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Papa Francesco “L’essenza dell’essere pastori è pregare, predicare e pascere”

CTV

Sala Stampa della Santa Sede - pubblicato il 23/09/15

Il dialogo è il nostro metodo, non per astuta strategia, ma per fedeltà a Colui che non si stanca mai di passare e ripassare nelle piazze degli uomini fino all’undicesima ora per proporre il suo invito d’amore (Mt 20,1-16).

La via è pertanto il dialogo tra di voi, dialogo nei vostri Presbiteri, dialogo con i laici, dialogo con le famiglie, dialogo con la società. Non mi stancherei di incoraggiarvi a dialogare senza paura. Tanto più è ricco il patrimonio, che con parresia avete da condividere, tanto più sia eloquente l’umiltà con la quale lo dovete offrire. Non abbiate paura di compiere l’esodo necessario ad ogni autentico dialogo. Altrimenti non è possibile comprendere le ragioni dell’altro né capire fino in fondo che il fratello da raggiungere e riscattare, con la forza e la prossimità dell’amore, conta più di quanto contano le posizioni che giudichiamo lontane dalle nostre pur autentiche certezze. Il linguaggio aspro e bellicoso della divisione non si addice alle labbra del Pastore, non ha diritto di cittadinanza nel suo cuore e, benché sembri per un momento assicurare un’apparente egemonia, solo il fascino durevole della bontà e dell’amore resta veramente convincente.

Bisogna lasciare che perennemente risuoni nel nostro cuore la parola del Signore: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11,28-30). Il giogo di Gesù è giogo d’amore e perciò è garanzia di ristoro. Alle volte ci pesa la solitudine delle nostre fatiche, e siamo talmente carichi del giogo che non ricordiamo più di averlo ricevuto dal Signore. Ci sembra solo nostro e quindi ci trasciniamo come buoi stanchi nel campo arido, minacciati dalla sensazione di aver lavorato invano, dimentichi della pienezza del ristoro collegata indissolubilmente a Colui che ci ha fatto la promessa.

Imparare da Gesù; meglio ancora, imparare Gesù, mite e umile; entrare nella sua mitezza e nella sua umiltà mediante la contemplazione del suo agire. Introdurre le nostre Chiese e il nostro popolo, non di rado schiacciato dalla dura ansia di prestazione, alla soavità del giogo del Signore. Ricordare che l’identità della Chiesa di Gesù è assicurata non dal “fuoco dal cielo che consuma” (Lc 9,54), ma dal segreto calore dello Spirito che “sana ciò che sanguina, piega ciò che è rigido, drizza ciò che è sviato”.

La grande missione che il Signore ci affida, noi la svolgiamo in comunione, in modo collegiale. È già tanto dilaniato e diviso il mondo! La frammentazione è ormai di casa ovunque. Perciò, la Chiesa, “tunica inconsutile del Signore” non può lasciarsi dividere, frazionare o contendere.

La nostra missione episcopale è primariamente cementare l’unità, il cui contenuto è determinato dalla Parola di Dio e dall’unico Pane del Cielo, con cui ognuna delle Chiese a noi affidate resta Cattolica, perché aperta e in comunione con tutte le Chiese Particolari e con quella di Roma che “presiede nella carità”. È un imperativo, pertanto, vegliare per tale unità, custodirla, favorirla, testimoniarla come segno e strumento che, di là di ogni barriera, unisce nazioni, razze, classi, generazioni.

L’imminente Anno Santo della Misericordia, introducendoci nella profondità inesauribile del cuore divino, nel quale non abita alcuna divisione, sia per tutti occasione privilegiata per rafforzare la comunione, perfezionare l’unità, riconciliare le differenze, perdonarsi a vicenda e superare ogni divisione, così che risplenda la vostra luce come “la città costruita sul monte” (Mt 5,14).

Tale servizio all’unità è particolarmente importante per la vostra amata Nazione, le cui vastissime risorse materiali e spirituali, culturali e politiche, storiche e umane, scientifiche e tecnologiche impongono responsabilità morali non indifferenti in un mondo frastornato e faticosamente alla ricerca di nuovi equilibri di pace, prosperità ed integrazione. È, pertanto, parte essenziale della vostra missione offrire agli Stati Uniti d’America l’umile e potente lievito della comunione. Sappia l’umanità che l’essere abitata dal “sacramento di unità” (Lumen gentium, 1) è garanzia che il suo destino non è l’abbandono e la disgregazione.

Tale testimonianza è un faro che non può spegnersi. Infatti, nel denso buio della vita, gli uomini hanno bisogno di lasciarsi guidare dalla sua luce, per essere certi del porto che li aspetta, sicuri che le loro barche non si schianteranno sugli scogli né saranno in balia delle onde. Perciò vi incoraggio ad affrontare le sfide del nostro tempo. Nel fondo di ciascuna di esse sta sempre la vita come dono e responsabilità. Il futuro della libertà e della dignità delle nostre società dipende dal modo in cui sapremo rispondere a tali sfide.

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papa francesco
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