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Perché ogni drag queen ha bisogno di una Chiesa

Heather Buckley CC

David Mills - pubblicato il 09/09/15

Quando parla dei propri peccati afferma: “Non voglio essere schiava del fatto che posso essere una [parola forte per indicare una persona molto difficile]. Per me, quindi, la via migliore per raggiungere una sorta di libertà dall’esservi legata in modo assoluto è ammettere che ho bisogno della grazia”.

La Bolz-Weber ha qualcosa da dire. Gli americani parlano eufemisticamente del peccato. Ci piacerebbe pensare a noi stessi come studenti con la media dell’8 nella vita, o magari anche del 7, ma non veri peccatori. (Mi colpisce, se posso dirlo en passant, che questo aiuti a spiegare la preferenza comune per usare il Kyrie piuttosto che il Confiteor a Messa. La seconda preghiera è un’ammissione esplicita dei nostri peccati, mentre la prima non dice perché stiamo chiedendo la misericordia del Signore).

In una cultura che rifiuta di riconoscere i peccati per quello che sono, qualcuno dice: “Questo è un peccato, e tu sei un peccatore”. Perché le persone si sentono peccatrici, alienate, sentono di non vivere la vita che vorrebbero, di aver provocato agli altri danni a cui non potranno mai riparare, di aver agito male e di essersi sbagliate, anche se non hanno le parole per esprimere ciò che provano. Non c’è una risposta unicamente di questo mondo a questo sentimento. Nessuna terapia rimuoverà il senso di colpa – e se lo fa non vi ha guariti, vi ha solo resi psicopatici.

Mi sento uno schifo tutto il tempo”, mi ha detto una volta qualcuno. Era vicino a un riconoscimento di peccato. Quest’uomo pensava, visto che la sua cultura gli aveva detto così, che il suo problema fosse il modo in cui si sentiva, non quello che aveva fatto per sentirsi così. Sembrava sorpreso quando gli ho spiegato l’approccio cristiano alla natura umana. Non vi ha aderito, ma per lui aveva un senso.

Dire alla gente “Hai peccato” è un messaggio potente in sé. Fornisce la risposta a una domanda che molti si sono posti, anche se non in modo molto chiaro. Saper dire, come cristiano, “Hai peccato ma Dio ti ama comunque, a tal punto che Cristo è morto per te”, è un messaggio ancor più potente. È il Vangelo che i cristiani devono condividere, ma per ogni tipo di ragioni, incluse quelle descritte dalla Bolz-Weber, non lo condividiamo molto bene.

Urrà per Nadia Bolz-Weber, ma solo un urrà o magari due, non tre. Lascia fuori molto di quello che il cristianesimo ha da dire. C’è un limite a quanto possano essere radicali lei e la sua Chiesa. Dio vuole fare di più che perdonarti. Vuole cambiarti.

Nel suo mondo, essere una [parola forte per indicare una persona molto difficile] è un peccato, ma agire in base ai propri desideri omosessuali non lo è. Chiunque concorda sul fatto che se si è una [parola forte per indicare una persona molto difficile] si dovrebbe chiedere scusa a qualcuno – bisognerebbe iniziare chiedendo scusa a Dio – e cercare di cambiare vita, ma pochi al di fuori del cristianesimo ortodosso pensano che se si hanno rapporti intimi a livello sessuale con qualcuno con cui non si è sposati si dovrebbe chiedere perdono a Dio e cercare di cambiare vita. Ma è comunque un peccato, e influenzerà la vostra vita in modo negativo.

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Tags:
drag queentransessualetransessualismo
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