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Niente eutanasia, siamo inglesi

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Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 12/09/15

Primo stop in un grande paese europeo nella corsa all'eutanasia per tutti. L'Inghilterra a differenza di Belgio e Olanda non ci sta...

Con 330 voti contrari e 118 favorevoli, il Parlamento inglese ha respinto ieri il progetto di legge sulla legalizzazione del suicidio assistito dei malati in stato terminale, sotto la supervisione medica. Un progetto era stato molto dibattuto e molto contrastato all’interno di tutta la società inglese (Radio Vaticana, 12 settembre).

Una vittoria importante

Il commento più adeguato alla débacle del fronte pro-eutanasia ieri – riporta il quotidiano Avvenire – a Westminster è forse quello di Peter Saunders, leader della combattiva associazione Care not killing (Curare, non uccidere) che ha guidato il fronte civile contro la fallita legalizzazione del suicidio assistito per i malati con non più di sei mesi di vita: «Adesso speriamo che il Parlamento si dedichi ai problemi reali che sfidano il nostro Paese, assicurando che tutti possano accedere alle migliori cure disponibili, senza discriminazioni per i disabili o i malati terminali, e che le finanzi adeguatamente» (11 settembre).

Nonostante il premier David Cameron si sia opposto, alla vigilia era sembrato che i numeri – al quarto tentativo in dieci anni – fossero favorevoli per la svolta eutanasica di Londra. Evidentemente le numerose voci contrarie specialmente della categoria medica hanno fatto in modo tale che il fronte parlamentare fosse amplissimo nel suo rigetto della norma.

Ma i medici sono in maggioranza contrari

Il settimanale Tempi riporta l’opinione di Lord Bernard Francisco Ribeiro, già presidente del Royal College dei chirurghi, che ha affidato alle colonne del Telegraph un editoriale ricordando che i medici, cioè le persone che davvero avranno la responsabilità della morte delle persone, continuano a opporsi alla legge. «Una legge come questa segnerebbe un duro colpo per il principio [del giuramento di Ippocrate] “non nuocere” che sta alla base della professione medica», scrive. «Inoltre, un recente sondaggio condotto tra mille dottori ha fatto emergere che solo uno su sette sarebbe disposto a considerare una richiesta di suicidio assistito e solo uno su nove sarebbe pronto a consegnare i farmaci letali al paziente e ad assistere al suicidio. (…) Quattro su dieci sarebbero disposti a dare una consulenza medica (sull’entità della malattia e sulle possibili cure) ma niente di più» (11 settembre).

La propaganda pro-eutanasia…

In altrettanti sondaggi nella categoria dei medici, si sono espressi contro il suicidio assistito anche l’Associazione dei medici britannici, il Royal College dei medici, il Royal College dei medici di famiglia, l’Associazione per le cure palliative e la società geriatrica britannica. Inspiegabilmente però il sondaggio più citato in Parlamento, era quello realizzato dalle associazioni pro eutanasia per provare che la popolazione è favorevole alla legge, e secondo il quale l’82 % degli inglesi vuole il suicidio assistito. Sondaggio che è stato definito dall’autorevole Institute for Social and Economic Research della Essex University come fuorviante e inattendibile (Tempi, 11 settembre).

…arriva anche in Italia

Effettivamente sappiamo bene che se la legge fosse passata la maggior parte dei giornali laici avrebbe gridato vittoria, e al progresso della civiltà giuridica europea. Allo stesso modo una sconfitta andrebbe stigmatizzata come un errore, invece è quasi impossibile trovare un riferimento sui tre maggiori quotidiani italiani e sui settimanali. L’unico che se ne occupa con un articolo completo è Internazionale, che sceglie di tradurre un editoriale dell’Economist che da tempo si è schierato apertamente per il suicidio assistito. Si è capito che parlare delle sconfitte aiuta il fronte del no? Ci appare l’unica spiegazione…

Tags:
bioeticaeutanasiainghilterra
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