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Per combattere il fondamentalismo religioso serve franchezza

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NIGERIA, Konduga : People stand next to dead bodies, which are laid out for burial, in the village of Konduga, in northeastern Nigeria, on February 12, 2014 after a gruesome attack by Boko Haram Islamists killed 39 people. &quot;Up to 39 people have been killed and over 70 percent of the village has been razed to the ground,&quot; Borno state Governor Kashim Shettima told reporters in the village of Konduga, blaming the February 11, 2014 late attack on the Islamist rebels.<br /> AFP PHOTO/STRINGER

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 29/09/15

“Se una persona ha il cancro, non aiuta dirle che ha l'influenza. E quando qualcuno ha il cancro, si sottopone ad analisi per identificarne la causa”

Se una persona ha il cancro, non aiuta dirle che ha l’influenza. Bisogna dire chiaramente alla persona che ha il cancro. E quando qualcuno ha il cancro, si sottopone a una serie di analisi per identificarne la causa. Lo stesso vale per il fondamentalismo”.

Lo affermapadre Laurent Basanese, S.J., direttore delCentro per gli Studi Interreligiosi presso l’Università Gregoriana, esperto in scritti teologici arabi cristiani, un campo molto vasto e i cui esponenti sono a suo avviso “sfortunatamente poco noti” sia in Oriente che in Occidente, al punto che si calcola che solo il 15% della teologia arabo-cristiana sia stato portato alla luce.

Intervistato da Victor Edwin, S.J., direttore del Vidyajyoti Institute of Islamic Studies (VIDIS) e segretario delle Christian Muslim Relations South Asia (CMRSA), sulle sfide del dialogo islamo-cristiano durante ilJesuits among Muslims Meeting svoltosi a Dakar (Senegal), padre Basanese ha affermato che “il fondamentalismo è una grande minaccia alla pace e all’armonia tra popoli di diverse convinzioni religiose”.

Dalla nascita dell’islam, alcuni gruppi o alcune scuole di pensiero hanno cercato di recuperare la purezza dell’islam originario, ma non concordano con gli altri musulmani su cosa sia il ‘vero islam’”, ha commentato.

La confusione attuale creata quasi ovunque nel mondo dal fondamentalismo ha sicuramente una base religiosa. Intendo che non è solamente una questione sociale, politica o economica come dicono molti. È importante insistere su questo punto. Se le radici del male, presenti in ogni proposizione ideologica o utopistica (sia essa secolare o religiosa), non vengono smascherate, c’è il grande pericolo che si possa diffondere per generazioni e corrompere culture”.

Per il gesuita, “la prima sfida che i musulmani, e con loro tutta la comunità umana, devono affrontare se non vogliono affondare ulteriormente nell’irrazionalità è una sfida intellettuale”.

Quando il fondamentalismo si esprime attraverso la violenza, aggiunto, “si può paragonare a una nuova forma di nazismo per via dei metodi usati e della sua promozione dell’odio razziale e religioso: attacchi contro luoghi di culto e cultura (scuole, cinema, media, musei), rifiuto della libertà di coscienza, intimidazioni contro gli oppositori e le donne…”

E i musulmani come reagiscono a questa situazione?

La maggior parte di loro è paralizzata, come quando ci si trova di fronte a un grande pericolo e non si sa come comportarsi o in quale direzione muoversi. Condannano e basta, ed è lungi dall’essere sufficiente. Sembra che non abbiano gli strumenti per superare questa situazione terribile”.

Mancanza di una leadership istituita

Un’altra questione ricorrente nell’islam da quando è emerso nel VII secolo è quella della legittimità dell’autorità, legittimità di colui che deve guidare la comunità musulmana”, ha spiegato padre Basanese.

È normale sentire una condanna generale dalle autorità musulmane riconosciute, ma il problema è che i radicali non riconoscono l’autorità di coloro che li condannano, e visto che sono inabilitati, qualsiasi studioso musulmano è autorizzato a pronunciare fatwa o perfino jihad al posto loro”.

Sembra possibile essere un ‘buon musulmano’ che vive diciamo un islam illuminato così come un terrorista islamico che trova la propria legittimità su sit web jihadisti o in una moschea salafita locale. L’unico beneficio di queste condanne ufficiali è mostrare un consenso tra gli studiosi dell’islam, ma non raggiungono le cause di questo male”.

La situazione in Occidente

Attualmente, l’Europa è considerata un campo di battaglia per alcuni musulmani islamisti, che vi esercitano un’influenza da non sottovalutare.

L’ignoranza e il denaro delle ricche monarchie arabe influenzano i musulmani, e non solo i musulmani. Ciò che attrae è che questi islamisti hanno un progetto innanzitutto per i musulmani ‘di base’: propongono loro una missione, un futuro, una comunità apparentemente ‘forte’, ecc. Dicono di aver bisogno di loro, e questa può essere una vera tentazione in una società secolarizzata e indifferente. Fortunatamente, tutti i ‘movimenti riformisti’, soprattutto tra i musulmani occidentali, non sono inclini al jihad”.

Perfino questi movimenti “pacifici”, tuttavia, possono diventare “un substrato di un islam politico che è molto più militante, e può essere anche violento”.

Arricchimento reciproco

In questo panorama, cosa possono offrirsi le parti nel dialogo islamo-cristiano “perché si possa cercare insieme la ‘verità’”?

I cristiani”, ha commentato padre Basanese, “potrebbero offrire ai musulmani in primo luogo il rigore, e in secondo luogo un certo spirito di preghiera nella ricerca stessa della ‘verità’, come fanno i veri teologi. L’obiettività, il realismo e un cuore che abbracci non solo l’intera umanità, senza escludere nessuno, ma anche l’invisibile, la Parola che ha un certo momento si è fatta carne e visibile – questo dovrebbe caratterizzare l’anima cristiana”.

Quando ai musulmani, potrebbero insegnarci di nuovo il senso della passione e della spontaneità, soprattutto ai cristiani che hanno dimenticato la presenza di Dio”.

QUI L’INTERVISTA INTEGRALE IN INGLESE

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