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Prima la strage, poi la pizza. L’assenza di scrupoli nell’azione del mafioso

Public Domain
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Gioacchino La Barbera è uno dei protagonisti della strage di Capaci. «Coinvolte anche persone che non erano di Cosa Nostra»

Un crimine efferato. La freddezza dei killer, la potenza della strage. Sono queste le immagini che si raccolgono ascoltando il racconto che Gioacchino La Barbera fa della strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone e gli uomini della sua scorta.

ASSENZA DI SCRUPOLI

Nessuno scrupolo, solo tanta violenza cieca. E come se un cuore non lo avesse mai avuto questo uomo che fu tra i principali strateghi della strage poiché diede il via libera per far innescare l’esplosivo agli altri uomini appostati nei pressi dello svincolo di Capaci.

“LO AVEVO MESSO IO L’ESPLOSIVO”

«Sentii un boato, fortissimo, poi vidi alzarsi un’enorme nuvola di fumo alta quasi cinquanta metri…». La Barbera racconta a La Repubblica (21 settembre) quel pomeriggio del 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci. L’ex uomo d’onore della famiglia mafiosa di Altofonte, collaboratore di giustizia condannato a 14 anni grazie agli sconti per il pentimento, ora ha un altro nome, una nuova vita, e ci chiede di mantenere segreta la località dove vive sotto protezione. «Fui io a dare il segnale agli altri appostati sulla collina. Ero in contatto telefonico con Nino Gioè. Sapevamo che il giudice sarebbe arrivato di venerdì o sabato…Era tutto pronto, e il cunicolo già imbottito di esplosivo. Ce lo avevo messo io, due settimane prima».

“STASERA MANGIAMOCI UNA PIZZA”

Quando gli dissero che la macchina blindata era partita da Palermo per l’aeroporto, «mi portai con la mia Lancia Delta sulla via che costeggia l’autostrada Palermo-Punta Raisi, all’altezza del bar Johnnie Walker… Seguii il corteo delle macchine blindate parlando al cellulare con Gioè. Andavano più piano del previsto, sui 90-100 chilometri orari… Chiusi la telefonata dicendo vabbè ci vediamo stasera… amuninni a mangiari ‘na pizza».

COLLUSIONI CON LA POLITICA

Nel gruppo che organizzò la strage, ha denunciato La Barbera, «c’era anche uno che non era dei nostri, forse un uomo dei servizi», parlando anche di presunti legami tra Totò Riina e alcuni ministri democristiani dell’epoca. A testimonianza di come fosse intricata la rete di legami tra mafiosi e istituzioni.

LA NUOVA VITA

Da diversi anni quest’uomo ha però deciso di cambiare la sua esistenza. E’ collaboratore di giustizia condannato a 14 anni grazie agli sconti per il pentimento. Ora ha un altro nome, una nuova vita, e abita in una località segreta sotto protezione.

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