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Il Papa esorta l’America e il mondo a garantire la piena libertà religiosa

CTV
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Il discorso del Santo Padre a Philadelphia, all’Independence Mall

In un mondo dove le diverse forme di tirannia moderna cercano di sopprimere la libertà religiosa, o cercano di ridurla a una sotto-cultura senza diritto di espressione nella sfera pubblica, o ancora cercano di utilizzare la religione come pretesto per l’odio e la brutalità, è doveroso che i seguaci delle diverse religioni uniscano le loro voce per invocare la pace, la tolleranza, il rispetto della dignità e dei diritti degli altri.

Viviamo in un mondo soggetto «alla globalizzazione del paradigma tecnocratico» (Enc. Laudato si’, 106), che mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. Le religioni hanno quindi il diritto e il dovere di far comprendere che è possibile costruire una società in cui «un sano pluralismo, che davvero rispetti gli altri ed i valori come tali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 255) è un «prezioso alleato nell’impegno per la difesa della dignità umana […] una via di pace per il nostro mondo ferito» (ibid., 257).

I Quaccheri che hanno fondato Filadelfia sono stati ispirati da un profondo senso evangelico della dignità di ogni persona e dall’ideale di una comunità unita dall’amore fraterno. Tale convinzione li ha condotti a fondare una colonia che sarebbe stata un paradiso di libertà religiosa e di tolleranza. Questo significato di impegno fraterno per la dignità di tutti, specialmente dei deboli e dei vulnerabili, è diventato parte essenziale dello spirito americano. Durante la sua visita negli Stati Uniti nel 1987, san Giovanni Paolo II vi ha reso un tributo commovente, ricordando a tutti gli americani che «la prova decisiva della vostra grandezza è il modo con cui voi rispettate ogni persona umana, specialmente quelle più deboli e indifese» (Discorso nella cerimonia di congedo all’aereoporto di Detroit, 19 settembre 1987, 3).

Colgo ora l’occasione per ringraziare tutti coloro che, qualunque sia la loro religione, hanno cercato di servire il Dio della pace costruendo città animate dall’amore fraterno, prendendosi cura del prossimo nel bisogno, difendendo la dignità del dono divino della vita, in ogni sua fase, difendendo la causa dei poveri e dei migranti. Troppo spesso quanti hanno bisogno del nostro aiuto sono incapaci di farsi sentire. Voi siete la loro voce, e molti tra voi hanno lealmente permesso al loro grido di essere ascoltato. Con questa testimonianza, che spesso incontra forte resistenza, voi ricordate alla democrazia americana gli ideali per i quali essa è stata fondata, e che la società viene indebolita ogni volta e dovunque l’ingiustizia prevale.

Un momento fa ho parlato della tendenza ad una globalizzazione: la globalizzazione non è cattiva, al contrario, la tendenza a alla globalizzazione è buona, c’unisce. Quello che può essere cattivo è il modo di farlo. Se una globalizzazione pretende di appiattire tutti come se fosse una sfera, quella globalizzazione distrugge la ricchezza e la particolarità di ogni persona e di ogni popolo. Se una globalizzazione cerca di unire tutti ma rispettando ogni persona, alla sua persona, alla sua ricchezza, alla sua peculiarità, rispettando ad ogni popolo, ad ogni ricchezza, alla sua peculiarità la globalizzazione è buona, ci fa crescere a tutti e ci porta alla pace. Mi piace usare un po’ qui la geometria: se la globalizzazione è una sfera dove ogni punto è uguale, equidistante del centro, annulla, non è buona. Se la globalizzazione unisce come un poliedro dove stanno tutti uniti ma ognuno conserva la sua identità, è buona, e fa crescere un paese, e dà dignità a tutti gli uomini, e concede loro diritti [paragrafo aggiunto a braccio durante il discorso].

In mezzo a noi oggi ci sono membri della grande popolazione ispanica d’America, come pure rappresentanti di recenti immigrati negli Stati Uniti. Vi saluto tutti con particolare affetto! Molti di voi sono immigrati in questo Paese pagando personalmente un alto prezzo, ma con la speranza di costruire una nuova vita. Non scoraggiatevi per le sfide e le difficoltà che dovete affrontare, quali che siano. Vi chiedo di non dimenticare che, come quelli che vi hanno preceduto, voi apportate molti talenti alla vostra nuova nazione. Non vergognatevi delle vostre tradizioni. Non dimenticate le lezioni apprese, specialmente dai vostri anziani, che sono il contributo col quale potete arricchire la vita di questo Paese americano. Lo ripeto, non vergognatevi di ciò che fa parte di voi, il sangue della vostra vita. Voi siete anche chiamati ad essere cittadini responsabili e a contribuire in maniera fruttuosa alla vita delle comunità in cui vivete. Penso in particolare alla fervida fede di molti di voi, al senso profondo della vita familiare e a tutti gli altri valori che avete ereditato. Portando i vostri contributi, non troverete soltanto il vostro posto qui, ma aiuterete a rinnovare la società dall’interno.

Cari amici, vi ringrazio della vostra calorosa accoglienza e per esservi radunati oggi con me. Possano questa nazione e ciascuno di voi essere rinnovati nella gratitudine per le tante benedizioni e libertà di cui godete. E possiate difendere questi diritti, specialmente la vostra libertà religiosa, perché essa vi è stata data da Dio stesso. Che Egli vi benedica tutti. Vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.

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