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Lo Stato Islamico impone 11 regole ai cristiani per avere salva la vita

© freedom house / flickr

A Syrian boy watches as a Free Syrian Army fighter stands guard in a neighborhood of Damascus, Syria. April 1, 2012.

Arthur Herlin - Aleteia - pubblicato il 08/09/15

La rivelazione di questo documento è una prova ulteriore del trattamento degradante subito ogni giorno dai cristiani che vivono nel territorio controllato da Daesh

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha appena pubblicato un documento che rivela il trattamento degradante che verrà subìto d’ora in poi dai cristiani che vivono nei territori sottomessi allo Stato Islamico (SI). Si tratta di una nota il cui autore non è altro che il capo autoproclamato dello SI, Abu Bakr al-Baghdadi, e destinata agli abitanti della città siriana di Al-Qaryatayn, nella regione di Damasco.

Nel comunicato, il gruppo terroristico enuncia 11 regole che i cristiani dovranno seguire per mantenere le proprie sostanze, la propria religione e soprattutto la vita:

  • Divieto di costruire una chiesa, un monastero o un eremo.
  • Divieto di mostrare una croce o qualsiasi segno derivante dai loro testi nella sfera pubblica musulmana, e di usare un altoparlante quando pregano.
  • Divieto di far ascoltare a un musulmano qualsiasi meditazione o preghiera tratta dai loro libri e il suono delle campane. Queste ultime non potranno essere usate che nelle loro chiese.
  • Divieto di nuocere allo “Stato Islamico” nascondendo una spia o una persona ricercata. Se una qualsiasi cospirazione contro i musulmani giungesse a conoscenza di un cristiano, questi dovrà trasmettere immediatamente l’informazione.
  • Divieto di possedere un’arma.
  • Divieto di commerciare carne di maiale o alcolici con musulmani o nei loro mercati. Divieto di bere vino in pubblico.
  • Divieto di mostrare apertamente e con qualsiasi pretesto ciò che deriva dai loro rituali e dai loro culti.
  • Divieto di denigrare chi appartiene alla religione musulmana.
  • Obbligo di sottomettersi al pagamento della Jizya (imposta religiosa alla quale sono sottoposti i non musulmani nella legge islamica, n.d.r.), cioè 4 dinari d’oro* all’anno (480 euro) per i più ricchi, la metà per le classi medie e un quarto per i più poveri.
  • Obbligo per i cristiani di essere sepolti nei propri cimiteri, come d’abitudine.
  • Obbligo per i cristiani di impegnarsi formalmente a rispettare le regole imposte dallo “Stato Islamico”, vestirsi modestamente, seguire il regolamento in materia di vendite e acquisti, ecc.

Questo regolamento è stato promulgato dopo che l’autoproclamato Stato Islamico si è si è impadronito della città di Al-Qaryatayn e ha distrutto il monastero cristiano di Mar Elian il 20 agosto scorso. La conquista della città è avvenuta in risposta a 20 raid aerei effettuati dall’esercito siriano. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani riferisce che alcuni cristiani avrebbero già pagato la Jizyanelle ultime 48 ore.

Secondo una fonte locale, i documenti di identità di tutti i residenti cristiani sarebbero stati confiscati dagli islamisti a tempo indeterminato, e chi non paga subirebbe numerose persecuzioni.

* Lo Stato Islamico diffonde la propria moneta dal 2014, in sostituzione di quella libera siriana e del dinaro iracheno. Il dinaro d’oro è fissato ora a 120 € ogni 4,25 grammi, il dirham d’argento a 87 centesimi e i fili di rame valgono circa 5 centesimi.

[Traduzione dal francese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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