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Una croce gigante per i cristiani in Pakistan…ma c’è chi teme rappresaglie

CITIZENSIDE-SYED RIZWAN ALI
PAKISTAN, Karachi: A 140-foot-high bulletproof cross is erected at Gora Qabaristan, one of Karachi's oldest Christian cemeteries, to honor Pakistani minorities whose lives were lost to pervasive religious extremism in the country. The monument, which is being built at the request of Businessman Parvez Henry Gill, also aims to promote hope, love and a sense of religious tolerance in the violence-ridden city. - CITIZENSIDE/SYED RIZWAN ALI
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E’ alta 43 metri e l’ha fatta costruire il milionario Parvez Henry Gill

Sarà la croce più grande dell’Asia. Una gigantesca croce in cemento, alta 43 metri, ha modificato la skyline di Karachi, metropoli portuale nel Sud del Pakistan  e capoluogo della provincia del Sindh.

IL PRESUNTO MESSAGGIO DIVINO

A farla costruire il milionario Parvez Henry Gill, influente membro della locale comunità cristiana e – soprattutto – dotato di grandi risorse economiche. Racconta che è stato Dio a incaricarlo, apparendogli in sonno, di fare qualcosa per proteggere i cristiani dalla violenza e dai soprusi. Solo che Dio gli ha detto – racconta Gill – di fare «qualcosa di diverso» e lui per mesi ha meditato, pregando e rimanendo alzato notti intere. Alla fine, decide di costruire «una grande croce, la più alta che sia mai stata realizzata nel mondo, in un paese musulmano. Sarà un simbolo di Dio» (Il Foglio, 2 settembre).

SIMBOLO DEI CRISTIANI IN PAKISTAN

Dopo settimane di lavori, le impalcature stanno per essere smontate, lasciando libera l’enorme costruzione con i suoi 43 metri. E anche se non è la più alta del mondo – il primato rimane alla Great Cross di St. Augustine, in Florida – è visibile in gran parte dei quartieri cittadini. Situata all’ingresso del Gora Qabaristan, il cimitero monumentale risalente all’epoca coloniale britannica, per Gill dovrà essere il simbolo della presenza cristiana in Pakistan, dove negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di intolleranza nei confronti di quanti non professano il culto islamico a cui aderisce il 90% della popolazione (Adn Kronos, 16 maggio 2015).

IL DISSENSO DEL PRETE

Mario Rodrigues, prete cattolico di Karachi, per anni direttore delle Pontificie opere missionarie in Pakistan, ha però espresso un forte dissenso: «Che bisogno c’era di alzare quella croce? I cristiani in Paksitan hanno una fede forte e radicata. Abbiamo già splendide e maestose chiese. Un monumento del genere può essere interpretato come volontà di dominio e istigare le reazioni dei gruppi radicali islamisti» (Vatican Insider, 2 luglio).

RISCHIO RAPPRESAGLIE

Molti fedeli e frequentatori del cimitero, addossato lungo una delle vie più trafficate della megalopoli asiatica, riporta ancora Il Foglio, sono terrorizzati dall’idea di divenire bersaglio facile per rappresaglie da parte dei terroristi. Il ricordo della strage in una chiesa di Peshawar, nel 2013, è ancora vivo. Allora, un attentatore suicida si fece esplodere nella navata, causando la morte di più di cento persone. Lo scorso novembre, una coppia di cristiani fu bruciata viva una coppia di ventenni, sessanta chilometri a sud di Lahore, perché accusati di aver dato alle fiamme alcune pagine del Corano.

LIBERTA’ RELIGIOSA LIMITATA

L’ultimo segnale d’allarme, in ordine di tempo, risale alla metà d’agosto, quando l’amministrazione del carcere di Faisalabad, nel Punjab, ha deciso di interrompere la celebrazione delle messe domenicali per i detenuti di fede cristiana, nonostante la costituzione pakistana riconosca il diritto per ogni cittadino di “professare, praticare e diffondere” la propria religione.

“MI AFFIDO ALLA BIBBIA”

Il businessman di Karachi va avanti, nonostante le minacce che l’hanno costretto a cambiare più volte auto nel corso degli ultimi mesi: «Mi affido alla Bibbia, al salmo 91. In quei versi è garantita la protezione a coloro che credono».

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