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Lo scandalo Planned Parenthood: la prova che gli abortisti in fondo la pensano come i pro-life

© SHUTTERSTOCK.com
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Il traffico di tagli scelti di bambini abortiti dimostra che la vita umana è da subito…preziosa

Considerando più sporadicamente che posso, codarda, i fatti del commercio di organi e tessuti di bambini  uccisi ad opera della Planned Parenthood la cosa che ha iniziato a farmisi via via più evidente è questa: il mercato dei tagli scelti di bambini abortiti a diverse età di gestazione dimostra più di cento CAV e Movimenti prolife e Marce e obiezioni di coscienze illustri  che chi fornisce, chi commissiona e poi utilizza i pezzi esito di questa pratica (Abortion is a safe and legal way to end pregnancy, leggerai appena ti va in homepage della PP, subito sotto il viso sereno e del tutto meritevole di esercitare un diritto di una donna giovane) sa perfettamente che un essere umano è tale da subito.

Per questo gli servono i pezzi. Perché in ogni pezzo c’è proprio ciò che serve loro per compiere i loro traffici  ed esperimenti. I pezzi, se ben estratti, ben conservati, se forniti freschi, servono, sono insostituibili. Ci servono e che diamine. Varranno pure la pena di sopportarne la notizia e la vista per poterli metter al servizio di milioni di persone. Varranno la pena e il prezzo no? Servono. Sono al servizio di noi consumatori solo in accidente persone. Ho letto che servono a testare cosmetici, cibi, farmaci, altro. Così arriveranno in corsia o su ebay prodotti migliori. Prodotti sicuri per gli esseri umani; che solo su ciò che è già umano si possono testare così bene. Sono la prova più evidente e castigante, credo. Dimostra che loro sanno. Altrimenti non se ne farebbero un bel niente. E un bel niente è giusto ciò che sanno, saprebbero fare da soli. Niente.

Tu sai che di fronte al Creatore sei ridicolo. Sei un nulla, un quasi nulla braccato dal nulla. Lo sai e per paura, per la colpevole vergogna di volerti potente e non esserlo ti atteggi.

A Prometeo, a Demiurgo, a Victor Frankenstein immemore delle tragedie già provocate. Li immagino così io questi uomini. Credo non ne vogliano parlare nemmeno a se stessi, questi personaggi. Questi qua, queste persone, ricercatori, manager, medici, chicchessia avranno una faccia, un cuore ma soprattutto, degli arti e dei tessuti a ricordar loro,  come imperterriti  S. Giovanni impossibili da decollare, che anche loro sono stati fatti.

E che da soli non sanno concludere un bel niente. Non sanno fare, creare proprio niente. Sanno solo spezzare, anzi scomporre. Perché se distruggono poi, se si ritrovano in mano poltiglia, non possono fare più nulla di vagamente sensato e ordinato. Possono, anzi, devono spezzare in pezzi bambini interi e quasi pronti per uscire in questo mondo pieno di orrore. Devono scomporli in pezzi carichi di senso che rimandano, in un modo che non si può tacitare, all’uomo intero che sono, che sarebbero stati presto. Che saranno comunque in eterno…

Come con dei grossi lego. Fanno così. Vorrebbero essere creatori e sanno solo giocare alle costruzioni. Hanno per le mani dei pezzi di lego che ricompongono e ammonticchiano, usano; e al massimo con quelli copiano e scimmiottano il vero potente.

Ne ricavano una grossolana astronave poi corrono da mamma e papà a chiedere se è bella. Vero che è bella? Vero che sono bravo? Sono il più bravo. Nessuno è più bravo di me. Nessuno sa fare astronavi come le mie. Io solo le so fare. Anzi credo anche di avere inventato io le costruzioni. Sì ne sono sicuro. Le ho inventate io, le ho fatte io. Io sono Dio.

No, misero idiota. Sei un bambino incolto. Sei un bambino ineducato e preda della tua arroganza capricciosa. Sei uno sciocco bambinetto da sgridare e mettere all’angolo. Sei un bamboccio. Sei uno sciocco bambino. Sei stato bambino, ricordi?

Bambino..

Una cara e fidata amica mi ha raccontato tempo fa che un sacerdote amico di Giovanni Paolo II si è sentito rivolgere seriamente questa domanda: “quante volte al giorno legge il capitolo 3 del Genesi?”. Da allora in poi sempre, molte volte al giorno, le raccontò il sacerdote.

Lì dentro c’è la chiave per capire l’uomo. Per capire gli uomini ora.

E allora vale anche per noi.

Vale anche per quelle bestie dei nostri fratelli uguali a noi che potremmo, Dio ci custodisca, imbestiarci come loro. Crediamo al primo serpente che passa anzi al serpente primo, primordiale, che ci dice di non fidarci di Dio e che possiamo diventare come Dio. E magari come Lui creare l’uomo. Ma a immagine di chi? E comunque con quali mezzi se non appunto i pezzi che ci troviamo già sul tappeto?

Giocano a fare Dio e non sanno fare altro che rubare dai Suoi magazzini. E alla fine creano dei mostri. Ancora non li vedono. Ma passeranno presto o tardi davanti a uno specchio.

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