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USA, il caso Kim Davis: si rifiuta di autorizzare le nozze gay e viene arrestata

AP Photo/Timothy D. Easley
Rowan County Clerk Kim Davis, right, talks with David Moore following her office's refusal to issue marriage licenses at the Rowan County Courthouse in Morehead, Ky., Tuesday, Sept. 1, 2015. Although her appeal to the U.S. Supreme Court was denied, Davis still refuses to issue marriage licenses. (AP Photo/Timothy D. Easley)
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La donna non se l’è sentita, per motivi religiosi, di firmare l’autorizzazione per il matrimonio

Giovedì 3 settembre ad Ashland (Kentucky), la segretaria della contea di Rowan Kim Davis è stata incarcerata per decisione del giudice distrettuale David Bunning (Tempi.it, 7 settembre).

LA SENTENZA DELLA CORTE

Il motivo dell’arresto infatti, sintetizza il Corriere della Sera (4 settembre), è che l’impiegata «per settimane si è rifiutata di rilasciare licenze matrimoniali alle coppie gay, nonostante la sentenza della Corte suprema che ha esteso a tutti gli Stati Uniti il diritto degli omosessuali di formalizzare le loro unioni» .

LA SCELTA DI KIM

Davis, una cristiana apostolica, ha opposto il suo diritto all’obiezione per motivi religiosi: «Emettere licenze matrimoniali con la mia firma è per me impossibile» ha obiettato la funzionaria comunale. Quattro coppie gay, dopo averla rimproverata davanti alle telecamere di non adempiere ai suoi doveri d’ufficio per i quali è pagata da tutti i contribuenti, omosessuali compresi, l’hanno denunciata.

VIA LIBERA ALLE LICENZE

Dopo l’arresto della Davis, la contea di Rowan ha iniziato a rilasciare le licenze di matrimonio anche alle coppie omosessuali che ne hanno fatto richiesta. Il rilascio è avvenuto per mano di uno dei vice della Davis, sotto l’occhio di fotografi e telecamere (Avvenire, 7 settembre).

CORTOCIRCUITO DELLE LIBERTA’

La decisione del giudice, sostiene Il Foglio (4 settembre), è destinata a far discutere a lungo, perché palesa le conseguenze concrete dell’ondata giurisprudenziale contro la libertà religiosa in America, culminata con le conseguenze della sentenza della Corte suprema sui matrimoni gay, generando un cortocircuito grottesco nel paese delle libertà. La richiesta di abiura delle proprie convinzioni per ottenere in cambio la libertà, prosegue Il Foglio, ricorda più certi tribunali dell’Inquisizione che non quelli di un paese in cui lo stato di diritto è garantito.

“QUESTA NON E’AMERICA”

Sulla questione, riporta ancora Avvenire, è intervenuto, tra gli altri, il senatore texano Ted Cruz, uno dei candidati alle primarie repubblicane del prossimo anno. Cruz ha difeso con forza la Davis: «Chiedo a ogni credente, a ogni costituzionalista e a ogni amante della libertà di stare con Kim Davis e fermare la persecuzione – ha sottolineato – Per la prima volta in assoluto, il governo degli Stati Uniti ha arrestato una donna cristiana perché vuole vivere secondo la sua fede. Questo è sbagliato. Questa non è America». Il senatore Cruz ha poi aggiunto di parteggiare per «ogni americano che l’amministrazione Obama sta cercando di costringere a scegliere tra la propria fede e il rispetto di un parere illegale della Corte».

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