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La “mancanza di fede” nelle cause di nullità matrimoniale

MASSIMILIANO MIGLIORATO PP
November 04,2013 :Meeting of inauguration of the judicial year of SACRA ROTA
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Intervista al canonista Vincenzo Pacillo sul Motu proprio di Papa Francesco sul matrimonio religioso

Il Motu proprio che Papa Francesco ha voluto emanare per riformare il diritto canonico nella sua parte relativa al matrimonio e alle sue cause di nullità è un argomento che non appassiona soltato i giuristi laici o cattolici, ma che avrà un peso nella vita di quei fedeli che si troveranno nella condizione di una unione sponsale fallita. Per capire meglio uno degli aspetti più innovativi e controversi del nuovo codice di diritto canonico, quello relativo alla cosiddetta “mancanza di fede”, Aleteia si è rivolta al professor Vincenzo Pacillo, docente di di Diritto Canonico ed Ecclesiastico presso l’Università di Modena e Reggio Emilia ed è “Difensore del vincolo” presso il tribunale ecclesiastico regionale emiliano.

Professor Pacillo, con l’espressione “mancanza di fede” nel Motu proprio il Papa vuole introdurre un nuova capo di nullità che punta a riconoscere nulli i matrimoni con persone atee o con disparità di culto? Per mancanza di fede si può intendere anche l’esclusione solo parziale di uno o più dogmi della Chiesa cattolica (non legati alla sacralità del vincolo coniugale)? In che modo, alla luce del diritto canonico e del contenuto del Motu proprio, possiamo escludere con certezza che quella espressione non potrà essere interpretata in senso restrittivo?

Pacillo: L’espressione “mancanza di fede” mi sembra fortemente evocativa del dibattito pluridecennale che la scienza canonistica ha ingaggiato sull’eventuale nullità del matrimonio per simulazione contro la dignità sacramentale dello stesso. Sono ormai molti anni che dottrina e giurisprudenza dibattono sulla validità di matrimoni canonici in cui i nubendi escludono la dimensione sacramentale degli stessi, ritenendo la celebrazione un momento esclusivamente mondano e rifiutando allo stesso tempo che essa possa generare un’Alleanza nell’amore che costituisca segno e strumento di salvezza. Mi pare di poter dire che a tale fattispecie si ricolleghi la prospettata simulazione “per mancanza di fede”: e che pertanto tale espressione vada considerata entro i confini posti dal Magistero e dalla giurisprudenza rotale alla rilevanza dell’esclusione della dignità sacramentale. E così il giudice non potrà non considerare quanto chiaramente evidenziato da San Giovanni Paolo II nel suo discorso alla Rota Romana del 30 gennaio 2003: ““un atteggiamento dei nubendi che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio, può renderlo nullo solo se ne intacca la validità sul piano naturale nel quale è posto lo stesso segno sacramentale”. Secondo il Pontefice, la “mancanza di fede” rileva come causa di nullità del matrimonio solo quando si riverbera sulla dimensione naturale dello stesso, comportando un’esclusione della donazione esclusiva, ovvero dell’indissolubilità, della fecondità e/o della genitorialità educante. Per cui il giudizio sulla fede dei nubendi non può essere teorico o legato ad astratti indici che si intromettano nella loro coscienza, ma deve fondarsi sulla loro concreta decisione – al momento delle nozze – di rispettare o non rispettare quanto stabilito dalla Chiesa in tema di indissolubilità, fedeltà reciproca, procreazione ed educazione della prole.

Il Papa riconosce una “mancanza” diffusa nella preparazione pastorale dei coniugi alle nozze, è possibile immaginare che il “sensus fidei” dei fedeli si sia affievolito sull’importanza capitale dell’accesso al sacramento e che dunque sia questo che il Papa vuole mettere in luce?

Pacillo: Il Codice stabilisce al can. 1063, che i pastori sono tenuti all’obbligo di prestare assistenza “mediante la quale lo stato matrimoniale perseveri nello spirito cristiano e progredisca in perfezione”. Si specificano le vie che la Chiesa ha tracciato per questo: la predicazione, la catechesi ai minori, ai giovani e agli adulti; un adeguato uso dei mezzi di comunicazione sociale; la preparazione personale al matrimonio; una celebrazione liturgica del matrimonio, che manifesti il senso del sacramento; l’aiuto agli sposi per condurre una vita familiare ogni giorno più santa e più intensa.

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