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Perché a volte abbiamo difficoltà a dire di NO?

© elwynn/SHUTTERSTOCK

Psiconlinews - pubblicato il 10/09/15

Ecco i motivi che ci portano a dire “SÌ”, anche contro la nostra volontà

Ho deciso di scrivere questo articolo pensando alle persone che dicono “SÌ” a qualcuno anche quando questo “SÌ” comporta qualche conseguenza negativa. Un giorno, un’amica mi ha invitato a una festa che si svolgeva in un posto le cui caratteristiche non mi facevano sentire a mio agio. No, non volevo andarci, non volevo stare con quelle persone – non è che sia antisociale, ma credo che a volte abbiamo bisogno della nostra privacy, di un po’ di tempo per stare da soli. Io con me stessa e nessun altro.

Avrei voluto dire “NO”, “NO, non voglio andare a quella festa!”, ma ci sono andata. E perché? Quando siamo arrivate è accaduto tutto ciò che avevo immaginato. Non mi sono sentita bene tutta la sera e non mi sono neanche goduta la festa. Ero di malumore, con il mal di testa. L’unica cosa a cui pensavo era a quando ce ne saremmo andate. E il giorno dopo ho iniziato a chiedermi perché avevo detto “SÌ” quando avrei potuto dire semplicemente “NO”.

Dopo quel giorno ho cominciato ad osservare alcune persone che dicevano sempre “SÌ” pur volendo dire “NO”, e sono arrivata a una mia conclusione: a volte diciamo “SÌ” per non ferire un amico o per non perdere l’immagine di persona cool. Diciamo di “SÌ” a quel figlio che resta accigliato, quello che fa un “ricatto emotivo” per ore (chi non lo ha mai fatto da bambino?)

Diciamo “SÌ” al momento di prestare quell’oggetto che in realtà non vorremmo prestare. Diciamo “SÌ” per andare da qualche parte quando l’unica cosa che avremmo voluto è rimanere a casa, a guardare quel film o quella partita di calcio. Fermatevi un attimo: quante volte avete già detto “SÌ” quando volevate dire “NO”?

Non posso tralasciare la psicologia per spiegare questo nostro comportamento. Esistono varie teorie, ma preferisco basarmi sulla teoria cognitiva comportamentale.

Ho già parlato altre volte delle “credenze centrali negative”, formate a partire dalle nostre esperienze, soprattutto quelle vissute durante l’infanzia. Il modo in cui interagisco con il mio ambiente, con le persone che mi circondano, fa sì che io crei automaticamente pensieri o convinzioni, positivi o negativi.

Ad esempio, un bambino che ha sentito molte volte la frase “Non ci riesci”, “Non sei capace”, probabilmente crescerà sviluppando la convinzione negativa di incapacità, spesso non percepita. Poi, in qualche momento della sua vita, si sentirà incapace di svolgere qualche compito. Un altro esempio è una persona che in un certo momento della vita è stata o si è sentita respinta. Probabilmente quella persona si sentirà rifiutata in altri aspetti, generalizzando fino a pensare che sarà sempre rifiutata.

Mi baserò su questa convinzione per spiegare uno dei motivi che fanno sì che le persone abbiano difficoltà a dire “NO”, ma esistono altre convinzioni che contribuiscono certamente alla cosa. Posso dire “SÌ” per aver paura di essere rifiutata, perché voglio usare strategie compensatorie (se assecondo, poi sarò amata/ho bisogno di fare questo per essere accettata/se dico “SÌ” quella persona mi vorrà più bene/ se dico “SÌ” lo conquisterò, …)

Sono solo alcuni esempi. Sono pensieri come questi, automatici, che spesso lasciamo passare inosservati ma influenzano totalmente la nostra vita e le nostre scelte.

Se vi siete identificati con il tema, vi invito a compiere una riflessione: ogni volta che pensate di dire “SÌ” a qualcuno quando invece vorreste dire “NO”, pensate in primo luogo se esiste qualche convinzione negativa, e se ce n’è qualcuna affrontatela; non permettete che qualcun altro prenda in mano le redini della vostra felicità.

Quante volte ci lasciamo sfuggire delle opportunità per il fatto di permettere che questi pensieri disfunzionali ci dominino? Non temete! Se avete qualche pensiero negativo o vi siete identificati con qualcuna di queste convinzioni, condivido con voi una delle mie citazioni preferite:

Il pensiero positivo può venire naturalmente ad alcuni, ma può anche essere imparato e coltivato. Cambia i tuoi pensieri e cambierai il tuo mondo”
(Norman Vicent Peale)

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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