sacramento.

Come se uno non peccasse, per il solo fatto che non considera peccato quello che fa, che pensa, che dice o che omette. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, frutto maturo dell’ultimo Concilio, trovi questa definizione del peccato: una mancanza contro la ragione, la verità e la retta coscienza; una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Ragione, verità e retta coscienza, che non necessariamente coincidono con quello che pare e piace a me. Per divagare: uccidere un cuoco norvegese solo perché la pancetta arrosto non era ben cotta, peccato è, e peccato resta, che io tale lo ritenga oppure no. E, finché non me ne convinco, un confessore ha il dovere di negarmi l’assoluzione. Dovere che non vale solo verso l’omicidio per futili motivi: può anche applicarsi nei confronti di uno sguardo, come avverte Gesù, quando afferma che un certo modo di guardare una donna equivale ad aver già commesso adulterio con lei. Parola del Signore. Che qui non sembra fare distinzioni tra desiderare una donna in modo licenzioso e aver consumato un amplesso con lei, con buona pace di alcuni docenti di teologia morale, la cui dotta spocchia si spingerebbe fino a voler portare sui banchi di scuola la Seconda Persona della Santissima Trinità per insegnarLe la materia. Tra l’altro, quanti tradimenti cominciano proprio dall’aver indugiato in sguardi pruriginosi?

Come se, poi, ci si potesse comunicare covando nel cuore, e coltivando nella vita, un peccato grave al quale non s’intende rinunciare; profanando un terzo Sacramento; e, come san Paolo avvisa, finendo per mangiare e bere la propria condanna. Se proprio dovessi aspettarmi qualcosa da un ministro della Chiesa, vorrei che fosse un lasciapassare per il Paradiso, non il passaporto per l’inferno.

Come se a un uomo fosse lecito, alla bisogna, tentare di separare quello che Dio ha unito, cosa che, evidentemente, non è affare da uomini. Ai quali compete, invece, verificare che questa divina azione sia accaduta per davvero, cioè che il Sacramento sia stato celebrato e non solo, per così dire, sceneggiato; faccenda a proposito della quale, più avanti, sarà opportuna una sottolineatura. Una verifica nella quale il discernimento della Chiesa dovrebbe essere davvero più paterno e più sollecito; e alla portata di chiunque lo richieda. Senza dimenticare che prevenire è meglio di curare: se per imparare a fare il parrucchiere, si frequentano corsi che durano mesi, anni, addirittura, per una cosa ben più decisiva, che non riguarda messa in piega e permanente, ma la vita e il destino, non sarebbe indicata una preparazione ben più curata? Soprattutto in un’epoca in cui la società e il contesto familiare spesso non aiutano a capire in che cosa il Matrimonio consista e ciò che esso comporta. Di questi tempi, invece, si assiste a un paradosso: ci sono ministri della Chiesa tirchi nel consentire l’accesso al Battesimo, Sacramento che, come papa Francesco insegna da una vita, dovrebbe essere offerto senza tante storie; ministri che, poi, diventano improvvisamente prodighi nel consentire celebrazioni matrimoniali, dando per scontate maturità e preparazione, anche quando sono carenti o mancano del tutto. E, tra poco, capirai cosa intendo.

Per tornare agli agguati del demonio, è importante che non ti scandalizzi davanti agli attentati al Matrimonio che provengono dall’interno della Chiesa. Non sono novità: c’è sempre stato chi, nella Sposa di Cristo, magari in buona fede o forse no, si è adoperato per travestire da misericordia anche gli oltraggi alla verità. Per fortuna la storia sta lì a dimostrare che la Chiesa, secondo la promessa del Salvatore, ha resistito, resite e resisterà, indomita, alle malizie e alla dabbenaggine di alcuni suoi campioni. Anche di quelli nostri contemporanei. Dunque non lasciarti inquietare dall’attualità: e se ai nostri giorni se ne sentono di cotte e di crude, sappi che in passato ne sono capitate di peggio. Segui il suggerimento che Rosmini, uno che ne ha viste davvero tante, propone in una delle sue Massime di Perfezione Cristiana che ti consiglio di meditare tutte e sei. Nella terza, invita a «godere una perfetta tranquillità e conservare un gaudio pieno, riposando interamente nel Signore, per quanto gli avvenimenti possano parere contrari al bene della Chiesa». Ti auguro che il Signore ti doni questa tranquillità e questo gaudio di cui Rosmini ha detto e ha vissuto, nonostante i tempi tempestosi.

Rimanendo agli odierni tentativi di corrompere il Matrimonio, ricorda ciò che ti ho scritto nella lettera dedicata alla libertà: è la verità, cioè Cristo, che rende liberi. Se ne sei consapevole, non faticherai a renderti conto che in questo caso la posta in gioco non è solo una questione intellettuale e di dottrina, né una faccenda di morale e di prassi. È in ballo la schiavitù dell’uomo, il suo asservimento al demonio; il quale s’incaponisce nell’insidiare la verità del Matrimonio, anche perché sa che, tentando di separare la Chiesa e Cristo, attenta a ciò che fa l’uomo libero.

L’ambizione del nemico, si spinge fino a voler rendere suoi complici nel tradurre i fedeli nelle infernali galere, alcuni uomini di Chiesa, adescati e trasformati in zelanti imbianchini di sepolcri, impegnati a tinteggiare le pareti del carcere con un colore che mima lo smalto smagliante della misericordia e, invece, è solo la biacca della menzogna. Perché negare la verità che è Cristo, cioè ripudiare Colui nel quale la libertà dell’uomo consiste, equivale a ripudiare l’unico volto della misericordia del Padre. Ciò che si spaccia per libertà e misericordia, rinnegato Cristo, è solo la macabra controfigura di una condanna senza facoltà di appello e di una schiavitù senza possibilità di riscatto.

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educazionefamigliafiglimatrimonio
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