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Il Papa “musealizza” Castel Gandolfo

© Berthold Werner
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Ora anche un treno che parte dal Vaticano e porta i turisti nei giardini delle residenze pontificie

Dal 12 settembre, ogni sabato sarà possibile per turisti e curiosi di salire su un treno dedicato, in partenza dall’antica Stazione Vaticana, all’interno dello Stato Pontificio, e arrivare direttamente alle stazioni di Castel Gandolfo e Albano Laziale. L’iniziativa è il frutto della collaborazione tra i Musei vaticani e gruppo F.S italiane (Vatican Insider, 11 settembre).

Il rilancio di una iniziativa di Francesco

Treno a parte – che pure è una novità molto interessante – la possibilità di avvicinare i turisti ai beni pontifici era partita già l’anno scorso su iniziativa del Papa. Infatti già nel marzo del 2014 Papa Francesco aveva deciso di aprire al pubblico i Giardini di Castel Gandolfo. Grazie a questa decisione pellegrini e turisti possono varcare la soglia delle Ville Pontificie per visitare il Giardino Barberini, quello più accessibile e anche meno conosciuto, ricco di bellezze naturali e archeologiche.

Cosa vedere
La durata della visita è di 1 ora e trenta minuti circa e nel Giardino Barberini si possono ammirare scenari naturalistici e reperti archeologici come il Giardino della Magnolia, il Viale delle Rose, il Viale delle Erbe aromatiche e quello dei Ninfei, o ancora il Piazzale dei lecci e il Giardino del Belvedere. Nell’area della Villa Barberini sorgeva, con affaccio sul lago, la Villa dell’Imperatore Domiziano e il visitatore potrà sostare fra le rovine del Teatro imperiale o il criptoportico.

Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo sorgono in un’area di circa 55 ettari, situata nei Castelli Romani, in provincia di Roma, inclusa tra le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia. Concesse alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929, le Ville Pontificie costituiscono la residenza suburbana frequentata dai Papi fin dall’epoca di Urbano VIII, nel XVII secolo (Zenit, 5 marzo 2014).

Da ora sarà possibile visitare anche il Palazzo Apostolico da sempre una prerogativa del Vescovo di Roma e dei suoi più stretti collaboratori.

Un segno importante?

Papa Francesco – a differenza dei suoi predecessori – non ha mai sfruttato la possibilità di risiedere, specie nel periodo estivo, nella residenza pontificia di Castel Gandolfo. Anche col caldo più torrido e pur non avendo impegni ha sempre preferito restare a Roma anche come gesto di solidarietà verso quelle famiglie che a causa della crisi non possono fare vacanza. Una riflessione che viene alla mente riguarda quanto detto dal Pontefice in una recente omelia: “una chiesa chiusa è un museo”, ebbene sembra proprio voler rendere la residenza estiva questo, un museo, lasciandosi alle spalle – in continuità con gesti formali come la rinuncia alla sedia gestatoria di Giovanni XXIII o a quella del plurale maiestatis di Giovanni Paolo I – un altro segno “monarchico”. Simboli che sono sempre più incompatibili con l’idea di collegialità conciliare che Francesco persegue nella sua riforma della Chiesa e nel costante dialogo ecumenico.

Informazioni pratiche

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