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Ti nutri di irrealtà? È il demonio che ti tenta

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Perché il peccato, in fondo, non è che illusione

(Un testo liberamente ispirato a Le lettere di Berlicche di C. S. Lewis)

Mio caro Malacoda,

devo ammettere che il tuo ultimo resoconto, al netto delle solite balordaggini, delinea un quadro oltremodo soddisfacente. Prendo atto, finalmente, di qualche progresso. La confusione regna sovrana nel campo del Nemico. Me ne compiaccio.
Perché, vedi, Nostro Padre che sta laggiù non trova di Suo gradimento le vittorie risicate. E ancor meno le battaglie epocali, fino all’ultimo respiro. Egli non predilige certo le dispute franche, tra avversari irriducibili ma leali. Oh, non! Bien au contraire! A noi piace piuttosto vincere facile attraverso l’impiego di massicce dosi di slealtà.

A questo proposito, mi chiedo: sei consapevole di contare su un vantaggio inequivocabile? Mi spiego: i figli dell’Avversario, come sai, credono di poter fare assegnamento sulla “forza della verità”. Poveri illusi. Non hanno capito che è esattamente il contrario? Giacché la loro tanto vantata verità è estremamente fragile, Malacoda. « La forza con cui un valore si impone è quasi sempre inversamente proporzionale alla sua elevatezza », ha detto una volta qualcuno dei loro cogitabondi intelletti.

Non arrivi a comprendere? Già, di che stupirsi. Rimani sempre un tirocinante assai poco versato nelle arti della tentazione.

Comincia allora a considerare, mio inetto allievo, alcuni aspetti della questione. Il primo: non c’è forse asimmetria tra verità e menzogna? Il vero, ricordano i figli del Nemico, è uno e semplice. Ma il non vero, e qui viene il brutto, è molteplice. Noi non siamo forse Legione « perché siamo molti »? E il campo prediletto da Nostro Padre, quello della menzogna, non è vasto, vago e polimorfo? Tortuosi e infiniti sono i modi per dire il falso. Avvelenare la verità non incontra che i limiti imposti dalla nostra fantasia. La mendacità, come la distruzione, è creativa. Rifletti: la verità richiede completezza, la menzogna può far leva invece sulla vaghezza, sull’omissione. Possiamo benissimo mentire fornendo versioni elusive, strategiche dei fatti, non trovi?

In secondo luogo, hai mai meditato sulle implicazioni del fatto che il vero sia una proprietà invisibile, inafferrabile, non misurabile? La verità è un rapporto, una relazione, non qualche cosa da toccare, vedere, sentire. « Vedo che il sole è sorto », è stato detto, « non vedo mai che è vero che il sole è sorto ». Mi dirai: ma la menzogna non è ugualmente invisibile? Certo, Malacoda. Tuttavia condividere un tale requisito non rappresenta per noi un evidente vantaggio? Chi può sapere se tu stia mentendo, a meno che non sia in possesso di evidenze di prima mano o sia tu a confessare?

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