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Quando sono nate le indulgenze?

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In "Il Tempo della Misericordia" si spiega come si espiavano i peccati nei primi secoli del cristianesimo

Quando si sono diffuse le indulgenze che si potranno ricevere nel corso del Giubileo della Misericordia? E’ una pratica che nasce in occasione del primo giubileo del 1300 o è più antica?

Marco Roncalli in “Il Tempo della Misericordia” (edizioni San Paolo) spiega con chiarezza sia qual è l’origine della pratica della indulgenza, sia la sua evoluzione (piuttosto) clamorosa, che è maturata intorno all’anno 1000.

Prima di tutto l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi per quanto riguarda la colpa (per i quali cioè si è già ottenuta l’assoluzione confessandosi). L’indulgenza è una remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa. L’indulgenza è parziale o plenaria a seconda che liberi in parte, o in tutto, dalla pena temporale dovuta ai peccati.

LA RIAMMISSIONE DEI BATTEZZATI

Come sottolinea Roncalli, l’indulgenza deriva dall’evoluzione di pratiche penitenziali dal carattere prima pubblico e poi privato. Sappiamo infatti che nei primi secoli del cristianesimo i battezzati che avevano commesso peccati erano estromessi dalla comunità e riammessi dopo una penitenza (che aveva come fine l’espiazione piena e la guarigione dell’anima) imposta dalla stessa comunità o dal vescovo. Questi, constatata la purificazione del peccatore, sostenuta con la preghiera nelle celebrazioni liturgiche, ne rimettevano la pena inflitta e comprovavano il pentimento: una remissione dunque laboriosa dove l’essenziale per il peccatore era riconoscersi colpevole davanti a Dio e alla comunità.

L’ALBA DELLE INDULGENZE

Ma è soprattutto fra l’XI e il XII secolo a farsi largo la consuetudine che, per l’intercessione della preghiera della Chiesa e anche perché la Chiesa non abbandona i peccatori, i vescovi possono commutare la penitenza imposta dai sacerdoti, renderla più sopportabile, sostituirla, ridurla o annullarla, in cambio di prestazioni a vantaggio della comunità, lavori, elemosine. In un mondo morbosamente preoccupato dalla remissione dei peccati, osserva l’autore di “Il Tempo della Misericordia”, è l’alba delle indulgenze.

LA PAURA DEL CASTIGO DIVINO

Ma non è tutto. Si va affermando la confessione auricolare per tutti i cristiani (stabilita dal Concilio Laterano del 1215) come elemento centrale della penitenza e condizione del perdono. E si affaccia una nuova dottrina, quella della «contrizione» necessaria alla confessione. In sintesi, pentimento e volontà d’espiazione non sono considerati perfetti se attribuibili non alla “contrizione” (il dispiacere per l’offesa a Dio), ma all’«attrizione» (la paura del castigo divino).

LA PENA TEMPORALE

San Tommaso d’Aquino spiega in proposito che ogni peccato grave comporta una duplice pena: una eterna a causa del distacco da Dio, una temporale a causa dell’attaccamento disordinato alle creature. Mentre l’assoluzione sacramentale rimette la pena eterna, la pena temporale può e deve essere tolta mediante una più intensa adesione a Cristo, attraverso la totale ricostruzione della vita cristiana dopo che il peccato l’ha sgretolata: a questo punto entra in scena la dottrina delle indulgenze attinte dal «tesoro dei meriti di Cristo».

TARIFFARI PER IL PARADISO

E allora, in un’epoca che vive l’ossessione del peccato, del giudizio di Dio, che alla fine del XII secolo vede già nelle immagini dei predicatori il Purgatorio, si afferma pure l’idea che l’indulgenza, formalmente non legata a una penitenza da compiere per un peccato definito, ma offerta dal soccorso della Chiesa per una piena purificazione difficile da realizzare (un bene quindi trasferibile), possa essere applicata all’aldilà. Per abbreviare il tempo della pena dopo la morte in Purgatorio, per accedere prima in Paradiso, si stabilisce così una nuova «contabilità per l’oltretomba»: con tariffari, compravendite di indulgenze, tra oboli e opere da onorare, secondo l’entità della pena da espiare.

“PLENARIA PER I CROCIATI”

Tornando alle indulgenze per i vivi e scandagliando a partire dall’anno Mille, Roncalli ne trova diverse, che in qualche modo anticipino l’istituto giubilare del 1300. Ma una sola è plenaria: l’indulgenza per i crociati. Alessandro II nel 1063 concede «l’indulgenza plenaria» (cioè una piena remissione della penitenza conseguente al peccato) a chi partecipa alla crociata contro i mori di Spagna; Urbano II nel 1095 dichiara al Concilio di Clermont: «Ogni uomo che parta per Gerusalemme con l’esercito per liberare la Chiesa di Dio avrà rimessa l’intera pena per i suoi peccati».

ERETICI E GHIBELLINI

Partecipare alla crociata contro i nemici della cristianità garantisce dunque totale condono delle pene per i peccati commessi. Non solo i crociati della Terrasanta: anche chi partecipava alle crociate contro gli eretici o i ghibellini nemici della Chiesa conseguiva poi un’indulgenza giubilare.

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