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Francesco: a Ground Zero la bontà eroica di tanti testimoni

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Vatican Insider - pubblicato il 25/09/15

Il papa insieme ai leder religiosi: "Nelle differenze è possibile vivere in un mondo di pace"

di Paolo Mastrolilli

«Qui in mezzo al dolore lacerante, possiamo toccare con mano la capacità di bontà eroica di cui è anche capace l’essere umano, la forza nascosta a cui sempre dobbiamo fare appello. Nel momento di maggior dolore, sofferenza, voi siete stati testimoni dei più grandi atti di dedizione e di aiuto. Mani tese, vite offerte. In una metropoli che può sembrare impersonale, anonima, di grandi solitudini, siete stati capaci di mostrare la potente solidarietà dell’aiuto reciproco, dell’amore e del sacrificio personale». Così ha parlato Papa Francesco a Ground Zero, cercando non solo di ricordare il dolore e omaggiare la memoria della vittime degli attentati dell’11 settembre 2001, ma anche di vedere ragioni di speranza, le conferme della bontà degli uomini nella tragedia.

Il pontefice è arrivato a Ground Zero dopo il discorso all’Onu, e si è fermato davanti alle due fontane che oggi occupano il luogo dove c’erano le fondamenta delle Torri Gemelle. Ha incontrato una ventina di famigliari delle vittime e ha partecipato ad una preghiera interconfessionale: «O Dio dell’amore, della compassione e del conforto, guarda a noi, genti di molte fedi e tradizioni religiose diverse, che si sono riunite oggi in questo luogo di dolore e violenza indicibili. Ti chiediamo nella tua bontà di dare luce e pace eterna a tutti coloro che morirno qui». La preghiera è proseguita con un appello: «Dio della pace, porta la pace nel nostro mondo violento, pace nei cuori degli uomini e delle donne, pace fra le nazioni della Terra. Conduci verso la tua strada dell’amore coloro che hanno cuori e menti consumate dall’odio, e che giusificano le uccisioni nel nome della religione».

Francesco poi è sceso nelle viscere del Memorial, la sala delle fondamenta dove è ancora esposto lo “slurry wall”, il muro di cemento armato che aveva fermato le acque dell’Hudson River dopo l’attentato. «Diversi sentimenti, emozioni provoca in me il trovarmi qui a Ground Zero, dove migliaia di vite sono state strappate in un atto insensato di distruzione. Qui – ha detto il Papa – il dolore è palpabile. L’acqua che vediamo scorrere verso questo centro vuoto, ci ricorda tutte quelle vite che stavano sotto il potere di quelli che credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti. E’ il grido silenzioso di quanti hanno sofferto nella loro carne la logica della violenza, dell’odio, della vendetta. Una logica che può produrre solo dolore, sofferenza, distruzione, lacrime. L’acqua che scorre giù è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per tante distruzioni di oggi. Questo è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune. E’ acqua che ci ricorda il pianto di ieri e il pianto di oggi».

campana

Poi ha aggiunto: «Qualche minuto fa ho incontrato alcune famiglie dei primi soccorritori caduti in servizio. Nell’incontro ho potuto constatare ancora una volta come la distruzione non è mai impersonale, astratta o solo di cose; ma che soprattutto ha un volto e una storia, è concreta, possiede dei nomi. Nei familiari, si può vedere il volto del dolore, un dolore che ci lascia attoniti e grida al cielo. Ma, a loro volta, essi mi hanno saputo mostrare l’altra faccia di questo attentato, l’altra faccia del loro dolore: la potenza dell’amore e del ricordo. Un ricordo che non ci lascia vuoti. Il nome di tante persone care sono scritti qui dove c’erano le basi delle torri, e così li possiamo vedere, toccare e mai più dimenticarli. Qui in mezzo al dolore lacerante, possiamo toccare con mano la capacità di bontà eroica di cui è anche capace l’essere umano, la forza nascosta a cui sempre dobbiamo fare appello».

Quindi il Papa ha ricordato gli atti di eroismo e bontà, e ha aggiunto: «In quel momento non era una questione di sangue, di origine, di quartiere, di religione o di scelta politica; era questione di solidarietà, di emergenza, di fraternità. Era questione di umanità. I pompieri di New York sono entrati nelle torri che stavano crollando senza fare tanta attenzione alla propria vita. Molti sono caduti in servizio e col loro sacrificio hanno salvato la vita di tanti altri». Così «questo luogo di morte si trasforma anche in un luogo di vita, di vite salvate, un canto che ci porta ad affermare che la vita è sempre destinata a trionfare sui profeti della distruzione, sulla morte, che il bene avrà sempre la meglio sul male, che la riconciliazione e l’unità vinceranno sull’odio e sulla divisione».

papa e donne religiose

Un sentimento che vale per le persone di tutte le fedi: «Mi riempie di speranza, in questo luogo di dolore e di ricordo, l’opportunità di associarmi ai leader che rappresentano le molte religioni che arricchiscono la vita di questa città. Spero che la nostra presenza qui sia un segno potente delle nostre volontà di condividere e riaffermare il desiderio di essere forze di riconciliazione, forze di pace e giustizia in questa comunità e in ogni parte del mondo. Nelle differenze, nelle discrepanze è possibile vivere in un mondo di pace. Davanti ad ogni tentativo di rendere uniformi è possibile e necessario riunirci dalle diverse lingue, culture, religioni e dare voce a tutto ciò che vuole impedirlo. Insieme oggi siamo invitati a dire: “no” ad ogni tentativo uniformante e “sì” ad una differenza accettata e riconciliata».

La sua riflessione quindi lo ha spinto a guardare al futuro: «Per questo scopo abbiamo bisogno di bandire i nostri sentimenti di odio, di vendetta, di rancore. E sappiamo che ciò è possibile soltanto come un dono del cielo. Qui, in questo luogo della memoria, ciascuno nella sua maniera, ma insieme. Vi propongo di fare un momento di silenzio e preghiera. Chiediamo al cielo il dono di impegnarci per la causa della pace. Pace nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità. Pace in quei luoghi dove la guerra sembra non avere fine. Pace sui quei volti che non hanno conosciuto altro che dolore. Pace in questo vasto mondo che Dio ci ha dato come casa di tutti e per tutti. Soltanto, pace. Così la vita dei nostri cari non sarà una vita che finirà nell’oblio, ma sarà presente ogni volta che lottiamo per essere profeti di ricostruzione, profeti di riconciliazione, profeti di pace».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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