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Esame sul proprio sguardo contro giudizi “leggeri”

© Guillermo Alonso / Flickr / CC

padre Carlos Padilla - pubblicato il 28/09/15

Tutti siamo suoi, non c'è fuori né dentro, siamo di Dio

Giovanni si è avvicinato a Gesù. Aveva un’inquietudine nell’anima. Sicuramente parlava a nome di tutti: “Giovanni gli disse: ‘Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri’” (Mc 9, 38).

Quello che chiede Giovanni potremmo chiederlo anche noi. È così umano… Ha a che vedere con lo sguardo. Lo stesso fatto si può guardare in modi diversi. È lo sguardo puro o lo sguardo che macchia, che sospetta, che giudica e vede qualcosa di oscuro dietro un’apparenza innocente.

Come guardiamo la vita? Come guardiamo gli altri? Giovanni ha visto un uomo che libera e cura, che scioglie persone incatenate nell’anima dall’angoscia e dal demonio. Un uomo che semina pace e fa il bene.

Guarisce nel nome di Gesù. Non nel proprio, ma pronunciando Gesù. Non fa male a nessuno, anzi, fa il bene. Ma non è dei loro. Per questo, Giovanni e gli altri discepoli cercano di impedire che continui a fare del bene in nome di Gesù.

È curioso. Detto così suona strano. Forse Giovanni sperava nell’approvazione di Gesù per aver proibito a quell’uomo di parlare in suo nome. Forse erano infastiditi dall’audacia di quell’uomo che osava fare ciò che facevano loro, quello che faceva Gesù, senza permesso.

Il loro sguardo è molto umano. Hanno sicuramente paura di non essere più gli unici, gli eletti. Guardano l’uomo e vedono solo che non appartiene al loro gruppo. Non è dei loro. Hanno l’esclusiva del potere di curare in nome di Gesù. Guardando l’uomo, vedono solo che non è dei loro.

Quell’uomo agisce decentrato, perché non cura a proprio nome, ma in nome di Cristo. È la stessa cosa che Gesù ha chiesto loro quando li ha inviati in missione. Che andassero nel suo nome, che curassero nel suo nome. E ora un altro, uno sconosciuto, usurpa la loro missione.

Lo sguardo dei discepoli a volte è il nostro. Critichiamo. Quello che fanno gli altri ci sembra sbagliato, anche se stanno facendo una cosa buona. Ci fa male il modo in cui lo fanno, il fatto che non abbiano diritto di farlo.

È cosa mia. La posseggo io e nessuno può usarla. Questa persona è di mia proprietà e mi costa quando si avvicina a un altro.

Forse, guardando quell’uomo che guarisce l’anima in nome di Gesù, i discepoli temono di perdere la sua predilezione, quel famoso posto che hanno meritato dopo tanti giorni al suo fianco.

E ora arriva uno qualunque, che non va con loro, e vuole avere il diritto di agire come Gesù. Quante volte la pensiamo così, proteggiamo ciò che è nostro, rifiutiamo gli altri!

Gesù ci chiede di confidare nelle persone, di non condannare con facilità: “Gesù disse: ‘Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi’”.

Gesù li invita alla fiducia. A volte cadiamo nel giudizio e nella gelosia. Ci dà fastidio che altri abbiano il protagonismo, che spicchino o compiano opere più grandi delle nostre. Ci infastidisce e condanniamo.

Gesù ci invita alla misericordia. Chi non è contro di noi è per noi. È bello pensarla così. È uno sguardo positivo sulla vita, sulle persone. Gesù vede solo l’uomo. Vede la rettitudine dell’intenzione.

Io voglio guardare così, al cuore, alla bontà delle persone, a quello che sono nel profondo. Non voglio restare alla facciata, all’apparenza. Non voglio immaginare ciò che si nasconde.

Voglio vedere la verità della sua intenzione. Senza classificare perché non sono dei miei, perché non la pensano come me, perché hanno forme diverse, una vita diversa.

Gesù guarda quell’uomo e lo ammira. Ammira la sua fede. Il suo coraggio. La sua umiltà nel nominarlo, senza indicare se stesso. Si concentra sulle sue azioni, che sono di misericordia. Si concentra sulla sua anima. Non dubita delle sue intenzioni.

Vuole che anche i suoi ripuliscano il proprio sguardo. Chiede loro di non incasellare, di tener conto di tutti, di guardare alle opere e all’amore con cui si compiono. C’è posto per tutti. Per chiunque. Nessuno resta fuori, chiunque sia. Nessuno che Lo nomina compiendo il bene può essere lontano.

Gesù, con pazienza, li aiuta a guardare come Lui. A guardare dentro, non fuori. Con libertà. Senza paura. A guardare l’altro senza pensare a ciò che toglie loro, ma solo a ciò che l’altro è. Giovanni parla con Gesù dopo aver proibito a quell’uomo di parlare. Non Lo hanno consultato prima. Lo fanno e poi glielo raccontano.

Molte volte io faccio lo stesso. Racconto a Gesù ciò che ho fatto e voglio che mi appoggi, che si congratuli con me, che confermi quella decisione che ho preso senza sedermi a parlarne prima con Lui. Senza avergli chiesto di aiutarmi a guardare con i suoi occhi. Ad amare con il suo cuore.

Gesù vuole che i suoi siano di animo grande, non meschini. Comprensivi, accoglienti, rispettosi, aperti. Insegna loro a condividere ciò che hanno senza volerlo tener per sé. Ad essere generosi. A donare. Senza avere gelosie, né invidia.

Dio valorizza qualsiasi cosa, anche piccola, che facciamo. Anche offrire un bicchier d’acqua. La sua misura è generosa. Il suo amore è senza misura. Oggi esaminiamo il nostro sguardo. Quante volte, ogni sera, diciamo lo stesso a Gesù: “Gesù, oggi ho visto…”, e gli raccontiamo le lamentele che abbiamo sugli altri e il bene che abbiamo fatto noi, e aspettiamo la sua approvazione…

E Gesù, come quella notte con Giovanni, ci accoglie, ci dice di amare, di uscire da noi stessi, di guardare partendo dall’altro, non da noi. Ciò che fa l’altro non deve essere motivo di gelosia, di paragone, di giudizio o di minaccia.

Gesù ci insegna a guardare fino in fondo. Forse quella persona non crede, o la sua fede è diversa, o le sue idee non hanno a che vedere con le mie, ma nelle sue opere, nella sua bontà, Dio è presente.

È curioso come Gesù e Giovanni vedano lo stesso fatto in modo diverso. Forse grazie al fatto che hanno parlato, Giovanni ha potuto guardare in un modo nuovo. Giovanni era nobile, amava Gesù e si fidava di Lui. Tutto questo, a poco a poco, forgiava la sua anima sul modello di Gesù.

Com’è il mio sguardo? Lo sguardo di Gesù mi commuove. Siamo tutti suoi, non c’è fuori né dentro. Siamo di Dio. Chi arriva per primo e chi arriva per ultimo.

Che bel modo di regalare senza voler tenere per sé! Gesù dà ciò che ha, e non gli importa che altri lo usino. Quanto ci costa dare quello che siamo gratis, senza condizioni, senza tener conto del risultato!

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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