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Scuole cristiane in Israele: c’è l’accordo, finisce lo sciopero

AFP PHOTO/POOL/AMIR COHEN
JERUSALEM : Pope Francis (R) and Israel's President Shimon Peres plant an olive tree after their meeting at the president's residence in Jerusalem on May 26, 2014. Pope Francis navigated the minefield of the Israeli-Palestinian conflict and humbly bowed to kiss the hands of Holocaust survivors on Monday, the last day of a Mideast trip laden with bold personal gestures. AFP PHOTO/POOL/AMIR COHEN
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Dopo tre settimane di blocco a oltranza delle lezioni il governo accetta di pagare un contributo a compensazione di parte dei tagli

di Giorgio Bernardelli

Si è concluso lo sciopero a oltranza delle scuole cristiane in Israele: nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri a Nazareth Il Comitato esecutivo del Consiglio delle scuole cristiane ha annunciato che è stato raggiunta un’intesa con il ministero dell’Educazione. Così questa mattina sono finalmente cominciate le lezioni del nuovo anno scolastico. L’accordo prevede che entro la fine dell’anno il governo israeliano versi un contributo straordinario di 50 milioni di shekel (oltre 11 milioni di euro) come indennizzo dei danni subiti con i tagli degli ultimi anni, che avevano colpito solo le scuole cristiane. A questi si aggiungerà un contributo straordinario di 7,5 milioni di shekel (1,7 milioni di euro) per l’anno in corso. Inoltre è stata stabilita l’istituzione di un tavolo permanente tra il ministero e i rappresentanti delle scuole, che dovrà affrontare tutte le questioni che rimangono aperte. Da parte loro gli istituti si sono impegnati a non utilizzare più lo strumento dello sciopero almeno fino alla fine dell’anno scolastico in corso (anche se il ministero dell’Educazione chiedeva garanzie anche per l’anno 2017).

L’intesa pone fine a un braccio di ferro che andava avanti da mesi e il 1° settembre scorso aveva portato le scuole cristiane a un gesto clamoroso: la chiusura a oltranza degli istituti all’interno dei quali studiano oltre 30.000 ragazzi, sia cristiani sia musulmani. Per tre settimane le porte di queste scuole sono rimaste chiuse. L’intesa non è stata semplice: già qualche giorno fa, quando erano filtrate le prime notizie sull’ipotesi di accordo, c’erano state contestazioni da parte di alcune famiglie che volevano continuare la protesta. La cifra corrisposta dal governo israeliano è – infatti – un rimborso solo parziale (circa un quarto) rispetto ai tagli subiti negli ultimi anni.

«Riteniamo questo accordo un buon risultato anche se non abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo – ha risposto padre Abdel Massih Fahim, segretario generale del consiglio delle scuole cristiane in Israele in un’intervista rilasciata all’edizione francese del sito terrasanta.net -. La battaglia non è terminata. Ma intanto abbiamo posto la questione delle scuole nell’agenda del Paese, anche attraverso la pressione diplomatica».

Della vertenza sulle scuole si era parlato anche durante l’udienza in Vaticano tra papa Francesco e il presidente israeliano Reuven Rivlin, il 3 settembre scorso. E Rivlin – che ha svolto un ruolo importante per riavviare il negoziato – ha espresso in queste ore la sua soddisfazione: «Mi rallegro che questo accordo sia arrivato proprio mentre entriamo nella festa di Sukkot, un tempo in cui ci si riunisce e si celebra la diversità – ha dichiarato -. Spero che questa intesa possa portare a un rafforzamento delle relazioni tra il ministero dell’Educazione e i dirigenti delle scuole cristiane anche per il futuro».

Accanto alla ripresa delle lezioni oggi gli istituti – come avevano promesso alle famiglie – faranno partire una serie di attività aggiuntive che permetteranno ai ragazzi di recuperare le lezioni perdute.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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