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Vivere e testimoniare la bellezza del matrimonio cristiano

© Andresr/SHUTTERSTOCK

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 09/09/15

A Roma l'incontro internazionale dei responsabili del Movimento delle Equipes Notre-Dame con l'udienza di papa Francesco

All’inizio, nella Francia prima della seconda guerra mondiale, erano poche coppie che si incontravano mensilmente insieme a un sacerdote, padre Henry Caffarel, per approfondire il significato del sacramento cristiano del matrimonio e ricercare un modo di inserirsi, come coppie e come famiglie, nella società. Il modello, messo a punto attraverso la pratica, ebbe successo tanto che già l’8 dicembre 1947 venne formalizzata la nascita del Movimento laicale di spiritualità coniugale. Oggi le Equipes Notre-Dame, sono presenti in 80 Paesi del mondo e, solo in Italia, le equipe – la cellula base formata da 5-7 coppie – sono 692. In questi giorni le Equipes Notre-Dame hanno tenuto a Roma l’incontro internazionale delle coppie responsabili regionali del mondo – un evento che si celebra ogni sei anni – e domani incontreranno papa Francesco in udienza, in un clima di grande gioia ed attesa come conferma ad Aleteia Gianni Andreoli, responsabile, insieme alla moglie Teresa, della Regione Italia.

Nelle note sul Movimento si afferma che obiettivo delle Equipes Notre-Dame è confrontare il significato del sacramento del matrimonio con il vissuto della propria esperienza. Sembra riflettere la chiave di lettura del Sinodo sulla famiglia: come vivete questo momento della Chiesa?

Andreoli: Si sposa con l’invito costante di papa Francesco ad “uscire” per incontrare nella storia la presenza di Dio nelle realtà che sono diverse dalle nostre, ma in cui Dio è comunque presente. Non significa rinunciare alle nostre scelte, ma aprire il nostro orizzonte per stabilire dei territori entro i quali prevale la ricerca di ciò che ci unisce rispetto a ciò che ci separa. Il nostro è un movimento fondato sulla coppia e il sacramento del matrimonio è una grande grazia con la quale confrontarsi e che ci sostiene. Cerchiamo di testimoniarne le ricchezze più che le difficoltà: la bellezza del vivere insieme e come questo si traduca in una beatitudine già ora su questa terra e nei nostri giorni. Il Sinodo segna un momento di svolta e di grande speranza che dovrebbe portare ad aumentare il senso di comunità e di un cammino insieme verso una salvezza che è offerta a tutti.

Quali sono, nella vostra esperienza, le fragilità maggiori delle coppie nel nostro tempo?

Andreoli: I modelli culturali prevalenti vanno contro il modello della famiglia. L’ingiustizia sociale ed economica, la sperequazione della ricchezza, i problemi del mondo del lavoro, l’esasperazione dell’egoismo individuale e dei modelli economici dei paesi dominanti non aiutano la costruzione della famiglia come piccola Chiesa.

Come fare perché la fragilità non sconfini nel fallimento della coppia e della famiglia?

Andreoli: E’ importante riuscire a trasmettere le esperienze positive, che non dimenticano la fatica ma sottolineano la gioia di sentirsi l’uno per l’altro e non solo per la coppia, ma anche per gli altri, in senso comunitario. La riflessione su questi temi è complessa ma arricchente come abbiamo constatato in questi giorni nell’incontro internazionale in cui convergono esperienze di tutto il mondo. In alcuni paesi prevalgono le difficoltà economiche o del lavoro o quella dell’intolleranza religiosa. Ma ritorna – al di là della babele linguistica da affrontare… – la necessità che alcuni valori universali vengano riaffermati.

Papa Francesco ha dato il via in questi giorni a una riforma del diritto canonico in materia di nullità matrimoniali: cosa ne pensate?

Andreoli: Ad una prima lettura colgo una semplificazione delle procedure che non si traduce in una banalizzazione della materia. Mi pare, al contrario, un ulteriore passo verso la responsabilizzazione dei pastori e di tutti i fedeli sul valore del matrimonio spostando la riflessione sui contenuti e sfrondando le procedure di appesantimenti burocratici che a volte hanno rallentato o reso ulteriormente difficile una situazione che già di per sé non è facile.

Bisognerebbe agire in precedenza sulla consapevolezza degli impegni di chi si accinge a sposarsi?

Andreoli: Gli equipiers, cioè le coppie del nostro Movimento che è un movimento di riferimento e non di appartenenza, sono di solito impegnate a livello locale e parrocchiale in altre attività pastorali. Uno specifico obiettivo che ci siamo posti è l’accompagnamento dei giovani al matrimonio, emerso nelle problematiche pre-sinodali, perché siano più consapevoli consapevoli del percorso intrapreso. Soprattutto non bisogna abbandonarli “dopo”, affinché l’evento matrimonio non sia solo un bel ricordo, un album di fotografie, una bella festa, ma sia una progressiva consapevolizzazione rispetto a questa grazia e a questo cammino con le sue gioie e le sue difficoltà. Non si tratta di qualcosa che possa considerarsi acquisito una volta per tutte, ma di un cammino di santità che consiste nel leggere negli eventi di tutti i giorni il Vangelo.

Cosa attendete dall’incontro con il pontefice?

Andreoli: Una parola di incoraggiamento e un indirizzo che può essere una linea d’azione – forse un mandato specifico sulla relazione uomo-donna – per le nostre coppie diffuse in tutto il mondo. Il motto di questo incontro è “Eccomi Signore, manda me”, tratto da Isaia. Noi offriamo la disponibilità ad essere inviati e a uscire all’incontro con l’altro. Di sicuro esprimeremo la nostra gratitudine per quanto il papa annuncia sull’amore coniugale e la famiglia.

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