Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Una Chiesa cubana emancipata attende Bergoglio con speranza

FILIPPO MONTEFORTE / AFP
Condividi

Ortega apprezza l’alleggerimento delle sanzioni Usa. Il nodo dell’embargo

di Iacopo Scaramuzzi

Qualche scroscio improvviso di pioggia non ferma gli operai che preparano la messa di domenica mattina a Plaza de la Revolucion. L’Avana prepara l’arrivo di Papa Francesco. E l’enorme piazzale intitolato a José Martì (1853-1895), giornalista e poeta che per primo dette vita, sacrificando la sua vita, all’indipendentismo dell’Isla grande dal dominatore spagnolo, viene inondato da un’allegra musica liturgica trasmessa dagli altoparlanti, mentre risuonano i rumori  per ultimare il palco semplice sul quale salirà il primo Pontefice latino-americano della storia. Sulla piazza campeggia il volto in ferro battuto di un altro argentino, che pure parlava di «tenerezza» come Jorge Mario Bergoglio nella messa di inaugurazione del pontificato, Ernesto «Che» Guevara (sotto di lui la scritta «Hasta la victoria siempre»), e, poco distante, il volto di Camilo Cinfuegos,  altro protagonista della rivoluzione comunista, di fronte il memoriale di José Martì. Le bandiere cubane sventolano accanto a quelle giallo-bianche dello Stato della Città del Vaticano. Su un palazzo è stata issata una gigantesca immagine di Gesù Cristo a braccia aperte, «Vengan a mi», venite a me, e, di fronte, una foto in cui si intravedono il Papa e madre Teresa sotto la scritta «Misonero de la misericordia», missionario della misericordia, il motto della visita papale. E’ lontano anni luce l’epoca di un rapporto conflittuale tra la Chiesa di Cuba e il regime castrista.

Il governo cubano tiene come non mai a questa visita del Papa che ha avuto un ruolo-chiave nel disgelo tra l’isola caraibica e gli Stati Uniti, che fa seguito a quelle di Giovanni Paolo II (1998) e di Benedetto XVI (2012). La televisione pubblica parla da giorni dell’evento, il giornale ufficiale, Granma (dal nome di un traghetto su cui viaggiarono Fidel Castro e i suoi compagni per dare avvio alla rivoluzione) apre con la foto di Papa Francesco. Il quotidiano riporta in prima pagina la biografia del Papa. Nel taglio basso, peraltro, la notizia che Barack Obama ha ricevuto il nuovo ambasciatore cubano per la presentazione delle lettere credenziali. Il «Papa dei poveri», scrive Granma nell’inserto interno dedicato alla visita, il Papa che parla del «popolo di Dio», verrà accolto – sono parole che riecheggiano quelle del presidente Raul Castro all’Assemblea generale, con «ospitalità, affetto e rispetto» dal «popolo»cubano «la cui rivoluzione coincide – in volontà generale e gestione reale – con la rivendicazione dei più umili, senza eufemismi né eccezioni».

La strada per la normalizzazione dei rapporti con i vicini Stati Uniti è ancora lunga. Le polemiche non mancano. Lungo la strada da Plaza de la Revolucion al centro dell’Avana, che il Papa percorrerà questa sera in «papa mobile» dopo l’arrivo all’aeroporto, e di nuovo domani dopo la messa, si leggono cartelli che inneggiano a «mas socialismo», più socialismo, alla difesa del socialismo, ma campeggia anche una denuncia a tinte forti dell’embargo tuttora imposto dagli Stati Uniti: il «bloqueo», in spagnolo, con la «o» finale raffigurata come un cappio (sottinteso: al collo del popolo cubano) e sullo sfondo di una ragnatela (sottinteso: tessuta dal ragno statunitense per impigliare i vicini dell’isola caraibica): «Bloqueo, el genocidio mas largo de la historia», il genocidio più grande della storia, recita il cartellone. Nei confronti dell’embargo, che Barack Obama ha dichiarato di voler togliere in una mossa sinora ostacolata dalla maggioranza repubblicana al Congresso, è intervenuto in queste ore il Papa in persona. «Farò il possibile per non dimenticare», ha risposto il Papa ad un ragazzo cubano che gli ha parlato dei danni prodotti dall’embargo nei confronti della popolazione cubana, in particolare i più poveri, in un collegamento video registrato prima della partenza per il viaggio a Cuba e negli Usa con ragazzi cubani e statunitensi che prendono parte al progetto educativo Scholas Occurrentes, e trasmesso nella serata di ieri dalla Cnn spagnola: «Costruire ponti o sbloccare (desbloquear, in spagnolo, parola che fa il pendant con il termine «bloqueo», ndr.), affinché ci sia comunicazione, perché la comunicazione dia luogo all’amicizia. Una delle cose più belle è l’amicizia sociale. Questo è quel che mi piacerebbe che voi promuoviate: l’amicizia sociale».

Proprio alla vigilia del viaggio di Papa Francesco a Cuba, peraltro, gli Stati Uniti hanno deciso un alleggerimento delle sanzioni contro Cuba. «Mi sembra un segno straordinario», ha commentato alla Radio vaticana il cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana, «è una notizia molto gradita e penso che sia in relazione a questa visita perché “capisce” l’intenzione di Papa Francesco di favorire questa nuova relazione e sostiene questo cammino iniziato grazie a Dio e grazie anche al Santo Padre che ha dato il suo contributo nella fase iniziale. E’ vero che lui ha detto di non essere stato un mediatore ma è stato qualcosa di più che un mediatore. Possiamo dire che è stato un animatore: e questa sua capacità di agire nel cuore degli uomini è straordinaria!».

Molte le aspettative, nonché i timori, presenti nella Chiesa cubana per la svolta nei rapporti con gli Usa. Lo stesso Ortega, figura-chiave nel disgelo, nonché nel Conclave che elesse Bergoglio nel 2013 (fu lui a pubblicare sul sito della diocesi gli appunti dell’arcivescovo di Buenos Aires durante le riunioni che precedettero il voto in Cappella Sistina) e porporato che ha accolto già Wojtyla e Ratzinger, ne ha scritto in un articolo pubblicato di recente sull’Osservatore Romano: «L’emigrazione dei più giovani e la bassa natalità fanno sì che la popolazione di Cuba stia rapidamente diminuendo e invecchiando, e questo ci preoccupa; ma abbiamo anche altre preoccupazioni al momento», ha scritto. «Di fronte al nuovo cammino che sembra aprirsi ora al popolo cubano, con i suoi rischi e i suoi benefici, la nostra gente, in maggior parte credente, deve rivolgere il suo sguardo a Dio e mettere il proprio futuro nelle mani di Gesù misericordioso. Il Papa la inviterà a fare ciò. In questo consiste la speranza. Francesco verrà a seminare speranza tra noi, la quale non è altro che confidare nell’azione di Dio misericordioso che ci aiuterà in un prossimo futuro a superare i rischi e a scoprire, anche con il Suo aiuto, che i benefici potranno essere maggiori dei rischi nel nuovo cammino che sembra aprirsi dinanzi a noi, se saremo capaci di dare spazio a Dio nella nostra vita».

L’ arcivescovo di Santiago de Cuba e presidente della Conferenza episcopale, mons. Dionisio García Ibanez, ha espresso da parte sua la speranza che «questa visita s’inserisca nella vita quotidiana, alimenti e sostenga il nostro cammino, ci aiuti a continuare la nostra opera evangelizzatrice e missionaria. Ecco allora che il Papa celebrerà una messa nel santuario della Vergine della carità a El Cobre. E‘ la “casa” di tutti i cubani e sarà la prima volta che un Papa vi celebrerà. Alla messa, ecco l’aspetto significativo, prenderanno parte anche i rappresentanti delle piccole comunità che, prive di una chiesa, sono nate dall’evangelizzazione e dalla missione: sono espressione di un modo nuovo di essere Chiesa a Cuba oggi. La fede si celebra infatti nelle case e la comunità cresce attorno alle pietre vive che sono i suoi membri, i battezzati». I gesuiti della chiesa di Reina, da parte loro, si preparano ad una «possibile» visita del Papa confratello, sinora non annunciata ufficialmente.

E nella sala stampa dell’Avana, gestita dal governo cubano, il domenicano brasiliano Frei Betto, che intervistò Fidel Castro in un celeberrimo libro «Fidel e la religion» (1977), parla con «allegria» della visita di un Papa che sta compiendo una «vera rivoluzione nella Chiesa cattolica», incarnando la «opzione per i poveri e la difesa dei diritti umani» e capace di denunciare «il degrado socio-ambientale» con l’enciclica Laudato si’. Nell’intervista, ha ricordato Frei Betto, chiese se il rapporto tra la rivoluzione e il cristianesimo fosse conflittuale, di indifferenza o di collaborazione, e il lider maximo rispose che doveva esserci collaborazione.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni