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Cuba rilascia 3.500 prigionieri in vista della visita del papa

ADALBERTO ROQUE / AFP

Cuban inmates enjoy a break at the maximum security "Combinado del Este" prison, in Havana, on April 9, 2013. Cuba's government announced pardons on September 11, 2015 for more than 3,500 prisoners, setting the stage for an eagerly awaited visit by Pope Francis with the largest release of its kind since the 1959 revolution. The official Communist Party daily Granma published the decision by the Council of State to free 3,522 prisoners "on the occasion of the visit of His Holiness Pope Francis." AFP PHOTO/Adalberto ROQUE

John Burger - Aleteia - pubblicato il 15/09/15

I dissidenti non si lasciano influenzare da questo gesto e chiedono a Francesco di parlare a favore della libertà

Cuba ha affermato che rilascerà più di 3.500 prigionieri in un gesto di buona volontà in vista della storica visita di papa Francesco all’isola, ha riferito la BBC.

L’Avana ha reso noto che tra coloro che verranno liberati ci sono reclusi che sarebbero stati rilasciati in libertà condizionata l’anno prossimo, così come una serie di prigionieri stranieri.

I dissidenti cubani hanno tuttavia accolto la notizia con scetticismo.


“Il ‘perdono’ pre-papale è uno stratagemma familiare dei fratelli Castro”, ha affermato il blog Capitol Hill Cubans. “Nel 1998 Fidel rilasciò 300 prigionieri in vista della visita di papa Giovanni Paolo II, e nel 2012 Raúl ne ha rilasciati quasi 3.100 in vista di quella di papa Benedetto XVI”.

Le celle delle prigioni sono state rapidamente riempite non appena i pontefici sono ripartiti per Roma, si legge sul blog. Durante la visita di papa Benedetto, infatti, sono state messe in atto misure restrittive nei confronti degli attivisti democratici, con il risultato che alcuni hanno trascorso fino a tre anni in prigione, senza processo o accuse.

Il ‘perdono’ di oggi di 3.500 prigionieri non politici contrasta con gli oltre 4.000 arresti politici che il regime di Castro ha intrapreso dal 17 dicembre 2014”, ha affermato il blog.

È la data in cui il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Presidente cubano Raúl Castro hanno effettuato un annuncio simultaneo che ha portato alla riapertura di piene relazioni diplomatiche tra Washington e il regime comunista. Si dice che papa Francesco abbia avuto un notevole ruolo nel favorire i colloqui che hanno portato alla nuova apertura.

Il papa argentino compirà una visita di tre giorni nell’isola dal 19 settembre, prima di recarsi negli Stati Uniti. Ci si aspetta che incontri Fidel Castro se le condizioni di salute dell’anziano líder máximo lo permetteranno.

La BBC ha affermato che quanti sono ritenuti colpevoli di “crimini contro la sicurezza dello Stato” non verranno liberati, escludendo così apparentemente numerosi prigionieri politici di alto profilo.

Molti osservatori hanno notato che ci sono stati pochi miglioramenti nel registro dei diritti umani a Cuba dal dicembre scorso. George Phillips, che ha lavorato sulle questioni relative ai diritti umani per il membro del Congresso Christopher Smith, ha scritto su The Washington Times che solo a luglio è stato riferito che il regime di Castro ha arrestato circa 700 dissidenti.

Oltre agli arresti, ci sono stati frequenti resoconti di vessazioni nei confronti di un gruppo di donne, le cosiddette Damas de Blanco, che marcia ogni domenica dopo la Messa per richiamare l’attenzione sulla piaga dei loro mariti dissidenti in prigione.

Siamo state arrestate, violentemente, siamo state insultate, assalite… da paramilitari, poliziotti in uniforme, dal Ramo Speciale della Polizia Rivoluzionaria Nazionale e dalla brigata di risposta rapida del Partito Comunista, in operazioni dirette dal Dipartimento di Sicurezza Statale, e siamo state trasportate in bus alla scuola di polizia di Tarara, che oggi è un centro di tortura per le Damas de Blanco”, ha sottolineato un resoconto del gruppo parlando di una marcia svoltasi ad agosto.

Phillips spera che papa Francesco userà la sua visita per promuovere una maggiore libertà sull’isola comunista. Il papa, ha detto, “dovrebbe esprimersi con decisione contro i continui abusi del regime di Castro e abbracciare le Damas de Blanco e altre voci della libertà. Dovrebbe abbracciare [i dissidenti incarcerati, incluso il dottor Oscar Biscet] e chiedere di incontrarli. Dovrebbe fare ciò che hanno fatto i suoi predecessori riconoscendo quanti hanno combattuto per la libertà del loro popolo… come papa Giovanni Paolo II ha abbracciato il movimento Solidarność di Lech Walesa in Polonia”.

Se papa Francesco ha intenzione di portare avanti i suoi punti di vista passati, Phillips potrebbe veder realizzato il suo desiderio. Poco dopo la visita papale all’isola nel 1998, l’arcivescovo Jorge Bergoglio ha scritto infatti un opuscolo, “Dialoghi tra Giovanni Paolo II e Fidel Castro”. In base a un riassunto dell’Associated Press, l’opuscolo criticava aspramente il socialismo – e per estensione la rivoluzione atea di Castro – perché negava agli individui la loro “dignità trascendente” e li metteva soltanto al servizio dello Stato. Ma Bergoglio ha anche denunciato l’embargo statunitense e l’isolamento economico di Cuba, che, ha affermato, ha impoverito l’isola.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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