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E’ possibile incontrare Gesù anche nello smog delle città, assicura il Papa

CARL COURT / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP
NEW YORK, NY - SEPTEMBER 25: Pope Francis waves as he rides through Central Park in a Papal motorcade on September 25, 2015 in New York City. The Pope is in New York on a two-day visit. He spoke at the United Nations General-Assembly earlier and will lead a Mass in Madison Square Garden tonight. Carl Court/Getty Images/AFP
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Messa di papa Francesco a Madison Square Garden dopo il bagno di folla nel Central Park

di Iacopo Scaramuzzi

«Come trovare Dio che vive con noi in mezzo allo “smog” delle nostre città?». Nel cuore di New York, al Madison Square Garden papa Francesco, negli Stati Uniti per la prima volta, parte dal profeta Isaia («Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce»), passa dalla sua esperienza come pastore di Buenos Aires, per porre un interrogativo ai fedeli statunitensi, sottolineando, in spagnolo, che le metropoli ricordano «la varietà di culture, tradizioni e storie» del nostro mondo, ma rischiano anche di relegare «nei nostri marciapiedi in un anonimato assordante», «gli stranieri, i loro figli che non ottengono la scolarizzazione, le persone prive di assistenza medica, i senzatetto, gli anziani soli».

Jorge Mario Bergoglio è giunto allo stadio newyorkese, che può contenere 20mila persone, dopo aver attraversato il Central Park, a Manhattan, salutato, a bordo della papamobile, da una folla di decine di migliaia di persone. In lieve anticipo sul programma, ha poi salutato lungamente i fedeli presenti nel Madison Square Garden facendo, due volte, il giro tra i fedeli a bordo di una auto elettrica, e fermandosi in particolare a salutare alcuni bambini malati.


«Ci troviamo nel Madison Square Garden, luogo emblematico di questa città, sede di importanti incontri sportivi, artistici, musicali, che raduna persone provenienti da diverse parti, e non solo di questa città, ma del mondo intero», ha detto il Papa, che ha iniziato la Messa con una preghiera in inglese ma ha poi pronunciato l’omelia nella sua lingua materna. «In questo luogo che rappresenta le diverse facce della vita dei cittadini che si radunano per interessi comuni, abbiamo ascoltato il profeta Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”». Il popolo che camminava «carico dei suoi successi ed errori, delle sue paure e opportunità», «con le sue gioie e speranze, con le sue delusioni e amarezze», «ha visto una grande luce». Arrivando alle grandi città di oggi, «con il profeta oggi possiamo dire: il popolo che cammina, respira e vive dentro lo “smog” ha visto una grande luce, ha sperimentato un aria di vita», ha detto Francesco suscitando un applauso dei fedeli.

«Vivere in una grande città – ha proseguito il Papa – è qualcosa di piuttosto complesso: un contesto multiculturale con grandi sfide non facili da risolvere. Le grandi città ci ricordano la ricchezza nascosta nel nostro mondo: la varietà di culture, tradizioni e storie. La varietà di lingue, di vestiti, di cibi. Le grandi città diventano poli che sembrano presentare la pluralità dei modi che noi esseri umani abbiamo trovato di rispondere al senso della vita nelle circostanze in cui ci trovavamo. A loro volta, le grandi città nascondono il volto di tanti che sembrano non avere cittadinanza o essere cittadini di seconda categoria. Nelle grandi città, nel rumore del traffico, nel “ritmo dei cambiamenti”, rimangono coperte le voci di tanti volti che non hanno “diritto” alla cittadinanza, non hanno diritto a far parte della città – gli stranieri, i loro figli (e non solo) che non ottengono la scolarizzazione, le persone prive di assistenza medica, i senzatetto, gli anziani soli – confinati ai bordi delle nostre strade, nei nostri marciapiedi in un anonimato assordante. Entrano a far parte di un paesaggio urbano che lentamente diventa naturale davanti ai nostri occhi e specialmente nel nostro cuore. Sapere che Gesù continua a percorrere le vostre strade, mescolandosi vitalmente al suo popolo, coinvolgendosi e coinvolgendo le persone in un’unica storia di salvezza, ci riempie di speranza, una speranza che ci libera da quella forza che ci spinge a isolarci, a ignorare la vita degli altri, la vita della nostra città. Una speranza che ci libera da “connessioni” vuote, dalle analisi astratte, o dal bisogno di sensazioni forti. Una speranza che non ha paura di inserirsi agendo come fermento nei posti dove ti tocca vivere e agire. Unasperanza che ci chiama a guardare in mezzo allo “smog” la presenza di Dio che continua a camminare nella nostra città. Com’è questa luce che passa per le nostre strade? Come trovare Dio che vive con noi in mezzo allo “smog” delle nostre città? Come incontrarci con Gesù vivo e operante nell’oggi delle nostre città multiculturali?».

La risposta, per papa Francesco, la fornisce lo stesso profeta Isaia, quando definisce Gesù «consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace». Il Papa ha analizzato concetto per concetto: consigliere mirabile (Gesù spinge i discepoli «ad andare incontro agli altri, dove realmente sono e non dove ci piacerebbe che fossero»),Dio potente (che «si è mescolato con le nostre cose, nelle nostre case, con i nostri tegami», ha detto il Papa citando santa Teresa), padre per sempre («Andate e annunciate, andate e vivete che Dio è in mezzo a voi come un Padre misericordioso che esce ogni mattina e ogni sera per vedere se suo figlio torna a casa, e appena lo vede venire corre ad abbracciarlo», ha detto il Papa tra gli applausi), principe della pace (Dio che «cammina al nostro fianco», «ci libera dall’anonimato, da una vita senza volti, vuota, e ci introduce alla scuola dell’incontro», «ci libera dalla guerra della competizione, dell’autoreferenzialità, per aprirci al cammino della pace»).

Dio, ha concluso Francesco, «vive nelle nostre città; la Chiesa vive nelle nostre città e vuole essere fermento nella massa, vuole mescolarsi con tutti, accompagnando tutti», ha concluso il Papa tra gli applausi, «e noi siamo suoi testimoni».

«Papa Francesco», ha detto il cardinale Timothy Dolan a conclusione della Messa, «ogni domenica preghiamo per, e in comunione con, lei. E, ora, lei è qui». La folla del Madison Square Garden è esplosa in una standing ovation, tra urla, fischi e cori, durata alcuni minuti, e continuata anche quando, finita la celebrazione, il Papa è sceso dal palco e si è diretto all’uscita.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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