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Perché sempre più giovani donne si allontanano dalla Chiesa?

Jeffrey Bruno/Aleteia
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di Lucetta Scaraffia

Mentre statistiche e studi confermano l’allontanamento delle donne giovani dalla Chiesa e la crisi delle vocazioni femminili si sta facendo sempre più seria, soprattutto per quanto riguarda le congregazioni di vita attiva, le parrocchie sembrano funzionare solo grazie al volontariato femminile.

Sono infatti donne di mezza età, o decisamente anziane, quelle che si occupano del catechismo, dell’assistenza, e spesso anche degli aspetti economici e burocratici della vita parrocchiale. Un piccolo esercito di donne che, dal ruolo tradizionale di collaboratrici per la cura del luogo di culto e dei suoi annessi, ha allargato i suoi interventi a settori molto più qualificati della vita parrocchiale, innanzi tutto l’insegnamento catechistico.

Questa forte presenza femminile, ormai essenziale per il funzionamento della Chiesa sul territorio, fa riflettere. Ne ha colto le necessarie e possibili conseguenze Giuliano Zanchi, nell’ultimo numero della «Rivista del clero italiano», con la proposta, proprio a partire da questa ormai indispensabile collaborazione, di dare nella vita della Chiesa uno spazio più ampio di tipo decisionale e consultivo alle donne.

A vedere i dati a cui si è accennato all’inizio, la proposta agli occhi di molti sacerdoti può sembrare coraggiosa. In realtà arriva molto in ritardo, forse troppo, per garantire alla Chiesa la collaborazione delle giovani.

Sicuramente l’intenzione di don Zanchi è buona, anzi ottima, ma che il suo testo arrivi in ritardo rispetto alla realtà è dimostrato anche da un altro fatto: nel suo articolo non cita neppure un libro scritto da una donna, anche se certo li conosce, ma solo saggi di uomini, come Armando Matteo e Ivan Illich. È per lo meno curioso che, nell’affrontare un tema sul quale le donne hanno scritto tantissimo — affrontando la questione da ogni punto di vista, e avanzando tante proposte concrete di cambiamento — non si sia fatto riferimento a nessuna di loro, ma si sia preferito parlare di un libretto di taglio sociologico e di un interessante studio antropologico (ma vecchio di mezzo secolo), scritti entrambi da uomini. È un dato di fatto rivelatore, che dice molto sull’invisibilità delle donne nel mondo dei chierici.

E rivela anche un atteggiamento che, pur mascherato, rimane inevitabilmente paternalistico. Come paternalistica è la conclusione finale: le donne tengono in piedi le parrocchie, quindi meritano di essere prese in considerazione.

Bisogna però capire perché le donne non sono state citate. Le teologhe ormai sono tante — presenti ora non simbolicamente anche nella Commissione teologica internazionale — e dicono apertamente che, se «maschio e femmina Dio li creò» facendoli «a sua immagine e somiglianza», l’immagine di Dio è anche femminile. E la rilettura dei testi sacri da parte di molte studiose, cattoliche e protestanti, ma anche di studiosi più avvertiti, ha fatto riscoprire un aspetto finora ignorato, se pure sotto gli occhi di tutti: l’atteggiamento rivoluzionario di Gesù nei confronti delle donne, e la loro straordinaria importanza nei vangeli.

In sostanza, negli ultimi decenni nella cultura cristiana è maturata una vera e propria rivoluzione culturale, che non si può più ignorare, e che trasforma completamente il ruolo della donna dalle fondamenta. Le donne hanno ogni diritto di partecipare da pari alla vita della Chiesa.

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