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Papa Francesco: "c’è un’eutanasia mascherata: si scartano i giovani perché non hanno lavoro"

©ALESSIA GIULIANI/CPP

Vatican Insider - pubblicato il 21/09/15

Francesco nel Centro Varela di L’Avana: «Quello che sa autoconvocarsi per darsi un futuro è un popolo che ha speranza»

di Domenico Agasso jr.

A maggior ragione quando incontra i giovani, papa Francesco non ama il formalismo dei discorsi preparati. Così, anche questa volta ha abbandonato il testo scritto affidandosi agli appunti presi mentre ascoltava l’intervento di un ragazzo nel Centro culturale Padre Felix Varela, nella piazza della Cattedrale dell’Avana. «L’inimicizia sociale distrugge. Una famiglia si distrugge per l’inimicizia. Il mondo si distrugge per l’inimicizia. E l’inimicizia maggiore è la guerra e oggi il mondo si sta distruggendo per la guerra perché non sono capaci di sedersi e parlare». È uno dei passi del discorso pronunciato «a braccio» dal  Pontefice nell’ultimo appuntamento della sua seconda giornata cubana.

«Non uccidiamo più persone» è stato il suo appello, «c’è la morte nell’anima perché stiamo uccidendo la capacità di unire. Siate capaci di allontanare l’inimicizia sociale».

Poi ha proseguito: «La speranza si genera nel lavoro: e qui faccio riferimento a un problema molto grave in Europa, la grande quantità di giovani che non hanno lavoro». «Ci sono paesi in Europa – ha spiegato – dove i giovani sotto i 25 anni vivono disoccupati con percentuali del 40%, del 47%, in un altro paese del 50%». E «un popolo che non si preoccupa di dare lavoro ai giovani – ha sottolineato – un popolo, e non dico governo, ma tutto il popolo, questo popolo non ha futuro».

Secondo Francesco, «i giovani entrano a far parte della cultura dello scarto. E tutti sappiamo oggi che, in questo impero del dio denaro, si scartano le cose e si scartano le persone: si scartano i ragazzi perché non li vogliamo più, o anche prima di nascere, si scartano gli anziani perché non producono più, in alcuni paesi c’è l’eutanasia».

«Fra di noi – ha aggiunto – c’è un’eutanasia nascosta, mascherata: si scartano i giovani perché non hanno lavoro. E che cosa fa un popolo senza lavoro? A questi giovani non rimane che il suicidio, o cercare eserciti di distruzione per fare guerre».

«Questa cultura dello scarto ci sta facendo male a tutti – ha evidenziato – ci toglie la speranza».

«Non so se a Cuba si usa la parola non ripiegarsi – ha poi affermato – ecco questo vi chiedo: non smettete di sognare. La capacità di sognare è quello che ci rende capaci di operare per un mondo migliore. Quanto più grande è la capacità di sognare tanto più saremo capaci di operare». «In Europa – ha detto il Pontefice – esiste un’intera generazione che non ha speranza perché non studia e non lavora. Mi domando che paese sia quello dove non si offre un futuro ai ragazzi».

«Cosa dà speranza a un popolo? – si è domandato – Essere ottimista? No, l’ottimismo è uno stato d’animo ma non è quello che conta, se ho mal di fegato sono “nero”. La speranza è feconda. La speranza “autoconvocatrice” di un popolo che sa autoconvocarsi per darsi un futuro, ecco un popolo che ha speranza».

Papa Francesco ha messo in guardia i giovani cubani dalle «conventicole», sia ideologiche che religiose. Rifiutare le chiusure, ha chiesto spiegando: «Quando mi tengo il mio modo di pensare, tendo a tirare la pietra su quello che è diverso». Poi si è domandato ad alta voce: «Perché non gli diamo la mano e cerchiamo quello che teniamo in comune?». «A Buenos Aires – ha raccontato – in una parrocchia nuova i ragazzi stavamo costruendo l’oratorio e lavoravano solo il sabato e la domenica perché erano studenti e studentesse dell’Università. Li andai a trovare su invito del parroco e vidi che uno, che studiava da architetto, era comunista, l’altro invece cattolico praticante, ma tutti stavano lavarando insieme». Per Francesco occorre far prevalere sempre «la cultura dell’incontro: l’amicizia sociale – ha concluso – costruisce, l’inimicizia distrugge, e il mondo si sta autodistruggendo con la guerra, perché non capiamo che possiamo avere in comune qualcosa da negoziare. Quando hai una divisione hai la morte nell’anima, non sei capaci di costruire la pace».

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