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Cos'è la misericordia? Una turista greca salva la vita a un giovane siriano

Facebook Sandra Tsiligeridu

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia - pubblicato il 03/09/15

I gesti concreti richiesti da papa Francesco nei confronti di migranti e rifugiati

I migranti e i rifugiati nel mondo ci interpellano, e la risposta è nel Vangelo della misericordia. Papa Francesco ha scelto così il tema della 102ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 17 gennaio 2016.

Si tratta di un appello alla misericordia lanciato dal papa nell’attuale mosaico apocalittico dell’emergenza umanitaria nell’Unione Europea: un camion pieno di cadaveri sull’autostrada Budapest-Vienna, il bambino morto sulle coste della Turchia. Madri con figli in braccio che attraversano la recinzione in Serbia, giovani siriani disperati alla stazione del treno collassata di Budapest, intere famiglie fermate alla frontiera greco-macedone.

In questo scenario di dolore, la misericordia sembra un fiore nel deserto, o meglio nel Mediterraneo, nella testimonianza concreta di una turista greca che ha salvato e consolato un giovane siriano esausto per aver lottato 13 ore per sopravvivere in alto mare.

Mi chiamo Sandra Tsiligeridu, ho 42 anni e non sono un’eroina. Ho fatto soltanto quello che fanno gli esseri umani con gli altri esseri umani. Tutti si sarebbero comportati nello stesso modo, al mio posto”, ha detto a La Repubblica.

La donna ha salvato da una morte sicura Mohammed prendendolo a bordo della sua imbarcazione. La foto che ha fatto il giro del mondo rappresenta una Pietà moderna (la scultura di Michelangelo esposta nella basilica di San Pietro): una madre che abbraccia un figlio ferito e lo conforta.

Il fatto è avvenuto quando la Tsiligeridu, che il pomeriggio del 27 agosto viaggiava in compagnia del marito e della figlia di 8 anni, tornava da un’escursione vicino all’isola greca di Peserimos.

La donna ha raccontato di aver visto delle mani uscire dall’acqua, e il marito si è allontanato da quel punto per non investire la persona che stava sott’acqua, pensando che fosse un sub. “Ma io mi sono accorta che era un uomo in difficoltà e ho cominciato a gridare. Allora ci siamo avvicinati. Piangevo, non riuscivo a smettere. Continuavo a dire ‘Pover’uomo, pover uomo’…”.

Portato a bordo dell’imbarcazione mentre tremava dal freddo, in stato di ipotermia, il giovane si è presentato. “È riuscito soltanto a dire, in inglese, ‘Mi chiamo Mohammed Besmar e vengo dalla Siria’. Mi ha chiesto perché avessi le lacrime agli occhi, e gli ho risposto che piangevo per lui. Poi si è ammutolito”.

Mohammed è partito insieme a 40 compatrioti dalla Turchia su una scialuppa di fortuna diretta a Kos, ma mentre erano in alto mare i trafficanti hanno perso un remo, che lui sperava di recuperare, ma le onde lo hanno allontanato dall’imbarcazione.

Grazie al semplice gesto di misericordia della famiglia Tsiligeridu, Mohammed non è un altro numero nelle statistiche dei morti nel Mediterraneo. La foto di questo incontro fortunato è diventato il simbolo della misericordia che si nasconde in gesti semplici ma fondamentali.

Tutti siamo chiesa della misericordia

Nel contesto dell’Anno della Misericordia, il tema scelto da papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato si concentra sulla drammatica situazione di migliaia di uomini e donne costretti ad abbandonare la propria terra.

Papa Francesco ha ricordato che di fronte al dolore la Chiesa non ha frontiere ed è madre di tutti. La missione affidata è quindi quella di amare i “ più poveri e abbandonati; tra di essi rientrano certamente i migranti ed i rifugiati, i quali cercano di lasciarsi alle spalle dure condizioni di vita e pericoli di ogni sorta”.

Il papa ha spiegato che Gesù ha una sollecitudine speciale per “i più vulnerabili ed emarginati”, e “invita tutti a prendersi cura delle persone più fragili e a riconoscere il suo volto sofferente, soprattutto nelle vittime delle nuove forme di povertà e di schiavitù” (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2015). Ha quindi citato il Vangelo: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35-36).

Perché tutti possono essere il volto misericordioso di Dio presente in qualsiasi momento e circostanza.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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