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Perché è sbagliato parlare di “autismo spirituale” nella Chiesa

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Aleteia - pubblicato il 17/09/15

La risposta di un padre di sei figli con disturbi dello spettro autistico

di Leo Zanchettin

Sono profondamente in disaccordo con la descrizione dell’autismo fatta da Gregory Popcak. A suo avviso, il cervello delle persone autistiche “tende a vedere le persone nello stesso modo in cui vede gli oggetti. (Le persone autistiche) non sono capaci di scoprire o perfino di apprezzare la necessità di emozioni e suggerimenti emotivi”. È un’estrema generalizzazione dell’eterogeneo mondo dell’autismo. Usando questi tratti ampi e poco accurati, Popcak dipinge le persone autistiche in qualche modo come difettosi nella loro umanità. In questo modo non essendo capaci di vedere gli altri in quanto esseri umani, si fissano su hobby e routine anziché instaurare relazioni. Un fatto ben lungi dall’essere vero. Gli autistici sentono casomai in modo troppo profondo, comprese le emozioni altrui. Il bombardamento dei loro sensi e delle loro emozioni può far sì che crollino o a volte si chiudano, ma non è sicuramente dovuto al fatto che non si interessano alle persone.

Come padre di sei figli nello spettro autistico, posso assicurarvi che le persone autistiche sono capaci di sviluppare relazioni. Ciascuno dei miei figli sa che lo amo, e mi ricambia. Ci scambiamo abbracci e baci; scherziamo insieme; godiamo della compagnia l’uno dell’altro. A volte non siamo d’accordo e ci mettiamo a discutere – come chiunque altro. A giudicare da tutti gli amici che ho e che sono autistici o hanno una persona autistica nella propria vita, so di non essere affatto solo.

Popcak sembra basarsi su interpretazioni dell’autismo ampiamente datate – interpretazioni che hanno portato i medici decenni fa a rinchiudere negli istituti o a sottoporre a un bombardamento di farmaci le persone autistiche. “Non c’è niente che possiamo fare”, dicevano ai genitori di un bambino autistico. “Non avrà mai una vita piena. Non vi prendete questo peso. Mandatelo via e andate avanti”. Fortunatamente, questa linea di pensiero è stata messa da parte a favore di una visione più accurata che vede le persone autistiche come diverse, non inferiori, come persone con caratteristiche neurologiche diverse rispetto ai loro coetanei “neurotipici”, non come persone danneggiate psicologicamente. Suggerisco a Popcak di leggere descrizioni più aggiornate della vita nello spettro autistico. Libri come Look Me in the Eye di Jon Robison, NeuroTribes di Steve Silber o Thinking in Pictures di Temple Grandin offrono una descrizione più ampia, più accurata e più positiva.

Ritengo anche infelice l’utilizzo da parte di Popcak della definizione “autismo spirituale” per descrivere qualcosa che ha “infettato” la Chiesa. Anche se non tenessimo conto delle sue descrizioni poco accurate delle persone autistiche, quella parola – “infettato” – mina le sue affermazioni per cui non sta usando il termine in senso dispregiativo. L’autismo non è una malattia e non è contagioso.

Una falsa dicotomia spirituale

Come crea una falsa dicotomia tra persone autistiche e non autistiche, Popcak crea anche una falsa dicotomia nella sua descrizione della spiritualità cattolica. Promuove un falso modello che “inizia con un rapporto emotivo con Dio e con gli altri ma viene approfondito e favorito da rituali, rubriche e riti”. Isola l’incontro con Cristo dai rituali e dalle rubriche della liturgia. Una descrizione restrittiva di questo tipo “aut-aut” è estranea all’universo olistico “et-et” costituito dalla teologia e dalla filosofia cattoliche. Il rituale non segue l’incontro. Non lo approfondisce e non lo facilita, come se l’incontro avvenisse altrove. Il rituale è inteso come il vero locus dell’incontro. Può non essere l’unico modo di incontrare Cristo, ma è uno dei più potenti. È uno dei motivi per cui riteniamo l’Eucaristia la fonte e il culmine della vita cristiana.

Ancora una volta ci ritroviamo con la definizione di Popcak di “autismo spirituale” che dipinge un quadro negativo delle persone autistiche. Usandola per descrivere una presunta mancanza nella Chiesa, Popcak dà l’impressione che le persone autistiche manchino in qualche modo della capacità di instaurare un rapporto con Dio. Anche questo non è vero, e implica che le persone autistiche non siano capaci o interessate a qualsiasi tipo di comunione di anime. Create a immagine di Dio, che è una comunione di Persone, le persone con autismo sono sicuramente capaci di interazione e comunione. Chiedete a qualsiasi genitore o sposo di una persona autistica (e ce ne sono molti) e ve lo dirà. Chiedete a qualsiasi sacerdote che abbia offerto direzione spirituale a una persona autistica o ne abbia ascoltato la confessione (e ce ne sono molti) e vedrete quando amorevoli e spirituali possono essere le persone nello spettro autistico.

—–

Leo Zanchettinè editore della rivista The Word Among Us e ha un blog su genitori e autismo su www.autismblues.worpress.com.

Nota dell’Editore: In risposta a Leo Zanchettin, il dottor Popcak ha scritto questo chiarimento con richiesta di scuse circa il suo articolo originale, postato sul suo blog su Patheos.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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