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I vescovi africani dicono “no” al neocolonialismo e alla schiavitù ideologica

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Women in Bongouanou, C�d'Ivoire, during a prenatal medical consultation.

Jesús Colina - Aleteia - pubblicato il 16/09/15

9. I pastori africani hanno preso coscienza delle Osservazioni Generali nº2 sull’articolo 14.1 (a), (b), (c) e (f) e l’articolo 14.2 (a) e (c) del Protocollo alla Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli Relativo ai Diritti delle Donne in Africa [2], adottate dalla Commissione nel maggio 2014. Abbiamo constatato con costernazione la determinazione dei veri autori di queste osservazioni – la lobby transnazionale dei “diritti riproduttivi” – a far tutto perché gli Stati firmatari del Protocollo legalizzino o depenalizzino l’aborto medico sicuro, o rivedano le leggi restrittive per ampliarle; forniscano l’“accesso universale” alla “gamma completa” dei contraccettivi moderni; rimuovano le barriere ai servizi di salute riproduttiva che ritengono “basati su ideologie o convinzioni” (25); inseriscano la salute riproduttiva nei programmi scolastici (52) e i diritti sessuali e riproduttivi nei corsi di educazione civica (60); “sensibilizzino” i leader religiosi e i capi tradizionali sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne (44); garantiscano la prestazione di informazioni complete e di un’educazione sessuale agli adolescenti (51) e così via. Com quale diritto le ONG occidentali che rappresentano solo i propri interessi ideologici affermano che sia giuridicamente vincolante per gli Stati africani la loro visione del mondo? Perché questa programmazione e questa volontà di inquinamento e perversione generalizzata del continente africano?

10.Noi, pastori africani, siamo consapevoli che le pressioni vengono da tutte le parti e non sono solo giuridiche. Sono anche culturali, politiche, finanziarie ed economiche. Le dichiarazioni politiche adottate in quest’ultimo decennio a livello di Unione Africana contengono lo stesso programma. La Dichiarazione di Addis Abeba sulla Popolazione e lo Sviluppo in Africa, adottata in tutti i Paesi tranne il Ciad, è l’ultima a livello cronologico. LaCampagna per l’Accelerazione della Riduzione della Mortalità Materna, Neonatale e Infantile in Africa promuove attivamente la contraccezione come mezzo per ridurre la mortalità materna! Prima di questa, il Piano d’Azione di Maputo per l’Implementazione del Quadro di Orientamento Continentale per la Promozione della Salute e dei Diritti Sessuali e Riproduttivi è stato dettato integralmente dagli agenti della rivoluzione sessuale occidentale. Tutte queste pressioni politiche ed economiche hanno un unico obiettivo: il controllo e la drastica riduzione della popolazione africana, la demolizione pianificata del matrimonio e della famiglia. Noi africani dobbiamo dire categoricamente “No” a questo progetto che finisce per assassinare il nostro continente. “Stiamo attenti alle nuove colonizzazioni ideologiche”, ci esorta papa Francesco. “Esistono colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia. Non nascono dal sogno, dalla preghiera, dall’incontro con Dio, dalla missione che Dio ci dà, vengono da fuori e per questo dico che sono colonizzazioni. Non perdiamo la libertà della missione che Dio ci dà, la missione della famiglia. E così come i nostri popoli, in un momento della loro storia, arrivarono alla maturità di dire “no” a qualsiasi colonizzazione politica, come famiglie dobbiamo essere molto molto sagaci, molto abili, molto forti, per dire ‘no’ a qualsiasi tentativo di colonizzazione ideologica della famiglia” [3]. Allo stesso modo, come possiamo non lamentare l’inclusione dell’“Introduzione di un’educazione sessuale e riproduttiva completa adatta all’età”(par. 41) e dell’“accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in materia di riproduzione” nella Posizione Africana Comune sul Programma di Sviluppo per il post-2015 dell’Unione Africana?

11. I miliardi di dollari assegnati alla produzione e distribuzione di preservativi e contraccettivi, così come l’implementazione di programmi di educazione sessuale che non rispettano le norme morali universali, sono uno scandalo che grida vendetta ai cieli, una nuova schiavitù inflitta dall’idolo “denaro”. L’obiettivo da raggiungere è, in particolare, controllare efficacemente la crescita della popolazione africana, in base al “modello” occidentale, che attualmente accusa in Europa una crescita zero.

12. È giunto il momento di demistificare quello che il linguaggio della governance mondiale [4] definisce “proprietà nazionale” e iniziative “condotte dai Paesi”. No, questi programmi non hanno nulla di africano! Sono, dalla A alla Z, pilotati da agenti esterni all’Africa: dall’introduzione di concetti normativi dello “sviluppo” come il “genere” o la “salute riproduttiva” alla redazione dei documenti politici o giuridici [5] e alla loro adozione, poi alla loro implementazione e infine alla supervisione della loro applicazione. Facciamo appello alla responsabilità degli africani che, comprati dal denaro, collaborano a questi programmi odiosi e mortali. Invitiamo insistentemente i responsabili politici e religiosi, che hanno il duro compito di guidare e proteggere le nostre popolazioni africane, a studiare com attenzione e ad analizzare con grande cura e responsabilità i documenti, le strategie e i programmi di sviluppo della governance mondiale. Questi documenti, anche se nella loro presentazione e formulazione esteriore sembrano perseguire elementi di benessere e di prosperità per tutti, in realtà quando integrano, spesso in modo velato, l’agenda della rivoluzione sessuale occidentale sono veri programmi di distruzione dei poveri e dei valori dell’umanità, e non di sviluppo che rispetta la dignità e la sacralità della persona umana e del benessere della famiglia.

13. Noi pastori africani constatiamo oggi con profonda tristezza che il programma di sviluppo mondiale post 2015, nel suo stato di elaborazione attuale, porta avanti la dinamica delle conferenze del Cairo e di Pechino, e che vent’anni dopo queste conferenze le partnership istituite per implementarle sono diventate una potente forza politica e finanziaria. Ma queste “partnership”, nelle quali i nostri Governi e le nostre popolazioni si coinvolgono tanto facilmente, rubano agli africani la loro libertà sovrana e tradiscono la loro fiducia!

14. Noi, vescovi di Africa e Madagascar, sappiamo che le nostre preoccupazioni sono condivise da altre confessioni religiose, cristiane e musulmane, presenti nel continente, e dalle religioni tradizionali africane. Sono anche quelle dei nostri popoli, radicate nelle culture che celebrano la bellezza e la sacralità della vita e della famiglia. Autori e partner, africani o stranieri, dei programmi della cosiddetta “liberazione sessuale”, ascoltate la voce della vostra coscienza! Risvegliate la vostra coscienza! Ricordate che ogni persona umana dovrà presentare i conti a Dio per le sue azioni.

15. Papa San Gelasio I, un africano, scrisse nel 494 in una lettera indirizzata all’imperatore bizantino Anastasio I (491-518): “Supplico la tua pietà di non considerare arroganza l’ubbidienza ai princìpi divini. Non si dica di un imperatore romano, ti prego, che egli giudichi ingiuria la verità comunicata al suo intendimento. Due sono infatti i poteri, o augusto imperatore, con cui questo mondo è principalmente retto: la sacra autorità dei pontefici e la potestà regale. Tra i due, l’importanza dei sacerdoti è tanto più grande, in quanto essi dovranno rendere ragione al tribunale divino anche degli stessi reggitori d’uomini. Tu sai certo, o clementissimo figlio, che, pur essendo per la tua dignità al di sopra degli uomini, tuttavia devi piegare devotamente il capo dinanzi a coloro che sono preposti alle cose divine, e da loro aspettare le condizioni della tua salvezza”.

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abortoeducazione sessualeideologia gender
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