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A Pompei in pellegrinaggio per tutte le famiglie

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 10/09/15

Martinez: "Occorre avere cura di quanti, per i fallimenti familiari, sembrerebbero condannati all'esclusione dalla vita comunitaria"

Anche quest’anno le famiglie torneranno al santuario della Madonna di Pompei il 12 settembre per testimoniare la bellezza del vivere insieme. L’VIII Pellegrinaggio nazionale delle Famiglie per la Famiglia sul tema «Non c’è amore più grande» (Gv 15,13) – “Famiglia: vocazione, comunione e missione” (Papa Francesco), è promosso dal Movimento del Rinnovamento nello Spirito Santo in collaborazione con la Prelatura Pontificia di Pompei, il Pontificio Consiglio per la Famiglia, l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della Cei, il Forum delle Associazioni Familiari e i Comuni di Pompei e di Scafati, da dove partirà il percorso a piedi. Alla vigilia di due importanti appuntamenti dedicati alla famiglia, l’Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia e il Sinodo ordinario dei vescovi sulla famiglia, “il pellegrinaggio scandito dalla preghiera del Rosario, – spiega il presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez – vuole porsi come gesto di intercessione per tutte le famiglie”.

Cosa esprime il convenire delle famiglie nel pellegrinaggio al santuario di Pompei?

Martinez: Il gesto del Pellegrinaggio nazionale delle famiglie nasce all’indomani del Family Day del 2007. Fu un momento storico nella vita del Paese, un giorno nel quale le famiglie vollero testimoniare la loro soggettività sociale. Il pellegrinaggio delle famiglie da Scafati a Pompei ci è sembrato un modo concreto per dare continuità ecclesiale alla manifestazione di piazza san Giovanni. Una iniziativa nel segno della valorizzazione del sud del Paese, spesso evocato per tanti episodi di trascuratezza morale e civile. Il Rinnovamento nello spirito vuole sottolineare la bellezza dell’istituto familiare per ricordare a tutto il Paese che “la “famiglia è viva”. E’ davvero viva perché tre generazioni – nonni, genitori e figli – si mettono in cammino mostrando con gioia come la preghiera unisca la famiglia. Invece di contestare il volto rarefatto di una società che sembra in ogni modo attaccarla e sminuirla, essa sa mostrare da sola e con gioia quella bellezza e originalità che le provengono da Dio, il quale sempre rinnova il miracolo dell’amore. Il pellegrinaggio è un gesto popolare, di preghiera, e trasmette la fede in quel modo semplice e molto caro a papa Francesco, fondato sulla riproposizione di sette misteri sui venti canonici del Rosario.

Una delle preoccupazioni del Sinodo, e sicuramente anche la vostra, riguarda le famiglie ferite: in che modo questo pellegrinaggio può parlare loro?

Martinez: Il titolo dell’iniziativa è pellegrinaggio delle famiglie “per” la famiglia, a significare l’intercessione per tutte le famiglie a partire da quelle più in difficoltà. Il tema della fragilità, della sofferenza, dell’emarginazione spirituale e sociale, è da sempre carissimo alla sensibilità del Rinnovamento nello Spirito. Si può affermare che l’accompagnamento delle persone bisognose, che invocano consolazione, guarigione e liberazione, sia uno dei carismi specifici del nostro Movimento. In comunione con papa Francesco, vorremmo che diventasse un’attenzione sempre più diffusa e ordinaria nella vita delle nostre parrocchie e delle nostre chiese. Oggi non c’è povertà più grande di quella che le famiglie testimoniano al loro interno – spirituale prima che morale o economica -, e noi credenti non possiamo che rispondere con la compassione di Cristo e la sua misericordia.

In questi giorni papa Francesco ha introdotto una riforma del diritto canonico in materia di dichiarazione delle nullità matrimoniali: è un altro modo di venire incontro alla sofferenza delle famiglie ferite?

Martinez: Da consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia ho seguito la preparazione di questi atti attraverso una plenaria precedente al Sinodo dello scorso anno. In realtà, più che di misericordia, il gesto del papa racconta giustizia. Infatti è un atto di giustizia che le famiglie che chiedono lo scioglimento del sacro vincolo possano accedere al discernimento della Chiesa senza particolari oneri economici e tempi biblici. Troppo spesso ne risultano penalizzati i figli, i soggetti che più soffrono queste situazioni incerte. Guardando alla nostra esperienza va detto in modo chiaro che questi provvedimenti introdotti dal papa, così come molti altri che si vanno invocando dal prossimo Sinodo, devono essere vissuti e interpretati con uno “sguardo comunitario”. La Chiesa è un corpo e “quando un membro soffre, tutto il corpo è in sofferenza”. Occorre, quindi, trovare modalità che non escludano il bene grande della salvezza che a tutti è offerta nella Chiesa. A partire, dunque, dall’originalità del sacramento del matrimonio, siamo invitati da papa Francesco ad avere cura di quanti, a causa di fallimenti familiari, sembrerebbero condannati all’esclusione dalla vita comunitaria.

Il cammino ecclesiale che è stato posto in essere con i due Sinodi, gli incontri del papa a vari livelli con associazioni e famiglie, le sue catechesi sul tema di matrimonio, amore coniugale, genitorialità, spingono i laici a un ruolo più attivo nella Chiesa?

Martinez: La laicità cristiana è oggi fortemente sfidata e non c’è tema più evidente di quello della famiglia. Non c’è dubbio che il Sinodo dovrà poter interpellare i laici perché testimonino la ricchezza di esperienza, di conoscenza, di prassi vissute in famiglia. I Movimenti, come famiglia di famiglie, raccolgono queste dinamiche del vissuto familiare, custodiscono questo patrimonio di vita umana e aiutano vescovi e sacerdoti nella promozione dell’istituto familiare, “santuario della vita” e “piccola Chiesa domestica”, presidio di vera umanità in cui la fede può essere trasmessa e sperimentata.

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