Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Beatrice Fazi: grazie alla Chiesa ho superato il trauma dell’aborto

© Damiano Rosa
Condividi

La famosa attrice racconta la sua terribile esperienza e spiega come è stata assolta dal grave peccato commesso

«Mi sono trovata incinta, senza il coraggio di confessare tutto ai miei genitori, figli di una provincia dove chi partoriva prima del matrimonio era una poco di buono. Sola, il mio uomo se n’era lavato le mani, tra il timore di non farcela a crescere un bambino e il senso di vergogna, senza nessuno che mi indicasse strade alternative, ho scelto. E da allora non ho mai dimenticato quel giorno. È rimasta una ferita aperta, quasi fisica, una lacerazione. Fino all’incontro con la fede».

INCINTA DELL’UOMO SBAGLIATO

A raccontare la storia del suo aborto è l’attrice Beatrice Fazi, la Melina di “Un medico in famiglia“. A La Repubblica (2 settembre), Fazi riporta il dramma di quei giorni vissuti nel 1993, quando a 20 anni rimase incinta di un uomo della sua stessa città d’origine, Salerno. Lui, 37 anni, si era dileguato appena saputa la notizia della gravidanza.

L’ANNUNCIO DELL’ABORTO

«Sto aspettando un figlio tuo!», gli scriveva Beatrice in una toccante lettera pubblicata ora su “Cuore Nuovo“, un libro autobiografico. «Un figlio nostro – proseguiva Fazi – che probabilmente non nascerà mai. Che non sentirò mai attaccarsi al mio seno già prospero. Non sentirò mai agitarsi nel mio grembo già gonfio, a punta. Un bambino, per crescere, ha bisogno di un padre e di una madre che si amino, che si rispettino, che si completino».

“LO UCCIDERO’ PERCHE’ NON MI AMI”

«Comunque, non temere, mia madre non sa nulla. Nessuno sa nulla. Anzi, vorrei che tu strappassi questa lettera. Vorrei che non restasse traccia di questo omicidio. Però, se di omicidio si tratterà, spero che tutte le volte che vedrai un bimbo per strada ti si spezzi il cuore, ti si geli il sangue (…) Ucciderò questo figlio per la mia carriera? No. So che potrei continuare a studiare anche con lui. Lo ucciderò perché non mi ami. Perché non ti amo. Perché ho paura. Cosa potrei offrirgli? Tanto! Ma non basterebbe».

L’AVVICINAMENTO ALLA CHIESA

Dieci anni dopo questo triste epilogo la vita dell’attrice rinacque quando, da quasi atea, si avvicinò alla Chiesa. A Roma conobbe un sacerdote, il francescano don Fabio Rosini, durante la gravidanza della sua prima figlia. A lui confessò l’aborto avuto anni prima.

IL PERCORSO SPIRITUALE

«Quel sacerdote – ricorda – mi ha detto di non pensare al giudizio di Dio, ma alla sua misericordia, che ero già stata perdonata. Da lì è cominciato il mio cammino spirituale che mi ha portato oggi ad essere una catechista come mio marito che fa l’avvocato, perché oggi la nostra è una storia d’amore a tre: noi due e Dio. Un percorso spirituale che mi ha portato a capire come Dio fosse lontano dall’idea che ne avevo di un giudice impietoso che mi avrebbe chiesto il conto dei miei peccati».

SCOMUNICA E MISERICORDIA

Il gravissimo peccato dell’ aborto, infatti, si può cancellare secondo la Chiesa cattolica, ma a determinate condizioni. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. “Chi procura l’aborto, se ne consegue l’effetto, incorre nella scomunica latae sententiae” (Cic, can. 1398), “per il fatto stesso d’aver commesso il delitto” (Cic, can. 1314) e alle condizioni previste dal diritto (cfr. Cic, cann. 1323-1324). La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all’innocente ucciso.

CHI PUO’ ASSOLVERE DAL PECCATO

Il Codice di diritto canonico prevede l’aborto sia tra quei peccati che i sacerdoti “normali” non possono assolvere e quindi occorre ricorrere ad un penitenziere maggiore: l’assoluzione è riservata al vescovo o a un confessore da lui delegato dopo che la donna si è realmente pentita dell’atto commesso (Aleteia, 13 aprile 2015). Per un antico privilegio mai revocato possono assolvere dall’aborto anche i sacerdoti religiosi degli ordini mendicanti come domenicani, francescani, agostiniani e carmelitani.

IL CASO ECCEZIONALE DEL GIUBILEO

Nell’ambito del Giubileo Papa Francesco ha deciso di estendere a tutti i sacerdoti la possibilità di assolvere le donne pentite: una situazione del tutto eccezionale. «Non è un’attenuazione del senso di gravità del peccato – ha puntualizzato il direttore della Sala Stampa Vaticana Padre Federico Lombardi – I sacerdoti che preparano la confessione devono far capire la gravità di questo crimine e aiutare a comprendere in un percorso di conversione».

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni