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Come saranno d’ora in poi i processi di nullità matrimoniale?

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Si potrà chiedere l'assistenza di un “avvocato d'ufficio”, mentre chi non ha possibilità economiche potrà chiedere il “gratuito patrocinio”

Per riflettere sulla storica riforma di papa Francesco sul processo di nullità matrimoniale, Aleteia ha parlato con Jorge Ernesto Villa Ávila, 52 anni, colombiano, avvocato rotale e unico latinoamericano a esercitare nella Sacra Rota, che ha anche pubblicato il libro Persona y matrimonio: misterio, reflexión y vida (Libreria Editrice Vaticana).

Si tratta di un passo importante nella riconciliazione dei fedeli feriti con Dio e con la Chiesa e perché partecipino ai sacramenti. Esprime una preoccupazione del passato Sinodo ordinario e del papa, e avvicina la giustizia e i tribunali ecclesiastici ai più poveri e bisognosi.

I lettori hanno inviato alla redazione di Aleteia un’infinità di domande. Abbiamo scelto le più rappresentative e ne abbiamo riformulate altre per adattarle ai problemi più comuni o ricorrenti.

 

I punti della riforma di papa Francesco

Il vescovo è giudice e garantisce la morale nella giustizia

Il papa ha seguito la linea del Concilio Vaticano (sinodalità), dando un ruolo centrale ai vescovi. C’è anche una valorizzazione dei laici: nel collegio ci sono due secolari come giudici, accanto a un chierico.

 

Costi ridotti per gli avvocati

Si potrà chiedere l’assistenza di un “avvocato d’ufficio”, mentre chi non ha possibilità economiche potrà chiedere il “gratuito patrocinio”

Abolizione delle sentenze doppie

È stata eliminata la doppia sentenza “conforme” con la riduzione dei pronunciamenti diocesani per ridurre i tempi di procedura delle cause, che oggi possono durare in media 5 anni.

Nullità per matrimonio per compromesso

Nel caso in cui le argomentazioni per la nullità del matrimonio siano “molto evidenti”, ci sarà un processo “breve” e servirà che le parti siano d’accordo. Il giudice sarà il vescovo, che avrà un ruolo fondamentale.

 

Celerità nelle decisioni

Ci sarà una modalità accelerata in presenza di gravi indizi di possibile nullità, come la mancanza di fede o la gravidanza prematrimoniale.

 

L’8 dicembre prossimo la riforma verrà messa in pratica, ma da quando la gente potrà beneficiare davvero delle novità, considerando che servirà del tempo perché le diocesi si organizzino?

Di per sé, la riforma dovrebbe essere avviata nella data indicata. Naturalmente, vista la sua complessità, le Conferenze Episcopali e ogni diocesi individualmente impiegheranno tutto il loro impegno e le loro risorse perché il desiderio del Santo Padre di avere processi di dichiarazione di nullità del matrimonio più celeri ed efficaci si possa realizzare. Il testo va studiato con ponderazione e saggezza per offrire le soluzioni migliori in base alla legge e alle circostanze di ogni luogo.

Tenendo presente che gli attuali tribunali interdiocesani non sono stati derogati, una volta entrata in vigore la nuova legge i fedeli potranno ricorrere a questi o al Tribunale Diocesano, o a quello che sia stato scelto dal vescovo in base alla vicinanza. Si noti che la nuova legge, come segno di collegialità, vuole porre l’accento sulla condizione di giudice naturale della causa che ha personalmente l’ordinario del luogo (il vescovo).

Il papa ha chiesto che sia gratis, ma con una giusta retribuzione per gli operatori dei tribunali ecclesiali. Quanto potrebbe costare un processo nel contesto dei Paesi latinoamericani (o in Spagna)?

Il servizio di giustizia al quale tutti i fedeli hanno diritto dev’essere preferibilmente gratuito. Questa gratuità va tuttavia moderata in relazione alle necessità stesse dell’amministrazione della giustizia, che deve, come dice il Vangelo, remunerare giustamente i propri lavoratori. Il principio che mi sembra prevalere nella riforma è che a nessuno, assolutamente a nessuno, si possa negare l’accesso al servizio di giustizia per motivi economici. Si dovrà avere sempre un’attenzione particolare per i poveri.

I poveri possono allora chiedere la nullità?

Come ha detto Sua Eccellenza monsignor Pio Vito Pinto, Decano del nostro Tribunale apostolico della Rota Romana, nella riforma attuale i poveri e i vescovi sono al centro dell’attenzione.

La Chiesa di periferia è questa, in cui si trovano gli esclusi dal sacramento dell’Eucaristia, che con la verità e solo con la verità, e alla luce della bellezza e della santità del matrimonio, trovano, attraverso il vescovo giudice, la misericordia di Dio.

Dove devono recarsi le persone per esporre il proprio caso?

Il primo passo è recarsi alla struttura di Pastorale Familiare della propria diocesi, dove il fedele troverà persone formate per ascoltare in modo preliminare il caso e dove si svolgerà un’indagine previa e informale che possa servire da sostegno alla domanda di nullità, che si potrà presentare direttamente al Tribunale diocesano o a quello, il più vicino, che l’ordinario avrà scelto come proprio tribunale.

Vista la sua formazione professionale e tecnica, la collaborazione degli avvocati esperti in diritto canonico sarà di vitale importanza per i fedeli per poter identificare fin dal principio e con un risparmio sostanziale di tempo il titolo di nullità più idoneo che potrà essere presentato con la domanda.

La sentenza doppia conforme viene abolita. Cosa significa nel processo di nullità matrimoniale?

Dopo tre secoli è stata riformata la Dei Miseratione di Benedetto XIV del 1741, che per evitare alcuni abusi dell’epoca aveva imposto la necessità che fossero due giudici collegiali diversi e strutturati gerarchicamente a pronunciarsi sull’invalidità del vincolo matrimoniale.

Ora, con il cambiamento delle circostanze storiche e di fronte a quelle attuali e alle urgenti necessità pastorali e di misericordia, sarà sufficiente che un solo giudice di prima istanza (collegiale o monopersonale, a seconda del caso) dichiari la nullità del matrimonio perché questa sentenza sia definitiva.

Resta sempre salvo il diritto delle parti di presentare un ricorso d’appello al giudice superiore o al Tribunale Apostolico della Rota Romana. In questo modo si beneficia la celerità del processo e si mantiene un sistema di massima garanzia dei diritti dei fedeli.

Papa Francesco, seguendo una posizione di Benedetto XVI, presenta anche l’aspetto della fede nel matrimonio. Non avere fede può essere un motivo di nullità?

Il tema ha serie implicazioni teologiche e non è questo il momento o la sede per poterle affrontare tutte. La mancanza di fede sarà un indizio grave e concludente che potrà essere molto utile (più che in passato) per la dimostrazione di un determinato titolo di nullità.

Può fare un esempio?

Ad esempio la simulazione parziale per esclusione dell’indissolubilità del vincolo o della sua natura sacramentale, la simulazione totale o l’errore determinante la volontà. Ma di per sé, come fatto puramente storico, non credo che si possa argomentare come causale di nullità. Salvo miglior giudizio.

La nullità matrimoniale è un diritto?

No, non lo è. La dichiarazione di nullità del matrimonio non è l’annullamento del matrimonio: la seconda lascerebbe senza effetti un sacramento che è nato realmente come valido; la prima riconosce che fin dall’inizio non è nato un sacramento perché mancava qualche elemento essenziale. Si ha diritto alla verità, ma se la verità è la validità del sacramento, non c’è nullità, ma verità.

La giustizia, invece, è un servizio pubblico essenziale al quale tutti i fedeli hanno diritto, e hanno il diritto non solo di ricorrere al giudice perché decida sull’invalidità del loro matrimonio, ma anche a che il giudice applichi le norme con equità e in base al presupposto inderogabile per cui tutto l’ordinamento giuridico della Chiesa ha come obiettivo la salvezza delle anime.

È molto importante che i fedeli, che non sono esperti di diritto canonico e non possono avere sempre un’opinione fondata sulla possibile nullità del loro matrimonio, con fiducia, con fede e con la verità ricorrano agli avvocati canonisti o si accostino direttamente ai tribunali ecclesiastici per esporre il proprio caso, e saranno giudicati tenendo davanti agli occhi solo Dio e la sua infinita misericordia.

Esiste un rischio nel fatto di dare più potere al vescovo come giudice? Non significa contraddire la linea di una Chiesa meno clericale?

No, nessun rischio. Al contrario, è un grande segno della collegialità della Chiesa cattolica e della vicinanza della Chiesa gerarchica alle persone che soffrono.

La riforma rappresenta inoltre un preziosissimo progresso nell’applicazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, visto che ora il collegio di giudici potrà essere costituito da due laici e un solo sacerdote. Una rivoluzione!

Con la riforma, allora, i processi saranno decisi nei tribunali nelle Chiese particolari, e solo in appello arriveranno a Roma (Rota Romana)?

Sì, è così. Come abbiamo già detto, resta sempre salva la possibilità di fare appello alla Santa Sede contro la sentenza affermativa di prima istanza, che, se non viene presentato un appello entro il termine perentorio di 15 giorni, diventa esecutiva con il conseguente diritto a seconde nozze.

Quali sono i vantaggi per la gente comune?

Tutti i fedeli devono sapere che nella giustizia ecclesiastica troveranno un mezzo di manifestazione della misericordia di Dio, che vuole la salvezza delle loro anime. La vicinanza dei tribunali ai fedeli, il proprio vescovo come giudice, i processi celeri, l’esecutività delle sentenze, le restrizioni agli appelli strumentali sono tutti mezzi pastorali al servizio della comunità perché ogni fedele cristiano possa riconciliarsi con Dio e con la Chiesa e possa partecipare in modo fruttuoso ai sacramenti, per la salvezza della propria anima.

 

Nel caso in cui ci siano ulteriori dubbi al riguardo, il nostro esperto sarà disponibile per rispondere ad altre domande segnalate dai nostri lettori.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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