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Papa Francesco: lo sguardo di Gesù cambia il cuore

RODRIGO ARANGUA / AFP
People wait for the arrival of Pope Francis at a square named for Cuban independence hero Calixto Garcia in Holguin, in eastern Cuba, where he will give a morning mass, on September 21, 2015. Holguin, a cradle of Catholic faith on the island and also the home region of communist leaders Fidel and Raul Castro, is the only stop on the pope's eight-day, six-city tour of Cuba and the United States that has never received a papal visit. AFP PHOTO / RODRIGO ARANGUA
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Nella celebrazione eucaristica a Holguin il papa ricorda la conversione di san Matteo. Il 21 settembre 1953 Bergoglio scoprì la sua vocazione

di Gianni Valente

La fede inizia in noi quando Gesù ci guarda. E solo l’esperienza del suo sguardo misericordioso può rendere misericordiosi anche noi e farci uscire da noi stessi, come avvenne agli apostoli. Celebra messa a Holguín, Papa Francesco, nel terzo giorno del suo viaggio cubano, a Plaza de la Revolución Calixto García Iñíguez. Il caldo soffocante non spegne l’entusiasmo della moltitudine colorata. Tutti si difendono da sole con ombrelli e cappellini, per cantare e poi ascoltare in silenzio racconto le parole del Vescovo di Roma. Oggi è la festa di San Matteo, il pubblicano disonesto e disprezzato, “collaborazionista” dei Romani, divenuto apostolo e evangelista. Il brano del Vangelo racconta la mossa a sorpresa di Gesù, che chiama il gabelliere al banco delle imposte, scandalizzando scribi e farisei. Il Papa argentino ha già spiegato più volte di riconoscersi in quel “peccatore perdonato”. Quando veniva a Roma, da vescovo e cardinale, andava spesso a contemplare il capolavoro del Caravaggio che ritrae la stessa scena, ospitato nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Così, la sua omelia prende i tratti di un’intima confessione di fede personale. Parole e immagini dove affiora il dinamismo proprio e imparagonabile della esperienza e della missione cristiana. Con la loro distanza genetica da ogni militantismo culturale, ideologico o religioso.

Al centro della scena c’è l‘incontro con Gesù che ha segnato la vita di Matteo. Bergoglio si sofferma sul «gioco di sguardi» che ha potuto trasformare la vita del peccatore.

Matteo – spiega Papa Francesco – era un pubblicano. Raccoglieva le imposte dei giudei per darle ai Romani. I pubblicani erano considerati peccatori e traditori del proprio popolo. Vivevano isolati. «Con loro non si poteva mangiare, né parlare, né pregare». Invece Gesù va da Matteo, lo guarda «senza fretta, con calma. Lo guardò con occhi di misericordia, lo guardò come nessuno lo aveva mai guardato prima». E quello sguardo di Gesù «aprì il suo cuore, lo fece libero, lo guarì, gli diedeuna speranza, una nuova vita».

Lo stesso – ha aggiunto Papa Francesco – accadde a Zaccheo, al cieco Bartimeo, a Maria Maddalena, e accade anche a ciascuno di noi. «Anche se noi non osiamo alzare gli occhi al Signore, Lui ci guarda per primo. È la nostra storia personale: come tanti altri, ciascuno di noi può dire: io sono un peccatore sul quale Gesù ha posato il suo sguardo».

Pope Francis gives a morning mass at the Calixto Garcia square in Holguin, in eastern Cuba, on September 21, 2015. Holguin, a cradle of Catholic faith on the island and also the home region of communist leaders Fidel and Raul Castro, is the only stop on the pope's eight-day, six-city tour of Cuba and the United States that has never received a papal visit.   AFP PHOTO / LUIS ACOSTA
LUIS ACOSTA / AFP

 

Poi Papa Francesco ha invitato ognuno a fare un momento di silenzio «per ricordare con gratitudine quella circostanza, quel momento in cui lo sguardo misericordioso di Gesù si è posato sulla nostra vita». Lo ha fatto pensando innanzi tutto a se stesso. Proprio oggi trascorrono i 62 anni dall’episodio che gli ha cambiato da vita, che lui stesso racconta come l’inizio della sua vocazione sacerdotale. Quando la mattina del 21 settembre 1953 entrò senza un motivo preciso nella chiesa di San José de Flores, ci trovò un sacerdote che non aveva mai conosciuto prima, e nel confessarsi da lui percepì per la prima volta chiaramente di essere chiamato al sacerdozio: «Fu la sorpresa, lo stupore di un incontro – aveva raccontato lo stesso Bergoglio nel libro-intervista El Jesuita – mi resi conto che mi stavano aspettando. Questa è l’esperienza religiosa: lo stupore di incontrare qualcuno che ti sta aspettando. Da quel momento per me Dio divenne colui che ti “anticipa”. Tu lo stai cercando, ma è Lui a trovarti per per primo. Lo vuoi incontrare, ma è Lui che ti viene incontro per primo».

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