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12 tesori dell’antichità distrutti in Medio Oriente dal 2001

Marco Bonavoglia / Sqamarabbas -cc

distruzione Buddha Bamiyan

Aleteia - pubblicato il 12/09/15

I risultati della campagna per ripulire il mondo dalla storia preislamica

La guerra è sempre stata molto dura per i luoghi e i tesori antichi. Nel XIV secolo, Muhammad al-Dahr Sa’im distrusse il naso della Sfinge indignato perché le persone le facevano delle offerte (no, Napoleone non ha ordinato di distruggerla con una cannonata).

Durante la II Guerra Mondiale, i bombardieri statunitensi gettarono 1.400 tonnellate di bombe su Monte Cassino, il luogo in cui San Benedetto costruì un’abbazia e istituì l’Ordine benedettino nel VI secolo. L’abbazia è stato ricostruita dopo la guerra e riconsacrata da papa Paolo VI nel 1964.

Nell’era post-11 settembre, il Medio Oriente ha visto accelerarsi la distruzione della sua vasta e preziosa eredità culturale, ad opera sia di gente comune che di bande criminali, alla ricerca di oggetti da vendere. Il commercio illegale di antichità è un’estesa operazione internazionale che muove milioni, anche se ben poco di quel denaro va ai poveri che cercano oggetti sotterrati per aiutare a sfamare la propria famiglia.

L’aspetto più sorprendente è il voler eliminare deliberatamente la storia preislamica di cui si sta rendendo protagonista l’ISIS, che sembra emulare Maometto nel colpire l’idolatria ovunque la rinvenga. Il suo fervore religioso, tuttavia, non impedisce la vendita di questi stessi idoli per promuovere la propria lotta.

I Buddha di Bamiyan (Afghanistan)

La nuova era di annichilimento archeologico è stata inaugurata il 2 marzo 2001, quando i talebani hanno fatto saltare due statue di Buddha risalenti al VI secolo scavate nelle pareti di roccia della valle di Bamiyan, nella regione centrale dell’Afghanistan.

Le statue erano alte 38 e 53 metri, il che le rendeva le più grandi statue di Buddha al mondo. Erano state attaccate e danneggiate per centinaia di anni, ma l’azione dei talebani, agli ordini del mullah Mohammed Omar, le ha distrutte per via dell’utilizzo degli esplosivi moderni. Tutto ciò che resta di loro sono le nicchie in cui erano collocate.

Il Museo di Mosul (Iraq)

Il Museo di Mosul, il secondo più grande dell’Iraq, non ha avuto una vita facile fin dalla II Guerra del Golfo. È stato notevolmente saccheggiato durante l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, e dopo un lungo e difficile processo di ricostruzione e recupero della collezione si stava preparando a riaprire nel 2014.

Proprio allora, l’ISIS è arrivato a Mosul. Il personale del Museo ha lavorato rapidamente ed è riuscito a spostare circa 1.600 oggetti al Museo Nazionale di Baghdad. A Mosul ne sono rimasti circa 300, e l’ISIS ha deciso di prendere martello e trapano e di filmare le proprie azioni. Le reliquie e i monumenti assiri sono particolarmente odiati dall’ISIS, perché rappresentano l’“idolatria” preislamica contro la quale Maometto stesso si è scagliato.

In tutta questa vicenda c’è un barlume di speranza: alcune delle statue distrutte dall’ISIS nel video sono fatte di gesso, il che significa che sono copie di esemplari in possesso di altri musei. Questo avrebbe senso, visto che molti pezzi originali sono già stati trasferiti a Baghdad. L’ISIS ha incendiato anche un archivio bibliotecario pieno di manoscritti e libri antichi.

Nimrod (Iraq)

A sud di Mosul si trovavano i resti di Nimrod, una città costruita nel XIII secolo dal re assiro Salmanasar I e utilizzata come capitale da Assurnasirpal II 300 anni dopo. Gli scavi sono iniziati nel XIX secolo e sono stati recuperati innumerevoli bassorilievi, figure colossali, statue e altri oggetti di valore incalcolabile, nonché resti di edifici. Le scoperte hanno colmato i vuoti della storia e della lingua, e hanno ampliato la nostra comprensione delle storie bibliche.

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Tags:
arteestremismo islamicoisismedio orientetalebani
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