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Dove vanno i siriani?

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Il Patriarca Sako è preoccupato dall'esodo in massa che sta svuotando la regione. Italia in prima fila ma non siamo i più "accoglienti"...

Allarghiamo ora la questione. La domanda che qualcuno potrebbe porsi è quindi: perché vengono via mare se hanno i soldi?

Come spiegato dal sito di Wired, secondo la direttiva 2001/51/CE del Consiglio dell’Unione Europea, le compagnie aeree possono anche non chiedere il visto (altrimenti obbligatorio) ai passeggeri che godranno poi dello status di rifugiati. Quindi questa possibilità si applica a chi fugge da una guerra o è discriminato nel suo Paese per motivi politici, religiosi, razziali o di nazionalità. Ma lo status di rifugiato verrà valutato e deciso solo una volta arrivati in uno dei Paesi Membri. Se uno dei passeggeri caricati senza visto risulta non idoneo allo status di rifugiato, l’Unione Europea obbliga le compagnie aeree a rimandarlo indietro a loro spese. Come è facilmente intuibile, una compagnia aerea difficilmente si prenderebbe questo rischio economico. Ecco perché devono arrivare in maniera clandestina (Wired, 9 settembre).

Cosa fanno i paesi limitrofi?

Dipende. Ci sono paesi come la Turchia e il Libano che stanno attivamente accogliendo la larghissima maggioranza dei profughi siriani (insieme i due paesi accolgono il 75% del totale dei profughi, cioé oltre 3 milioni di persone). Ma anche la Giordania (quasi 700 mila persone) l’Egitto e l’Iraq (che certo non si trova in condizioni tanto migliori della Siria) accolgono oltre 100 mila persone ciascuno.

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Internazionale

 

I paesi che invece non fanno assolutamente nulla sono gli Emirati e l’Arabia Saudita oltre che Israele.

 

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Per giustificare il loro atteggiamento – spiega il Fatto Quotidiano – , i governi del Golfo ricorrono ad argomentazioni come la sicurezza, la minaccia del terrorismo e il rischio che si stravolga il mercato del lavoro a danno dei loro cittadini. Ma il Washington Post sottolinea che la scarsa generosità della regione nei confronti dei siriani non riguarda solo l’accoglienza. La regione ha infatti destinato, complessivamente, circa un miliardo di dollari ai profughi siriani, mentre gli Stati Uniti da soli ne hanno versati circa quattro volte tanto. Il dato colpisce soprattutto se paragonato all’enorme investimento saudita in Yemen, dove ha lanciato una campagna militare contro i ribelli sciiti, innescando una guerra di cui per ora non si vede la fine (4 settembre).

 

profughi
Unhcr
La situazione dei profughi al 2014 (non solo i siriani)

Per quanto riguarda Israele invece la politica di accoglienza da parte del paese è critica fin dalla sua fondazione. Dal 1948 ad oggi infatti, Israele ha riconosciuto lo status di rifugiato soltanto in 200 casi. Benjamin Netanyahu ha ribadito che Israele è troppo piccolo per accogliere dei rifugiati, paventando il rischio di infiltrazione di terroristi, il leader di opposizione Herzog invece spinge per aiutare l’Europa in questo frangente (Washington Post, 6 settembre).

Quanto incide l’Italia nel sistema dell’accoglienza?

Fa una sintesi schematica ma accurata il quotidiano Repubblica che spiega come l’Italia – pur in prima linea – non è quella maggiormente impegnata nell’accoglienza che attualmente dedica risorse per meno di 100 mila profughi e che se l’anno scorso ha impiegato 628 milioni di euro, per il 2015 sono stanziati 800 milioni, ma bisogna tenere presente che l’Europa destinerà all’Italia 560 milioni di euro di aiuti.

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