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Vescovo in campo contro il ddl Cirinnà scrive ai parlamentari della sua regione

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 03/09/15

«Cari parlamentari piemontesi, non firmate la legge sulle unioni civili»

«Egregio Onorevole, non voti la legge Cirinnà». Monsignor Pier Giorgio Micchiardi, vescovo di Acqui (Alessandria), invita i parlamentari piemontesi e liguri, espressione del territorio sul quale insiste la sua Diocesi, a non approvare il ddl sulle unioni civili, il cui iter è ripreso in Commissione Giustizia di Palazzo Madama, per la discussione e l’esame degli emendamenti.

COSA DICE IL DDL CIRINNA’

Con questo disegno di legge si prevede l’equiparazione di fatto dell’unione omosessuale alla famiglia naturale fondata sul matrimonio, riconosciuta come tale dalla Costituzione (art. 29). L’unione omosessuale, infatti, verrebbe sancita di fronte all’ufficiale di stato civile alla presenza di testimoni e l’atto che ne fa fede contenuto in apposito registro. I due partner godrebbero degli stessi diritti delle coppie sposate, ad eccezione dell’adozione, ma con garanzia della step child adoption, cioè la possibilità di adottare eventuali figli avuti da uno dei due partner dell’unione (Notizieprovita.it).

“LA CHIESA NON E’ CONTRO NESSUNO”

Monsignor Macchiardi, che rinnova la sua ferma contrarietà al ddl, cita ai parlamentari della sua regione le parole del Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Cei: «La Chiesa non è contro nessuno. Crede nella famiglia come è riconosciuta dalla nostra Costituzione e come corrisponde all’esperienza universale dei singoli e dei popoli: papà, mamma, bambini, con diritti e doveri che conseguono il patto matrimoniale».

FAMIGLIA E ALTRE RELAZIONI SONO COSE DIVERSE

«Applicare gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione – prosegue Bagnasco – è voler trattare allo stesso modo realtà diverse: è un criterio scorretto anche logicamente e quindi un’omologazione impropria. I diritti individuali dei singoli conviventi, del resto, sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale».

LA PETIZIONE ON LINE

L’associazione Pro Vita si è fatta promotrice di una petizione on line “Stop Ddl Cirinnà” a cui si può aderire per far sentire la propria contrarietà al disegno di legge che vuole adottare la maggioranza guidata dal governo Renzi. Hanno già aderito, tra gli altri, ProVita, Movimento per la Vita, Manif pour tous, AGe, AGeSC, Voglio la Mamma, i Giuristi per la Vita, l’Associazione “Non si tocca la Famiglia”, Generazione Voglio Vivere, il Comitato Articolo 26, il MEVD, Coordinamento Famiglie Trentine, l’Associazione Donum Vitae, la Nuova Bussola Quotidiana e il Movimento PER.

UNA LEGGE CHE NON C’ENTRA COL PROGRESSO

Filippo Savarese su La Croce Quotidiano (2 settembre), spiega quali soggetti stanno pressando il governo per ottenere le unioni civili. «La risposta è agli atti, depositata negli archivi del Senato. Basta aprire il fascicolo delle audizioni che la Commissione Giustizia ha svolto sul ddl Cirinnà, e constatare – rivela Savarese – che hanno “testimoniato” a favore della legge esclusivamente le associazioni del club Lesbico-Gay-Bisessuale-Transessuale (Lgbt). Quella sulle unioni civili è una legge pretesa da una delle meno rappresentative categorie sindacali del Paese, e quindi non c’entra un bel niente né col bene comune né col progresso civile dell’Italia».

“FORMAZIONE SOCIALE SPECIFICA”

L’ultima trovata della maggioranza per far addolcire il ddl è un sub emendamento dell’area cattolica del Partito democratico, a prima firma Fattorini, che specifica che le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono «una formazione sociale specifica» (Corriere della Sera, 3 settembre). Questo per evitare equiparazioni con l’istituto tradizionale del matrimonio. La modifica della definizione giuridica è una premessa all’articolo 1 e accoglie la richiesta di chi non vuole confusione con il matrimonio tra uomo e donna.

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