Ricevi Aleteia tutti i giorni
Aleteia

La mano tesa del Sinodo su conviventi e divorziati risposati

Avanguard Photography
Condividi
Commenta

Trovare le formule giuste per integrarli a pieno nella vita cristiana. Questo è l'obiettivo indicato da tre autorevoli vescovi e un eminente teologo

Aperture verso le famiglie formate da conviventi e verso i divorziati risposati. Si allarga sempre più il novero delle personalità del mondo della Chiesa che viaggia in questa direzione. Il Sinodo inizia tra due settimane, il prossimo 4 ottobre, e dall’assemblea dei Padri sinodali dovranno fuoriuscire messaggi ben definiti su questi argomenti.

“SI TORNA AL VANGELO DELLA FAMIGLIA”

Secondo l’arcivescovo di Cheti-Vasto, mons.Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo e teologo tra più ascoltati gli obiettivi sono due: tornare ad annunciare il Vangelo della famiglia e mostrare nei confronti delle famiglie ferite un’accoglienza non più intessuta soltanto di buoni propositi.

SCUOLA DI UMANITA’

«Innanzi tutto – spiega ad Avvenire (21 settembre) – mi sembra opportuno ricordare le aspettative che il Papa ripone in questo Sinodo. In un momento storico in cui la famiglia è spesso in crisi per diversi motivi e in cui spesso si preferisce la semplice convivenza al matrimonio, Francesco desidera che si torni ad annunciare nella sua pienezza e nella sua verità il Vangelo della famiglia e del matrimonio, si torni a spiegare che la famiglia è scuola di umanità, di socializzazione, di ecclesialità. In secondo luogo c’è l’esigenza di esprimere alle famiglie ferite e alle persone impegnate in un nuovo vincolo la misericordia che Dio ha per ciascuna di loro».

INTEGRARE I DIVORZIATI RISPOSATI

Sul fronte dei divorziati risposati, però, nessuna decisione frettolosa: «Accoglienza e di attenzione non portano necessariamente alla riammissione al sacramento dell’Eucaristia. La prima necessità è quella di integrare nuovamente queste persone nella comunità. Sull’eventuale riammissione all’Eucaristia il Sinodo farà le sue proposte e, in ultima istanza, spetterà al Papa decidere».

L’APERTURA AL PENTIMENTO

Il primo punto «su cui tutti convergono», evidenzia Forte, «è la necessità della presa di coscienza da parte della persona degli errori commessi e l’apertura del cuore al pentimento. Non si tratta di una scorciatoia. La presa di coscienza riguarda la consapevolezza di aver fallito rispetto al disegno di Dio. Il pentimento schiude al cambiamento interiore»

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni